Scuola e sistema duale

La responsabilità di costruire un sistema duale per l’Italia

La logica del duale comporta un cambiamento di visioni e di approcci sotto molteplici aspetti. Il rapporto con le imprese va non solo ampliato e potenziato, ma costruito in modo “fiduciario e collaborativo”.

Paola Vacchina Jacquemod*

È passato poco più di un anno da quando quella felice intuizione nota come “la via italiana al sistema duale” ha mosso i primi passi nel panorama delle proposte formative rivolte ai giovani e alle famiglie, presentandosi con l’ambizione di poter dare voce e gambe ad una formazione più moderna, flessibile, più vicina al modo di apprendere dei ragazzi di oggi, in un rapporto stringente con il tessuto produttivo e in linea con le caratteristiche di un mercato del lavoro sempre più esigente e in continuo cambiamento.

Di questo ha trattato la XXXIX edizione del Seminario Europa organizzato dal CIOFS-FP, tenutosi a Bisceglie e Bari tra il 13 e il 15 settembre scorsi, con il titolo “Il duale per l’Italia. Contaminazione Istituzionale e Sociale alla base del lavoro per i giovani”, che ha fatto un primo bilancio dell’esperienza con autorevoli interlocutori, prima fra tutti la Ministra dell’Istruzione Fedeli e con il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba.

Rischio e responsabilità educativa corrono in questo tempo, per gli enti storici di formazione professionale aderenti a CONFAP e FORMA, particolarmente sul crinale della sperimentazione del duale, all’interno della quale garantire una formazione articolata e di qualità a ragazzi precocemente orientati all’ingresso nel mercato del lavoro.

In questi mesi la proposta del duale, confermando la qualità dell’intuizione, ha marciato a un ritmo lento e inesorabile verso una propria identità, e ha cominciato a raccogliere i primi riconoscimenti del proprio valore dagli interlocutori istituzionali e delle parti sociali.

Sicuramente siamo ancora dentro ad una logica sperimentale (perché in diverse Regioni il duale ha preso avvio nei mesi successivi alla data inizialmente fissata, cioè dicembre 2016), ma ad oggi i risultati che i monitoraggi ci stanno restituendo, in termini sia di efficacia dei percorsi, sia di tenuta delle scelte di politica formativa e del lavoro, sono molto positivi e incoraggianti, seppure ancora ristretti ad una platea delimitata di allievi e non estesi a tutto il territorio nazionale.

Gli obiettivi che ci siamo dati sono importanti sia nei numeri (60.000 giovani da coinvolgere di cui 20.000 in apprendistato e un numero congruo di aziende), ma altrettanto nelle sfide da giocare.

Tra queste sfide c’è, prima di tutto, il modello. Chi si aspettava di dover dare una qualche forma locale ad una struttura nazionale già precostituita, è rimasto deluso: il duale ha trovato solido ed efficace fondamento sulla filiera ordinamentale della Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) realizzata dai CFP accreditati presso le Regioni, sulla quale i percorsi si sono innestati, costruendo una propria fisionomia attraverso i tre strumenti previsti: apprendistato, alternanza rafforzata e impresa simulata. La sperimentazione non ha proposto un proprio “modello formativo e organizzativo”, demandando invece alle Regioni la scelta di definire l’offerta formativa e l’allocazione delle risorse: una scelta che ha rivelato punti di forza, ma anche un punto di debolezza.

Con il sistema duale il legislatore ha voluto sottolineare e ribadire il ruolo cruciale della Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) nel sistema educativo italiano, in stretta coerenza con l’impostazione della formazione professionale richiesta nell’Unione Europea e presente nei Paesi a noi vicini. Ancora una volta, la IeFP è stata riconosciuta a livello europeo come l’esperienza più vicina alla VET (Vocational Education and Training) e la risposta più efficace, nel panorama formativo nazionale, per contrastare la disoccupazione giovanile, contenere i livelli di neet e abbattere i tassi di dispersione e abbandono scolastico.

Sono i buoni risultati occupazionali dei qualificati e dei diplomati della IeFP ad aver rivelato la “vocazione” di questa offerta formativa non solo nel formare gli addetti di cui hanno bisogno le nostre imprese, ma anche di recuperare i dispersi per portarli verso un successo formativo che probabilmente non sarebbero riusciti a ottenere, anche nel caso di utenze deboli come diversamente abili, stranieri, minori in condizione di detenzione o altre condizioni di disagio personale e sociale ecc…

Ma in qualche modo con la sperimentazione del sistema duale non si è riusciti, almeno per il momento, a ridurre la storica frammentazione regionale dei modelli di IeFP, presenti tra l’altro ancora a “macchia di leopardo” nel nostro Paese, e questa è la principale debolezza delle scelte effettuate.

Sappiamo bene, infatti, che questa offerta formativa non è ancora un diritto garantito e riconosciuto in tutti i territori e che vi sono Regioni dove il sistema di IeFP esiste solo in via surrogatoria attraverso la sussidiarietà integrativa degli Istituti professionali. Da non sottovalutare, poi, che nelle regioni del Nord i modelli di IeFP permangono sensibilmente differenti tra i territori.

D’altro canto, tuttavia, la sperimentazione ha avuto l’indubbio e importante merito di far ripartire l’iniziativa in materia di IeFP (in versione duale) in Regioni che non avevano in precedenza molto sviluppato il sistema delle istituzioni formative accreditate, o nelle quali, addirittura, esse sono assenti nel campo della formazione iniziale.

La sperimentazione del sistema duale si presenta indubbiamente complessa, e ha messo in luce come gli stessi tre strumenti previsti per la sua realizzazione (apprendistato, alternanza rafforzata e impresa simulata) contengono rigidità nei modelli e nei profili giuridico-contrattuali che richiedono di essere affrontate: è importante che le istituzioni impieghino questa fase di sperimentazione anche per studiare come migliorare le possibili “declinazioni” dei suddetti strumenti e renderli più accessibili.

Il duale richiede soprattutto uno stretto rapporto tra i Centri di Formazione Professionale (CFP) e il mondo del lavoro e delle professioni, in una nuova corresponsabilità formativa tra il CFP e le Imprese.

Parallelamente, il duale chiede al CFP, che diventa anche Agenzia per il lavoro, di sviluppare servizi che opportunamente possono potenziare la formazione: attività di orientamento, di accompagnamento, di avvicinamento, di placement.

A sostegno della sperimentazione duale, le associazioni nazionali CONFAP e FORMA, con gli Enti storici di loro appartenenza, hanno voluto definire un percorso unitario che parte dalle esperienze effettivamente realizzate sui territori, nei CFP e nelle aziende, per rintracciare gli elementi comuni, migliorare le impostazioni didattiche e condividere modelli da sperimentare in tutti i settori professionali, nelle varie tipologie di percorso duale previste. Siamo ancora in una fase di sviluppo della ricerca-azione, ma tra le strategie che abbiamo voluto mettere al centro delle nostre riflessioni ci sono proprio gli operatori e i percorsi, con la proposta di migliorare, aggiornare ed innovare i processi di lavoro interni ai CFP.

Con il duale, i CFP si sono trovati al centro di una rete sempre più strutturata e collaborativa, composta dai diversi soggetti che concorrono, con proprie specifiche competenze, alla realizzazione del percorso: una rete nella quale le imprese ricoprono un ruolo di primo piano.

E se alle aziende viene richiesta una maggiore consapevolezza e un nuovo approccio culturale alla formazione e all’apprendistato, i CFP sono chiamati a proporre un sistema di servizi integrati (formazione, apprendistato, orientamento, consulenza, servizi al lavoro, formazione continua, etc.) che richiedono il ripensamento delle stesse modalità di organizzazione, come il reperimento di ulteriori risorse dedicate e collegate alla prospettiva della polifunzionalità.

In questo senso, non è raro che in questi mesi gli operatori dei CFP si siano ritrovati a promuovere, nei confronti degli imprenditori, le novità previste dal contrato di apprendistato, offrendo vere e proprie consulenze e talvolta anche costruendo strumenti per il lavoro formativo il più possibile adeguati al “linguaggio” delle aziende. Non dimentichiamo, infatti, che le aziende che sempre più spesso intercettiamo nelle esperienze formative di apprendistato sono nella quasi totalità di piccole e medie dimensioni e/o artigianali e che non hanno al loro interno figure o ruoli specifici deputati alla formazione.

Proprio il complesso rapporto che intercorre tra CFP e aziende è stato uno degli elementi cruciali della ricerca di FORMA e CONFAP. Per fare un altro esempio, nei percorsi di duale che secondo le indicazioni regionali prevedevano necessariamente il modello della simulazione di impresa, i CFP hanno individuato una impresa madrina che soddisfacesse in modo completo e certificabile i requisiti di completezza del ciclo e di ambiente formativo. In questi casi, l’Ente ha generalmente predisposto un modello di simulazione di impresa che è stato adottato ed implementato dai singoli CFP. In altri casi l’individuazione dell’impresa madrina è avvenuta all’interno del sistema, come quando alcuni enti hanno coinvolto imprese formative per la costruzione di diverse commesse reali. In altri casi ancora è stata fatta la scelta di non adottare il modello dell’impresa madrina in quanto si è preferito valorizzare la pluralità di esperienze e la diversità delle imprese con cui i CFP collaborano.

La logica del duale comporta, quindi, un cambiamento di visioni e di approcci sotto molteplici aspetti. Il rapporto con le imprese va non solo ampliato e potenziato, ma costruito in modo “fiduciario e collaborativo”, svolgendo una funzione di “consulenza e supporto” sulle problematiche connesse all’alternanza e/o alla gestione del contratto di apprendistato.

Occorre utilizzare un linguaggio comune per progettare, realizzare, monitorare e valutare congiuntamente l’inserimento in progress del giovane all’interno dell’impresa, costruendo insieme un percorso di sviluppo professionale correlato alle esigenze produttive che tenga conto da una parte delle conoscenze effettive dei processi di lavoro e dall’altra della performance lavorativa che si può realisticamente richiedere ad un giovane apprendista.

Come sempre, le risorse umane svolgono un ruolo cruciale e… “fanno la differenza”. Se al formatore viene richiesto di diventare facilitatore del processo di apprendimento e non più solo esperto di contenuto, il tutor formativo non può limitarsi a presidiare solo i processi organizzativi, ma si confronta anche con i processi di lavoro e le esigenze organizzative presenti nell’impresa, e infine, ma non da ultimo, il tutor aziendale deve ridurre la resistenza culturale nel farsi carico dei “costi” che derivano dalla formazione sul lavoro degli apprendisti per affermare il proprio dovere educativo e formativo, in un rinnovato patto, con la comunità e con le giovani generazioni, di “responsabilità sociale dell’impresa”.

Con il duale cambia molto anche del nostro stesso modo di concepire, da formatori, la formazione: cambia la didattica, che deve necessariamente flessibilizzarsi, perché l’apprendimento avviene in diversi contesti e situazioni sia interne alla struttura formativa (aula, laboratorio, stage, formazione in assetto lavorativo, LARSA, attività extracurriculari, interventi di personalizzazione, ecc.) che in impresa (formazione on the job, lavoro, etc.) e cambiano le organizzazioni formative che a partire dai partenariati territoriali con le imprese, con gli organismi nazionali, con le agenzie e i servizi per il lavoro, e con le scuole sono chiamate a costruire maggiori sinergie e collaborazioni, verso l’obiettivo comune di una rete nazionale dei CFP, collegata con quella degli Istituti professionali e tecnici e degli ITS.

La Sperimentazione Duale richiede di andare a regime. Ciò comporta innanzitutto un necessario e adeguato finanziamento, che ampli e renda stabili le risorse dedicate. L’aspettativa di trovare risposta a questa esigenza nella prossima legge di bilancio è in questo senso alta. Ciò comporta anche la necessità di affrontare per tempo le criticità sopra indicate, rispettando le competenze delle Regioni, ma facendo di più sistema, e accompagnando il processo decisionale con il parere degli enti della IeFP e delle Imprese. A questo scopo sarebbe utile un Tavolo nazionale di monitoraggio e indirizzo con tutti i soggetti coinvolti.

E tutto ciò mantenendosi saldamente ancorati alle altre complessità presenti nel nostro Paese: pensiamo alla riforma degli Istituti Professionali, ma anche alla necessità, ormai non più rimandabile, di aggiornare il Repertorio delle qualifiche e dei diplomi della IeFP per rendere tale offerta più rispondente alle evoluzioni in atto nel tessuto produttivo. Anche in questo senso Forma ha elaborato proposte che sta mettendo a disposizione degli attori istituzionali.

La sfida della Sperimentazione del sistema duale per gli Enti di Formazione professionale si presenta dunque, da un lato, come una sorta di ritorno all’imprinting iniziale, basato sul binomio formazione/lavoro, ma, dall’altro lato, apre a nuovi scenari di evoluzione del sistema di IeFP in una prospettiva europea di VET, dove l’alternanza scuola/lavoro e l’apprendistato formativo sono pienamente riconosciuti come percorsi educativi e formativi “completi”, con al centro il giovane e la sua educazione.

La sfida come sempre è molto difficile, ma estremamente affascinante e ci mette continuamente in gioco. La si può affrontare, con la certezza di uscirne positivamente, solo lavorando con passione, umiltà e professionalità, mettendo in campo tutto quanto ci è possibile, per fare “il bene dei ragazzi” e insieme il bene del Paese.

*Presidente di Forma l’associazione che riunisce i principali Enti di Formazione Italiani