Bibbia, cultura, scuola

Rimane da chiedersi se la scuola italiana sia nelle condizioni di poter inserire, con frutto, nei suoi programmi un serio studio aconfessionale della Bibbia.

 

Piero Stefani*

 

Trent’anni fa, per iniziativa di Agnese Cini Tassinario, fu fondata Biblia, associazione laica di cultura biblica.[1] Il suo scopo principale era, ed è, di diffondere, al di fuori della circolazione dichiaratamente confessionale, la conoscenza di quello che, con ripetuta metafora, si definisce il Libro dei libri. Non sorprende che questa ragione di fondo abbia suscitato all’interno dell’associazione anche un interesse rivolto in modo specifico alla mondo della scuola. Ciò è dovuto a due ovvie constatazioni: in primo luogo la Bibbia ha influenzato in maniera consistente molte discipline affrontate nel corso degli studi scolatici; in secondo luogo la Scrittura resta un testo nella maggior parte dei casi ampiamente sconosciuto.

Le questioni annose sono quelle che si ripropongono in modo statico di fronte a realtà in mutamento. Le “grida manzoniane” sono appelli o normative ripetute di continuo solo perché mai messe in pratica. Il tema della Bibbia nella scuola rischia di concentrare in sé le caratteristiche proprie dell’uno e dell’altro riferimento. Da decenni viene riproposto in termini in sostanza omogenei, mentre la situazione della società e dell’istruzione italiane si è, nel frattempo, profondamente modificata. Ancora oggi fra i sostenitori dell’inserimento della cultura biblica nella scuola gode di ottima reputazione una domanda retorica proposta da Umberto Eco dalle colonne dell’Espresso nel lontano settembre del 1989: “Perché i ragazzi devono sapere tutto degli dèi di Omero e pochissimo di Mosè?”. Chiunque frequenti le scuole italiane, licei classici compresi, sa, però, che ormai la conoscenza dell’Iliade e dell’Odissea supera solo per un’incollatura l’ignoranza riservata al libro dell’Esodo.

Veniamo alle “grida”. Nel 1989 Biblia fece circolare un primo appello finalizzato all’inserimento della cultura biblica nelle scuole. Il documento fu sottoscritto da prestigiosi esponenti del mondo culturale. Nel 2005 la stessa associazione presentò al ministro della pubblica istruzione un secondo appello, corredato da circa 10.000 firme. L’esito di entrambe le iniziative fu, per un certo lasso di tempio, analogo: dibattiti, simpatia dell’opinione pubblica, qualche interesse ministeriale a cui, nel succedersi dei governi, non seguì nulla di permanente e concreto. Peraltro un’inchiesta curata dall’Eurisco – promossa in vista del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio (2008) – affermò che il 62% degli intervistati (che, per altri versi, hanno dato prova di conoscere e frequentare poco le Scritture) si sono dichiarati favorevoli all’inserimento della Bibbia nell’insegnamento scolastico. Rimane da chiedersi se la scuola italiana sia nelle condizioni di poter inserire, con frutto, nei suoi programmi un serio studio aconfessionale della Bibbia. Il fatto che la maggioranza degli italiani sia favorevole all’inserimento della Bibbia nella scuola comporta un implicito giudizio non positivo sulla dimensione culturale propria dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc). I programmi di questa materia elaborati dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si differenziano da un’impostazione di tipo catechistico e sono attenti alla dimensione culturale della religione. Inoltre essi riservano ampio spazio alla Bibbia. Tuttavia pare di dover concludere che la maggioranza di coloro che si avvalgono dell’Irc lo facciano per motivi diversi da quelli propriamente culturali.

In ogni caso anche se, per ipotesi, gli avvalentisi dell’Irc si dimostrassero in possesso di una buona cultura biblica, il problema resterebbe aperto: il riferimento al Libro dell’Occidente risulterebbe sempre inserito in una dimensione legata a un’opzione personale (si è liberi di avvalersi o di non avvalersi di tale insegnamento) e non già a un patrimonio culturale comune. Il problema è reale. Per rendersene conto basta prestare attenzione al fatto che la scoperta della Bibbia come riferimento indispensabile per la comprensione della cultura occidentale è, coerentemente, avvertito soprattutto nella laica Francia, vale a dire nell’unico paese europeo dove, in forza di legge, è precluso nella scuola pubblica impartire insegnamenti religiosi, nemmeno di tipo non-confessionale. In quel contesto l’unica possibilità è quella di valorizzare la “dimensione religiosa” insita in vario modo nei contenuti delle diverse discipline.

La via più percorribile per un inserimento aconfessionale della Bibbia nella scuola consiste nell’evidenziare le molte aree disciplinari nelle quali i suoi influssi sono evidenti. Si pensa subito all’arte e alle letterature italiana e straniere; tuttavia lo stesso discorso è applicabile alla filosofia, alla storia, al diritto, alla politica, alla storia della scienza e dell’economia. In ognuno di questi campi l’incidenza biblica è documentabile a vasto raggio.

Bastano due righe per indicare le due più rilevanti difficoltà di ordine pratico rispetto a una presenza aconfessionale della Bibbia nella scuola. La prima è connessa alla qualificazione di un corpo docente attualmente quasi del tutto impreparato a rendersi conto dello spessore culturale delle questioni messe in campo. La seconda sta nel fatto che una simile proposta entrerebbe in urto con un approccio di natura disciplinare: a monte e a valle del testo biblico occorrerebbe saper passare attraverso molte materie e competenze. Tuttavia, a iniziare dai libri di testo, l’asse di riferimento nella quotidiana attività scolastica resta articolato per materie. Non a caso i tentativi per smuoverlo (comprese le tesine di maturità) fino ad ora si sono rivelati in genere velleitari.

Nell’appello redatto da Biblia nel 2005 si legge: “È necessario che la scuola italiana si accosti, in modo culturalmente maturo, ai testi sacri che hanno dato forma alle tradizioni religiose, alla storia, alla civiltà di cui siamo figli” e prosegue affermando che “senza tale riferimento, la comprensione della letteratura, dell’arte, della musica, della politica, del diritto, dell’economia e in generale della storia culturale dell’Occidente rimane inevitabilmente carente”.

Su questo fronte le “grida manzoniane” hanno trovato una parziale smentita. La serietà del lavoro svolto da Biblia, spesso in collaborazione con altre associazioni,[2] è stata ufficialmente riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) con cui nel 2010 è stato firmato un protocollo di intesa (rinnovato, senza variazioni di rilievo, nel 2013).[3] L’art. 2 afferma: “Biblia si impegna a realizzare, in collaborazione con istituzioni o organismi scolastici, interventi formativi finalizzati ad offrire chiavi di lettura e interpretazione interdisciplinare della Bibbia in riferimento agli ambiti storico, artistico, etico, giuridico e letterario; progettare percorsi di lettura del testo biblico rivolti agli studenti dei diversi livelli di istruzione per suscitare riflessioni ed approfondimento volti a promuovere una educazione autenticamente interculturale; produrre e diffondere materiali didattici utili al raggiungimento degli obiettivi del presente protocollo”. Al fine di portare avanti questo complesso impegno, Biblia ha aperto una propria sezione chiamata “Bibbia e scuola (BeS)”. L’area di riferimento del protocollo è quella dell’autonomia scolastica; ciò obbliga a un lavoro largamente sparso e frammentato, costituito soprattutto da corsi di aggiornamento e da interventi in alcune scuole o classi, con risultati apprezzabili, ma, per definizione, non tali da incidere sulla globalità della scuola italiana.

Per superare questo impasse si è imboccata una via ricca di aspetti positivi, ma non priva di qualche controindicazione. Si tratta di puntare in modo privilegiato su un concorso nazionale organizzato in modo ufficiale assieme al MIUR. Nell’anno scolastico 2014-2015, in concomitanza con l’Expo, ne è stato svolto uno dedicato al tema del cibo nella Bibbia. A esso hanno partecipato a livello nazionale 280 scuole di ogni ordine e grado per l’ammontare complessivo di circa 900 classi. La percentuale più rilevante dei partecipanti proviene dalla scuola primaria, fatto che implicherà una non banale messa a punto dei sussidi didattici predisposti da Biblia finora incentrati soprattutto sulle scuole superiori. Per l’anno scolastico 2015-2016 è stato organizzato un analogo concorso dedicato al tema della pace e della guerra nella Bibbia.

Tra le istituzioni che fino ad ora hanno guardato con maggior interesse e hanno concretamente appoggiato le attività del BeS vi è stata la Tavola Valdese. La Chiesa Valdese ha infatti deciso di devolvere il gettito dell’8xmille in favore di attività che non riguardano attività pastorali interne alle proprie comunità. Tra la miriade di iniziative sostenute dai Valdesi ha trovato spazio anche l’impegno per una presenza aconfessionale della Bibbia nella scuola. Recentemente un finanziamento in tal senso è provenuto anche dalla CEI. La ragione per cui ci si è soffermati su questi particolari appare evidente. Essa indica che le Chiese hanno ben colto il fatto che la laicità di Biblia non significa laicismo. Al contrario ci si trova di fronte a un atteggiamento diretto ad affrontare in modo culturale la Bibbia, attento a porsi in ascolto anche degli apporti tipici dell’ermeneutica religiosa.

All’interno di questa visione culturale va segnalata l’uscita presso le editrici Claudiana (valdese) ed EMI (cattolica) della collana I quaderni di Bibbia cultura e scuola. L’iniziativa editoriale è sviluppata in collaborazione con Biblia-BeS. Si tratta di testi che affiancano una collana già esistente contraddistinta dallo stesso titolo, privo però della parola “quaderni”. Il primo approccio è dedicato al confronto della Bibbia con alcuni grandi temi, alcuni “classici”, altri decisamente inediti;[4] l’altro è costituito da volumetti più agili (da qui il riferimenti al termine “quaderni”) che si occupano delle maniere in cui un singolo autore si è rapportato con la Bibbia.[5] Come ha sottolineato Vito Mancuso nell’atto di presentare i “quaderni” al Salone internazionale del libro di Torino del maggio 2015, la presenza della Bibbia alle spalle di tanta parte della cultura dell’Occidente è indubbia; tuttavia il vero problema non è il passato: è il presente. Nell’arte e nella letteratura contemporanee, osservava Mancuso, gli influssi biblici sono decisamente inferiori a quelli avuti nei secoli precedenti. In ogni caso, concludeva, il problema è soprattutto quello di collocare la Bibbia, assieme ad altri testi, tra quelli che potremmo definire “patrimoni immateriali” dell’umanità. Ciò potrà avvenire solo se, accanto alla componente di “decifrazione culturale”, si darà uno spazio adeguato a istanze di natura etica.

In effetti sarebbe opportuno ridimensionare il tema, per propria natura sempre un po’ archeologico, evocato dal fatidico termine “radici”. Occorre senza dubbio impegnarsi anche in una prospettiva rivolta a un cammino che si dispiega nel presente e si apre al futuro. Tuttavia la dimensione etica si realizza e irrobustisce in vari modi, non ultimo quello di guardare a come artisti, poeti, filosofi e giuristi hanno colto nella Bibbia una fonte di ispirazione e di comprensione della realtà. Al di là di determinati conseguimenti specifici, peraltro in più occasioni altissimi, occuparsi della “Bibbia di…” costituisce un esercizio metodologico che induce a essere consapevoli del fatto che il Libro dei libri nel passato, ma potenzialmente anche nel presente, è stato un motivo non solo di ispirazione artistica o letteraria, ma anche occasione per conseguire un impegno di natura etica non strettamente legato a un’adesione di fede, opzione quest’ultima che resta, come è ovvio, la via peculiare delle singole comunità ecclesiali. Che la casa editrice Claudiana abbia inaugurato la collana Quaderni di Bibbia cultura e scuola nell’anno in cui celebra i suoi 160 anni di vita indica che il dialogo è arricchente sia per chi riflette sulla fede, sia per chi (e possono certamente essere anche le stesse persone) riflette sulla cultura.

 

*Docente di Filosofia della Religione presso l’Università degli studi di Ferrara

[1]             [1] Per farsi un quadro della natura e degli scopi di Biblia si rimanda al sito www.biblia.org e al volume Biblia 1985-2015. Trent’anni di studio e di amicizia, a cura di P. Stefani, Prefazione di A. Cini Tassinario, Aracne,  Ariccia (RM), 2015.

[2]             [2] A cavallo della fine degli anni Novanta e l’inizio del nostro secolo svolse una rilevante attività il Comitato Bibbia Cultura Scuola (BCS) costituito dalle seguenti associazioni e testate: “Amicizia Ebraico Cristiana”, Firenze; ANIR, Associazione Nazionale Insegnanti di Religione; “Bibbia Aperta”, Associazione di cultura biblica, Padova; Biblia, Associazione laica di cultura biblica; CISEC, Università di Bologna; “Confronti”, mensile di fede politica e vita quotidiana; “Fondazione Serughetti-La Porta”, centro studi e documentazione, Bergamo; “Il Foglio”, mensile di alcuni cristiani torinesi; “Humanitas”, rivista bimestrale di cultura; “Qol”, rivista biblica ed ecumenica; SAE, Segretariato attività ecumeniche; SeFeR, studi, fatti, ricerche.

[3]             [3] Per i testi sia del primo protocollo sia del suo rinnovo e per tutte le attività di questo settore si rimanda alla sezione BeS del sito di Biblia. Tra le pubblicazioni in questo settore ricordiamo i due testi più riassuntivi e “programmatici”: Comitato Bibbia Cultura Scuola (a cura di), Bibbia il libro assente,  Marietti Scuola, Casale Monferrato 1993; G. G. Vertova (a cura di), Bibbia, cultura, scuola. Alla scoperta di percorsi didattici interdisciplinari, Carocci, Roma 2011.

[4]             [4] Finora sono usciti i seguenti volumi: B. Salvarani, A. Tosolini, Bibbia, cultura, scuola (2011); D. Zoletto, Bibbia e intercultura (2011); R. Alessandrini, Bibbia e arte (2012); L. Zappella, Bibbia e storia  (2012); P. Brunello, A. Tosolini, F. Tosolini, Bibbia e geografia  (2013); S. Bonati, S. Fontana, Bibbia e letteratura (2014), M. Dal Corso, T. Dal Corso, Bibbia e calcio (2014)

[5]             [5]Finora sono usciti i seguenti volumetti P. Stefani, La Bibbia di Michelangelo (2015), B. Salvarani, La Bibbia di De Andrè (2015), L. Novati, La Bibbia di Leopardi (2015). Di imminente pubblicazione è il contributo di G. Ledda sulla Bibbia nella Divina Commedia.

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