Pensami forte

Zita Dazzi

Pensami forte

Lapis Edizioni, Roma 2017, pp. 200, 12,50

età di lettura: dagli 11 anni

Un libro dall’apparenza e dal titolo molto romantici, che racconta invece una storia dura, di sofferenza e di libertà, che può vantare la presenza di una prefazione di Don Gino Rigoldi e di una postfazione di Giuliano Pisapia.

Le vicende, raccontate attraverso le lettere che i protagonisti si scambiano, intrecciano passato, presente e futuro delle vite di due adolescenti “normali” su cui ha gravato la sfortuna di essere nati, nel luogo sbagliato e di aver fatto le scelte sbagliate…

Lui è Cosimo, 16 anni, ha iniziato a fare rapine a 14 e ora ha già al suo attivo un giro di tutti i carceri minorili d’Italia terminato al Beccaria di Milano dove è recluso in attesa del giudizio.

Qui, in questo momento di solitudine, Cosimo ripensa a una sua ex compagna di scuola, a cui decide di scrivere una lettera con la speranza che lei gli risponda e che lo accetti per quello che è diventato.

Lei è Valentina una ragazza per bene che vive a Quarto Oggiaro, non vede cosimo da molto tempo, dopo un bacio scambiato quasi per caso lui era sparito… fino al giorno in cui è comparsa una lettera nella sua casella della posta.

I due ritrovano così, lettera dopo lettera, un legame che si era solo sopito: Cosimo si racconta, le chiede perdono, cerca di riconquistare la sua fiducia, Valentina lo ascolta e lo conforta, lei lo vuole ancora ed è disposta ad aspettarlo per creare un futuro insieme, a patto che lui cambi, che lasci perdere le rapine e che cominci a lavorare e che ritorni ad essere quel bravo ragazzo che lei aveva conosciuto.

Tra il carcere minorile Beccaria di Milano e la solitudine dell’estate a Quarto Oggiaro, il romanzo racconta gli errori, la voglia di ricominciare, le difficoltà di chi ha commesso un reato senza comprendere le conseguenze, la potenza dell’incontro tra due adolescenti, per costruire insieme qualcosa di diverso.

Una storia che insegna il perdono, che crede nella capacità rieducativa del carcere vissuto non solo come luogo di punizione, ma anche come luogo dove ragazzi e ragazze detenuti possano con il supporto di volontari ed educatori capire che nessuno è “cattivo” per sempre, ma che esserlo è una questione di scelte.

Leggendo si capisce che l’autrice ha fatto un lavoro di ricerca e di raccolta davvero importante, non è una storia buttata lì, ma trasuda da ogni riga la verità di quelle lettere. “Raccontare il carcere” scrive Zita Dazzi “si può fare solo parlando con chi ci vive, ascoltanto le storie, la fatica, i pensieri, il desiderio di non essere dimenticati dietro a un cancello, dentro a una cella. Ho conosciuto tanti ragazzi del Beccaria e ho visto i loro sguardi puntati sul futuro, capaci di indagarsi dall’interno, crescendo giorno per giorno, con l’aiuto di chi indica una strada diversa da percorrere… Bisogna ascoltare questi ragazzi e non avere pregiudizi perché nessuno è il solo reato che ha commesso, e nessuno rimane “cattivo” per sempre.

Ho letto questo testo in una settimana caldissima di fine luglio e leggendo mi sembrava di essere accanto a loro. Accanto a Cosimo dentro al carcere che soffriva per il caldo, accanto a Valentina con la scuola finita e la noia di quel periodo estivo quando gli amici sono in vacanza e di studiare non se ne parla. Ero li accanto a loro e non riuscivo a staccarmi dalle loro storie, dai loro racconti, dalle loro confessioni e dal loro sentimento così puro e semplice che trovava spazio per crescere anche in mezzo a mille avversità. Ero accanto ai molti ragazzi in carcere che, come Cosimo, sognano quello che faranno quando usciranno da lì, e che, come lui, si stanno cercando, e sperano proprio di ritrovarsi.