La libertà è fedele

Intervista a Claudia Lupi*

 

a cura di Cristiana La Capria

 

Carissima Claudia, è un piacere potere ascoltare il tuo pensiero su questioni sensibili come quelle che toccano la sfera religiosa. Io inizierei con il chiederti di raccontarci quali sono le attività che ti tengono impegnata come pastora durante la settimana.

Le attività che svolgo sono quelle propriamente legate al pastorato; quindi seguo i culti domenicali ordinari (ossia predicazioni su testi biblici); i culti speciali (battesimi, matrimoni, funerali ecc.); gli studi biblici (esegesi e attualizzazione di passi biblici alla scoperta di quello che il Signore vuole dirci oggi attraverso la Bibbia). Mi occupo inoltre di fare visite pastorali a membri di chiesa che prendono parte alla vita delle comunità o che, per diverse ragioni, non possono frequentare la chiesa (anziani e malati), ma anche a coloro che mi vengono segnalati o che considero abbiano bisogno di una parola di conforto e sostegno. Partecipo a iniziative organizzate sul territorio durante la settimana come i cafe church (chiesa aperta al quartiere dove vengono offerti a chiunque passi, anche per caso, bevande e pasticcini con spirito di accoglienza) e le confirmation class (catechismo per adolescenti) e i membership class (catechismo per gli adulti). Inoltre mi occupo di due case di riposo dove svolgo un lavoro di ascolto e sostegno per anziani, molti dei quali sono del tutto soli. Io ho scelto, in particolare, di occuparmi della manicure e del make up delle donne anziane, solitamente afflitte da solitudine o da deficit sensoriali di vario tipo.

E infine ti dico anche che ogni pastora e pastore metodista ha diritto a dedicare il suo 25 per cento di tempo nel campo in cui si sente particolarmente chiamata. Io ho scelto di dedicare questo tempo a quello che in inglese chiamano “il recupero degli ultimi”, cioe’ di coloro che sono emarginati, in particolare di coloro che vivono in strada. L’anno scorso mi sono occupata degli homeless. Quest’anno mi sto dedicando con un team di donne anglicane al lavoro con le prostitute: agiamo di notte, portando loro aiuto e sostegno: giriamo in strada con l’automobile e offriamo loro un dolce, una bibita, un passaggio, ombrelli se piove, insieme alla nostra disponibilità ad ascoltarle e a pregare. Consegnamo dei numeri telefonici utili in caso di emergenze e interveniamo con la collaborazione della polizia là dove c’è maltrattamento o violenza. Lo scopo è quello di non farle sentire sole e di ricordare loro che esiste una vita alternativa per la quale possono contare su di noi e sulla nostra organizzazione ecumenica e su un Dio che non si è scordato di loro e le ama.

Il lavoro pastorale, insomma, inizia e finisce dove tu stessa vuoi; potrebbe non avere limiti.

 

Tu sei una donna e hai un ministero di culto. Come viene considerata la donna dalla cultura protestante?

La donna è considerata allo stesso livello dell’uomo. Noi crediamo che lo Spirito Santo agisca liberamente e parli attraverso chi vuole: uomini, donne, omosessuali, bianchi e neri. Non c’è discriminazione. Chiunque si senta chiamato dal Signore può rispondere alla sua vocazione pastorale.

Certamente cattolici e musulmani non riconoscono il ministero femmile; in quanto agli ebrei ci sono diverse sinagoghe riformate con rabbini donne.

 

Nelle scuole italiane c’è l’insegnamento della religione cattolica per un’ora alla settimana che, però, è facoltativa. E nelle scuole inglesi? Ci racconti in breve?

In Inghilterra c’è l’insegnamento della storia di tutte le religioni e non esiste l’insegnamento della religione cattolica. Io credo che la storia delle religioni faccia parte di un insegnamento culturale necessario ai soggetti in età di sviluppo, perchè dà loro l’opportunità di conoscere diverse confessioni, dando una visione pluralista e critica. Questo è quello che accade in Inghilterra, un paese per maggioranza protestante dove c’è un forte rispetto per la diversità…

Mentre in Italia ci si limita erroneamente ad insegnare non la storia, ma la religione che è, inoltre, esclusivamente cattolica.

Per i Valdesi e Metodisti italiani (c’è un’integrazione tra queste due chiese) la religione è qualcosa che riguarda la famiglia e la chiesa, ma non la scuola che deve essere assolutamente laica.

 

Oltre a essere pastora e moglie sei anche madre di ben tre bambine. Come ti comporti con loro rispetto all’educazione religiosa?

Le mie bambine frequentano la scuola domenicale dove hanno l’occasione di conoscere le storie bibliche e scoprire l’amore di Dio che non ha confini e non discrimina. Mio marito ed io abbiamo deciso di non battezzarle, affinché in età matura possano essere libere di scegliere la loro confessione, ed eventualmente di testimoniare la loro fede.

 

A giugno si è tenuto il “Family Day” in cui i partecipanti hanno tenuto a sottolineare che l’unica famiglia che conta è la famiglia tradizionale. Quindi le coppie gay e i loro figli non sono inclusi. La tua posizione in proposito quale è?

La famiglia è un insieme di persone che vive sotto lo stesso tetto, si ama, si scontra, insomma sta in relazione, indipendentemente dal genere di appartenenza. Io approvo il matrimonio gay ed anche l’adozione per le coppie dello stesso sesso. Mi batto ogni giorno per sostenere i loro diritti e mi metto in prima linea alle manifestazioni dei gay pride con il mio clerical collar!

 

Papa Francesco ha chiesto scusa per le persecuzioni inflitte ai valdesi. Che valore ha questo gesto, secondo te? Che considerazione hai di questo papa?

Certamente il signor Bergoglio sta mostrando un’insolita apertura rispetto e sensibilità nei riguardi dei valdesi. La sua richiesta di perdono e’ stata molto apprezzata. Questo è un passo importantissimo dal punto di vista ecumenico. Il gesto è fondamentale ma in Italia ci sono ancora molte forme di discriminazione per coloro che si sentono a-cattolici, anche da parte del clero. Per esempio un prete cattolico non può dare la Santa Cena ad un protestante; questo dimostra un forte senso di superiorità da parte del cattolicesimo nei confronti di altre confessioni cristiane. In Italia mi è capitato di non poter fare un funerale nella cappella del cimitero perchè io non ero cattolica. Qui in Inghilterra, invece, le cappelle dei cimiteri non hanno simboli religiosi, perchè le cappelle sono per tutti, indipendentemente dalla loro religione professata.

 

Potresti raccontare, parlando a chi si pone in atteggiamento agnostico come me, in quale modo è nato il tuo rapporto con la fede.

Sono nata in ambiente protestante, sono figlia di due pastori valdesi che hanno testimoniato la loro fede davanti ai miei occhi, sin dalla mia nascita. Li ho visti accogliere in casa nostra sconosciuti in difficoltà: abbiamo vissuto con tossicodipendenti, stranieri senza tetto (albanesi, tunisini, marocchini); chiunque bussasse alla nostra porta era considerato il benvenuto in casa da noi, aggiungere un piatto a tavola era la cosa piu’ naturale del mondo. Ho visto mio padre dedicarsi con tanto amore al suo lavoro come cappellano in prigione e mia madre raccogliere pomodori in un campo per aiutare una contadina ammalata e disperata perchè stava per perdere tutto il suo raccolto. Queste, come tantissime altre testimonianze pratiche di fede, mi hanno portato a credere nell’amore di Dio che si può manifestare nella nostra vita quotidiana attraverso gesti di condivisione e solidarietà. Ecco come è nata la mia fede. A dieci anni ho scelto di battezzarmi perchè sentivo il Signore come presenza costante nella mia vita. Non potrei immaginare un’esistenza senza Dio. Lui è il mio amico, il mio consolatore, colui che perdona e che senza giudizio lascia sempre una porta aperta… colui che ama e accoglie tutti senza discriminazione. Lui è il mio maestro, la mia guida e il mio salvatore.

 

*Pastora presso la British Methodist Church a Sheffield, Regno Unito