La religione cristiana, oggi

 

Nel cammino di fede è urgente giungere alla consapevolezza che una forza più grande è in gioco nella nostra esistenza e che essa può far fiorire forme nuove di umanità. La condizione perché questo avvenga è che l’atteggiamento nei suoi confronti sia di fiducia, di accoglienza e di interiorizzazione.

 

Carlo Molari*

 

Parto dalla convinzione che il Vangelo di Cristo possa anche oggi costituire un programma di vita efficace e universale. Ma la condizione della sua efficacia è che continui nel tempo la trasmissione della fede di cui le strutture ecclesiali sono una concreta ma non l’unica espressione storica. Questo processo inizia dalle testimonianze che inducono l’esperienza di fede e consentono di utilizzare le strutture religiose in modo vitale e personale, così da verificarne l’efficacia.

 

Testimonianza necessaria

Il primo passo per il cammino di fede lo compiono gli altri a nostro favore. Per intraprendere la via della sequela di Cristo occorre incontrare testimoni. Ciò corrisponde a una legge fondamentale della condizione creaturale. La vita è continuamente alimentata e non diventa mai autosufficiente. Tutto ci è donato e per certi aspetti sempre ci deve essere offerto. Quando un’offerta viene a mancare dobbiamo trovare altre risorse perché il processo continui. Anche la fede cristiana soggiace a questa necessità. La decisione di fede ha origine nella testimonianza di persone affidabili e in un clima stimolante di amore. Il Dio della fede lo si incontra nella maturità in modo personale nell’atto di abbandono fiducioso in Lui e nella scoperta della ricchezza di vita a cui conduce. Solo questa costituisce per il credente una verifica della legittimità della sua decisione di affidarsi senza riserve. Tale verifica vitale non è mai definitiva perché la vita si sviluppa e richiede nuove conferme. Essa è sufficiente però per proseguire il cammino e per trovare ulteriori verifiche. Nella continua ricerca si snoda la ragionevolezza della fede. La verifica vitale consente di cogliere il senso della vita in ambiti altrimenti impenetrabili dalla semplice ragione. Essi non sono riducibili a formule matematiche o alla logica argomentativa, ma aprono la ragione agli orizzonti dell’amore attraverso la prassi. In questa prospettiva si comprende la connessione tra la prassi e le dinamiche della fede in Dio. Papa Francesco ha più volte ripetuto quello che ha detto a Scalfari nell’intervista riportata su Repubblica “Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni. Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri. Il mondo è percorso da strade che riavvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene[1].

La testimonianza è ostensione concreta del traguardo a cui noi stessi tendiamo, ed è insieme trasmissione di forza amorevole che orienta il cammino. La testimonianza della fede cristiana implica la capacità di mostrare con la propria presenza a quali forme di umanità può condurre la fedeltà al Vangelo. Nel clima di fiducia che il rapporto crea, le indicazioni offerte dal testimone mettono in azione i meccanismi interiori della fede.

L’attuale Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, il 17 maggio 2009 nel discorso tenuto nell’Università cattolica Notre Dame dell’Indiana, in occasione del conferimento della Laurea Honoris causa, ha rievocato in modo dettagliato una incisiva testimonianza cristiana ricevuta nella sua giovinezza.[2] Ha ricordato quando da giovane fu coinvolto in un progetto di assistenza sociale promosso da alcune parrocchie cattoliche di Chicago, al quale partecipavano anche volontari ebrei, protestanti e agnostici. Egli ha dichiarato di essere stato positivamente colpito dalle enormi energie benefiche contenute nel Vangelo di Cristo e di essere stato condotto a Cristo attraverso quella esperienza. In particolare ha rievocato con evidente simpatia la figura del Cardinale Giuseppe Bernardin, Arcivescovo di quella Diocesi, per la sua capacità di accostare le persone e di trovare un terreno comune di azione con tutti. Lo ha definito “un santo” che per molti giovani è stato “un faro e un crocevia”. Le metafore usate si richiamano al cammino e richiamano l’espressione “chi segue la via di Cristo” (cfr. Atti 9, 2) con cui in un primo tempo venivano designati i discepoli di Gesù.

In quello stesso discorso il Presidente Obama ha ricordato anche la testimonianza del Pastore Battista Martin Luther King che fu ucciso per la sua lotta decisa contro la discriminazione razziale e di cui egli stesso si considera discepolo. Il fatto che appena 41 anni dopo il suo martirio, il figlio di un afro americano sia stato eletto Presidente degli Stati Uniti, mostra quale incidenza abbia avuto la forza evangelica dell’amore e della non violenza testimoniata con coerenza dal Pastore nero.

Il Cardinale Walter Kasper nel maggio 2009 ha ricordato ai Vescovi e responsabili della Catechesi in Europa, riuniti per il loro Congresso, che “il mandato missionario parla di testimoni pieni di Spirito Santo (martyres); (Lc 24, 48 s.; At 1,8)”. Ha poi specificato: “Il testimone ripieno dello Spirito di Dio non parla solo con la bocca ma con tutta la vita, rischiando persino la sua esistenza terrena. Perciò la nuova evangelizzazione è soprattutto un compito e una sfida spirituale; è un compito di cristiani che perseguono la santità. Le ricette liberali sono controproducenti… Dobbiamo impossessarci nuovamente del fuoco e dell’entusiasmo della Pentecoste. Una volta ripieni di questo fuoco, esso si propagherà irresistibilmente quasi da sé come un incendio nella boscaglia. Allora si realizzerà ciò che dice Paolo: «La parola di Dio corre» (2 Ts 3,1). La nuova evangelizzazione dell’Europa comincia con una nuova Pentecoste; comincia con noi stessi[3].

Anche la Lettera ai cercatori di Dio pubblicata dalla Commissione per la dottrina della fede, l’annuncio e la Catechesi della CEI, nella seconda parte (La speranza che è in noi) richiama la lunga serie delle testimonianze che hanno alimentato lungo i secoli il cammino di fede cristiana con il desiderio di “suscitare interesse, o almeno curiosità, in ogni persona che è alla ricerca di Dio, perché possa ripensare la figura e il messaggio di Gesù e approfondirli nell’ascolto delle testimonianze che ne parlano[4]. Ma tale interesse o curiosità non può essere suscitato che dall’amore con cui si trasmette la forza di vita. “In questa impresa siamo rassicurati dalla presenza di tanti testimoni nella storia della Chiesa. Essi, condotti dallo Spirito di Gesù…. Ci aiutano a cogliere e interpretare la verità nella vita quotidiana e ad aprirci al dono di Dio[5].

La carenza di testimonianze efficaci è una delle ragioni per cui la fede in Dio e l’adesione al Vangelo incontrano difficoltà oggi nel mondo occidentale.

 

Esperienze costitutive

La testimonianza è necessaria ma non è sufficiente per iniziare e soprattutto per proseguire il cammino di fede nonostante le numerose contro testimonianze e smentite che si incontrano. L’avvio richiede un minimo di esperienza il cui contenuto sta nella possibilità di vivere in modo autentico le diverse situazioni dell’esistenza e nel ricupero del passato con la possibilità di riprendere da capo il cammino.

La testimonianza quindi è efficace solo quando induce un minimo di esperienza, mette cioè in moto le dinamiche stesse della fede attraverso la quale si accoglie l’energia che alimenta la vita. Giustamente Hans Küng scrive: “Le risposte ai grandi problemi fondamentali della realtà si devono cercare non sul terreno della pura teoria, bensì… sulla strada della prassi vissuta e riflettuta. Quindi non con operazioni teoriche della ragion pura. Ma neppure con sentimenti irrazionali e puri stati d’animo. Piuttosto sulla base di una decisione e un atteggiamento fondamentali fiduciosi e razionalmente giustificabili…. Le affermazioni su Dio devono essere confermate e dimostrate nell’orizzonte empirico della nostra vita e dei problemi esistenziali fondamentali: non con una deduzione coercitiva da un’esperienza apparentemente evidente, che renderebbe superflua una libera decisione dell’uomo, ma piuttosto con una illuminazione chiarificatrice dell’esperienza sempre problematica, che invita a una libera decisione dell’uomo. Solo se il discorso su Dio è scortato dall’esperienza, che invita a una libera decisione dell’uomo, se è riferito a essa, se è trasmesso attraverso essa, la sua credibilità è fondata[6].

Per questo la terza parte della Lettera della CEI già citata “cerca di aiutare il «cercatore di Dio» a pensare, progettare e vivere esperienze concrete per giungere all’incontro con il Dio vivente, così come Gesù lo ha reso per noi possibile”. A questo scopo essa tenta “di proporre la «mappa» di un’esistenza vissuta secondo lo Spirito di Gesù, per restituire fiducia alla vita quotidiana e ricordare le condizioni per la sua autenticità[7]. Per ridurre le dinamiche agli elementi essenziali potremmo dire che l’esperienza fondamentale consiste nella scoperta che abbandonandosi con fiducia a Dio “per cui tutti vivono” (cfr Lc 20, 38), il credente può pervenire a forme nuove di umanità, a modalità nuove di amore, di fraternità, di giustizia, di pace, e quando ha peccato può essere perdonato e riprendere da capo il cammino. Queste esperienze costituiscono la verifica che una forza più grande è in gioco nella nostra storia e che l’avventura terrena è sostenuta da un’energia con risorse ancora inespresse. Ma nello stesso tempo occorre scoprire che la forza vitale non può esprimersi compiutamente in nessuna creatura. Per cui il rapporto con le persone e le cose, in quanto tali, non può essere mai pienamente soddisfacente.

Potremmo quindi dire che l’esperienza fondamentale della fede indotta dai testimoni ha tre momenti: il primo è la percezione di una forza alimentatrice che può condurre al traguardo del compimento personale: è la scoperta di Dio nel mondo; il secondo è la constatazione che nessuna creatura risponde in modo pieno alle tensioni profonde della vita: la scoperta dei limiti e delle insufficienze delle creature; il terzo è la sorpresa che il peccato può essere perdonato: la scoperta che la parola definitiva non appartiene al male, bensì alla misericordia.

I tre momenti si intrecciano e si richiamano a vicenda. Essi hanno modalità e forme diverse secondo le culture, le età dei soggetti coinvolti e le stagioni della storia.

Nel cammino di fede è urgente giungere alla consapevolezza che una forza più grande è in gioco nella nostra esistenza e che essa può far fiorire forme nuove di umanità. La condizione perché questo avvenga è che l’atteggiamento nei suoi confronti sia di fiducia, di accoglienza e di interiorizzazione. L’energia arcana, come l’ha definita il Concilio Vaticano II[1], non ha avuto ancora la possibilità di esprimere tutto la sua potenza sia per mancanza di tempo, perché da poco tempo l’umanità si trova sulla terra, sia per le resistenze profonde che lungo i millenni, l’umanità con le scelte sbagliate ha opposto all’energia creatrice. In questo senso scoprire Dio nel mondo (qualsiasi nome gli si attribuisca) è assolutamente necessario per capire la nostra condizione e potere quindi realizzare il salto qualitativo alla vita spirituale. Si passa allora dall’essere centrati su di sé e guidati dai meccanismi istintivi, all’essere condotti dallo Spirito che può far fiorire perfezioni non ancora espresse se trova disposizioni di ascolto, di accoglienza e di interiorizzazione.

Non si può pretendere che il passaggio dalla predominanza della vita psichica alla vita spirituale avvenga in un istante, non ci può essere conversione così radicale che fissi definitivamente l’orizzonte spirituale. È un passaggio che si realizza nei momenti di lucidità o di illuminazione ma che non è definitivo poiché si sviluppa in tappe a volte molto prolungate nel tempo.

Quando questo passaggio è diventato orizzonte stabile la persona vive con un atteggiamento inedito. Non si ritiene più principio e fonte di ciò che pensa e opera, ma ambito dove una realtà di più grande si esprime per cui dice: il Bene in me si esprime, la Vita in me prende forma.

L’altro aspetto rilevante dell’esperienza di fede è la possibilità di uscire dal male e di ricuperare il bene non accolto o trascurato nel passato. La crescita personale avviene nei rapporti e nelle esperienze, attraverso i quali il flusso creatore ci perviene. Ogni scelta negativa che compiamo anche non cosciente introduce resistenze o inquinamenti, abbassa il tono di vita, ci rende incapaci di consegnare quei frammenti di vita che gli altri attendono da noi, per cui tutto il processo viene ritardato e incide anche nell’ambiente sociale. Quando l’impedimento è volontario, cioè è peccato, l’incidenza è molto più profonda perché coinvolge in profondità la componente fondamentale della persona: consapevolezza e la libertà. Le formule utilizzate per indicare il peccato, come “offesa di Dio”, “trasgressione della legge”, hanno significato se vengono ricondotte a significati vitali: il peccato è la resistenza posta all’azione della Vita in noi. La Costituzione pastorale del Concilio, per coerenza con il modello dinamico scelto, presenta il peccato come: “una diminuzione per l’uomo stesso, impedendogli di conseguire la propria pienezza[8].

L’ambito però più ampio del male è quello inconsapevole, dipendente dai nostri limiti ma soprattutto dalla nostra insufficienza. Anche questo spazio richiede processi di riconciliazione ed esige il recupero. In ambito spirituale infatti è sempre possibile la memoria redentiva del passato sia a livello personale che a livello sociale e umano. Vi sono mali che popoli interi hanno compiuto e diffuso coinvolti nella stessa avventura. I processi storici con prevalenti componenti negative (violenze, soprusi, ingiustizie) richiedono dinamiche di riconciliazione nelle generazioni successive. Nel presente siamo chiamati a convertirci non solo per i mali personali, di cui non siamo stati sempre consapevoli e responsabili, ma anche per i mali delle generazioni precedenti.

La riconciliazione è una delle esperienze spirituali più significative delle comunità cristiane.

 

*Ha insegnato teologia dogmatica nella Università Lateranense, nella Università Urbaniana e nell’Istituto di scienze religiose della Università Gregoriana. E’ stato Aiutante di Studio della

  1. Congregazione per la Dottrina della Fede.

[1]              Repubblica, 1 ottobre 2013 p. 1.

[2]              Testo e traduzione in internet L’occidentale. Orientamento quotidiano, Venerdì 4 settembre 2009.

[3]              Tornare al primo annuncio, ne il Regno, 11/2009 pp. 336-343 qui p. 343.

[4]              Il Regno 11/2009 pp. 344-368 qui p. 352.

[5]              Il Regno 11/2009,  p. 361.

[6]              Küng H., L’Inizio di tutte le cose. Creazione o evoluzione? Scienza e religione a confronto, Rizzoli, Milano 2006, pp.101 s.

[7]              Il Regno 11/2009, p. 361. La lettera cita come esperienze costitutive: la preghiera, l’ascolto della parola di Dio, i sacramenti, luogo dell’incontro con Dio, il servizio e la vita eterna.

[8]              Concilio Vaticano II (1962-1965) Costituzione pastorale Gaudium et spes n. 13.