Migranti

“Emergenza immigrati!”. I media ci offrono oramai quotidianamente immagini di donne, uomini e bambini che approdano sulle nostre coste o muoiono nel tentativo di arrivarci. Ma siamo sicuri che siano questi i termini più appropriati per inquadrare il problema? L’“emergenza” non riguarda solo coloro che arrivano nel nostro paese, ma semmai i milioni di persone che stanno migrando da un paese all’altro per ragioni politiche, religiose ed economiche. La cosiddetta “emergenza immigrati” è in realtà emergenza guerra, persecuzioni, povertà, violazione dei diritti umani, carestia, dittatura, ecc. Se si guarda con attenzione alla realtà dei fatti risulta evidente che slogan come “prima gli italiani” e “a casa loro” sono oramai parole senza senso, miti da sfatare: l’Italia infatti è oggi soprattutto intesa come un luogo di passaggio verso altri paesi europei. Sarebbe quindi più opportuno adottare un punto di vista meno egocentrico e parlare di migranti e di rifugiati anziché di immigrati, guardando al fenomeno migratorio in un’ottica più globale. Tutto il mondo dovrebbe essere interessato alle questioni del Medio Oriente e dell’Africa, ma la responsabilità maggiore non può che ricadere sulle spalle dell’Europa.

Dobbiamo prendere atto che le frontiere ben delineate e difese della “vecchia Europa” vacillano e che i confini, reali e metaforici, devono essere ripensati: anche dove vengono riaffermati attraverso muri, recinti e filo spinato, si scopre che è quasi impossibile creare barriere impenetrabili a intere popolazioni. Di fronte a esodi di massa, a popoli in fuga gli stati europei non possono che prendere atto dei limiti della propria legislazione sui migranti e della necessità di ripensare l’identità dell’Europa stessa.

Ci troviamo nella società globale, per sua stessa natura multietnica; il problema ora sta nel trasformarla in una società interculturale. Trasformazione che è ostacolata da molti fattori tra i quali gli stereotipi sul migrante e l’egoismo ed individualismo che si sono acuiti con la crisi economica. L’immigrato è anche colui che lavora, fa impresa, paga le tasse, sostiene l’economia, fa figli. Come conciliare due visioni così diverse?

I migranti sono l’Altro per eccellenza: quali fantasmi dobbiamo affrontare per entrare in contatto con “loro”?

Noi italiani, che siamo i primi ad emigrare all’estero, avremmo gli strumenti per poter comprendere la condizione di migranti e per riflettere su cosa il nostro paese può offrire loro. Quali sono le politiche messe in atto a livello comunale, regionale, nazionale, ma anche europeo? E quali le pratiche educative che si possono promuovere nel quotidiano per favorire l’integrazione?

Nelle scuole è sempre maggiore il numero di bambini e bambine straniere, situazione che suscita dibattito e crea problemi ad alcuni. Ma cosa ne pensano i ragazzi? Cosa sanno dei migranti e del modo in cui arrivano nel nostro paese? I racconti di vita dei migranti possono essere un valido strumento per aiutarci a comprendere “l’altro” e l’importanza di accogliere chi ha diritto e necessità di essere accolto. Flussi migratori sempre più planetari e il ritorno del razzismo sono la sfida che l’educazione interculturale, alla pace ed alla mondialità devono saper cogliere in questi anni.

Author