Musica

Alabama Shakes

Sound & Color

Rough Trade, 2015, € 18,20

 

Gli Alabama Shakes sono un gruppo formatosi nel 2009 ad Athens, nello stato che dà loro il nome, dalla conoscenza reciproca di 2 studenti di psicologia, Brittany Howard, cantante, e Zac Cockrell, bassista: una volta trovati altri 2 membri (il chitarrista Heath Fogg ed il batterista Steve Johnson), il quartetto ha pubblicato, 3 anni dopo, il loro primo album Boys & Girls, il quale ha riscosso molte opinioni favorevoli tra i critici musicali. Il loro secondo lavoro, Sound & Color, ha rappresentato una vera e propria consacrazione per il gruppo americano. Ho scelto di recensire questo disco, anche se è uscito qualche mese fa, perché contiene molti spunti interessanti sia da un punto di vista stilistico che da uno ritmico: ci si ritrova, infatti, coinvolti in sonorità e generi differenti, particolarmente ben mischiati assieme in modo per niente scontato e banale; inoltre, questo album dimostra una robusta dose di imprevedibilità che porta ad un ascolto difficile, per un orecchio non abituato a cadenze diversamente sincopate, ma che, alla fine, risulta stimolante appunto perché non facile da schematizzare a priori.

Come detto prima, ci sono diversi generi implicati nella definizione di uno stile complessivo dell’album: il tratto caratteristico principale è costituito dal soul, specialmente in canzoni come “Don’t Wanna Fight” (dall’indole molto elegante, ben strutturata ed energica), “Dunes” (composta da una base soul, con l’aggiunta di un pizzico di rock e di una manciata di brit-pop dal sapore beatleasiano), “Guess Who” (spensierata e giocosa) e “Gemini” (spenta e opaca). Il tocco reggae si nota in “Sound & Color” (brano di inizio dell’omonima opera) e “Gimme All Your Love” (in cui si gode della voce, ora sinuosa ora spigolosa, di Brittany Howard, che accompagna la metamorfosi della canzone: prima lenta ed armoniosa, poi forte e decisa). “Over My Head” ha decise influenze gospel e r’n’b (rhythm and blues); sfumature funky si possono apprezzare, invece, in “Future People”, pezzo dirompente ed energico. Si intravedono anche delle venature indie-rock, in “The Greatest” (stonato ma trascinante ed equilibrato mix tra i Libertines di Pete Doherty e i Velvet Underground di Lou Reed); “Shoegaze” permette di captare, inoltre, vibrazioni pop-rock che strizzano l’occhio ai Rolling Stones. Tonalità blues emergono prepotentemente da “Miss You” (romantica seranata con tanto di crescendo strumentale ed emozionale). Anche il pop è, infine e giustamente, coinvolto in “This Feeling” (una poesia intima e melodica, recitata dalla chitarra insieme al tamburo e, poi, al pianoforte, che va dritta al cuore per la sua dolcezza e semplicità).

L’idea di fondo è di avere a che fare con una band pienamente consapevole dei propri mezzi, nel senso che, nell’ascolto di “Sound & Color”, si intuisce la naturalezza nel padroneggiare uno stile che nasce da una fusione sperimentale tra generi assolutamente compatibili e sempre collegati tra loro (culturalmente, storicamente e musicalmente): un modo singolare, che risulta complessivamente molto appagante, di ordinare fili diversi per formare un’unica treccia.

Author