Pedagogia popolare. Da Célestin Freinet al MCE-FIMEM. La dimensione sociale della cooperazione educativa

Rinaldo Rizzi

Pedagogia popolare. Da Célestin Freinet al MCE-FIMEM. La dimensione sociale della cooperazione educativa

Edizioni del Rosone, Foggia 2017, pp. 173, € 15,00

Rinaldo Rizzi, che fa parte del Movimento di Cooperazione Educativa dal 1966, presenta in questo testo le tappe fondamentali della diffusione delle tematiche educative di Freinet nelle pratiche di scuola attiva in Europa e nel mondo.

Célestin Freinet, negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, elabora la teoria educativo-didattica che sarà denominata metodo naturale per il riferimento alla vita reale sia nella scelta dei metodi sia nella scelta degli strumenti. La produzione privilegiata nelle classi è l’elaborazione e la stampa di scritti che danno voce ai pensieri dei bambini. La sua è una pedagogia popolare perché ha lo scopo di far raggiungere a tutti i bambini coscienza di sé e pensiero autonomo in una visione di impegno sociale prioritariamente centrato su modelli di emancipazione educativa dei figli dei ceti più umili.

L’educazione come cambiamento personale, e non come indottrinamento, è il principio base che sarà manifesto di una scuola attiva e non trasmissiva, di quella scuola che vorrà essere “inclusiva, cooperativa, laica, democratica, pubblica”.

L’autore ripercorre quindi la storia del MCE (Movimento di Cooperazione Educativa), nato in Italia nel 1951, e del FIMEM (Federazione Internazionale dei Movimenti di Educazione Moderna), costituitosi in un incontro a Nantes nel 1957 con Freinet come presidente e con la belga Balesse alla vicepresidenza, lo svizzero Perronoud e l’italiano Tamagnini.

I docenti che credono nei principi e nelle tecniche della pedagogia popolare trasformano le classi in comunità educative e le aule in laboratori strutturati al fine di perseguire obiettivi di motivazione intrinseca, di individualizzazione dell’insegnamento, di socializzazione e di diffusione degli apprendimenti.

La lettura dei percorsi di didattica attiva, di ricerca-azione, di insegnamento democratico, di impegno professionale nei diversi ordini di scuola può servire sia a chi questi percorsi li ha personalmente vissuti come docente sia a chi si accosta ora allo studio delle teorie e delle esperienze pedagogiche formative.

Chi ha lavorato nella scuola portando avanti i principi per cui insegnare non è trasmettere nozioni, ma dare opportunità di crescita personale ad alunni e alunne, rivede in questo libro la storia del lavoro di rinnovamento della scuola, la storia legata alle diverse forme di sperimentazione, la storia legata agli intenti politici di trasformazione delle istituzioni educative in luoghi non classisti.

Chi nella scuola entra ora con l’intenzione di fare della didattica che non sia succube delle logiche di mercato, che vedono l’istruzione finalizzata alla preparazione al mondo del lavoro più che alla crescita della persona, trova nel testo spunti per applicare, con strumenti tecnologici nuovi, i principi sempre validi di pedagogia attiva e popolare enunciati da Freinet e portati avanti dai movimenti che quei principi hanno sviluppato e ampliato in forme diverse a seconda dei contesti nazionali, regionali o locali.

Sono presenti infatti nel libro molte informazioni non solo su pubblicazioni e convegni nazionali e internazionali, ma anche su centri di documentazione che hanno nel tempo raccolto e archiviato progetti e produzioni didattiche, che, per finalità e metodo, non hanno certo perso validità e utilità nella realtà odierna.

Interessante è l’esortazione a riprendere, nella scuola dell’oggi, i principi fondamentali di formazione alla creatività e al senso critico, che nelle esperienze della prima metà del secolo scorso vedevano l’uso innovativo della stampa al ciclostile e che nelle esperienze di questi anni vedono l’uso sempre più diffuso dei nuovi strumenti informatici.

Gli aderenti ai Movimenti di Cooperazione Educativa sostengono l’importanza di educare all’uso dei mezzi di comunicazione familiari a ragazzi e ragazze di oggi affinché questi non siano oggetto di meccanica facile fruizione individuale ma strumento di consapevole e critico apprendimento collaborativo in una scuola che vuole costruire competenza alla pratica sociale della cittadinanza attiva.

Margherita Mainini

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