Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale

Elisa Giomi, Sveva Magaraggia

Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura me- diale

Il Mulino Studi e ricerche, Bologna 2017, pp. 237, €23,00

Margherita Mainini

Le autrici affrontano con rigore sistematico e chiaro stile espositivo il tema della violenza maschile e femminile così come viene trattata nelle forme mediali di più ampio consumo, considerando queste ultime non certo come specchi della realtà, ma come strumenti atti a plasmarla. Strumenti che manifestano chiaramente strategie gender sensitive, che variano a seconda del genere di chi fa o subisce violenza e che sono legati a precise concezioni di maschilità e femminilità.

La prima parte del testo è dedicata alla violenza maschile, la seconda parte alla violenza femminile. I temi sono affrontati a partire da un inquadramento teorico prevalentemente sociologico, per passare poi alle più diffuse narrazioni dei media e arrivare infine ad approfondimenti con casi di studio.

Le autrici si pongono domande sulla violenza agita e subita, che sostanzialmente sono ipotesi poi verificate attraverso confronti di modelli causali, ana- lisi di produzioni mediali (pubblicità, musica leggera, fiction e docu-fiction) e studi di situazioni paradigmatiche.

In prima istanza vengono ripresi i momenti più significativi del costituirsi e del diffondersi dell’espressione “violenza di genere” e del termine “femminicidio”. Termine quest’ultimo che chiarisce bene come nell’omicidio in questione sia contenuta l’aggravante del disprezzo per il genere femminile. Il femminicidio non visto come “atto irrazionale ma espressione esacerbata della norma patriarcale; non [come] patologia, ma comportamento ben radicato in noi e nella nostra cultura”.

In questa ottica è analizzata la Ipv (intimate partner violence), fortemente legata a concezioni maschiliste, per cui l’uomo arriva ad uccidere per preservare il proprio potere, per conservare il riconoscimento di sé come uomo che ha il dominio sulla donna.

E con lo stesso sguardo si esaminano le campagne di sensibilizzazione, sud- divise in due macro-gruppi: quelle che hanno lo scopo di ottenere cambiamenti nelle istituzioni e quelle che hanno lo scopo di promuovere cambiamenti nei comportamenti individuali e nelle norme sociali. Quando il target delle campagne sono le istituzioni, si parla di donne da salvare. Quando il target sono le donne che vivono in relazioni violente, queste sono sollecitate ad accorgersi in tempo e a denunciare, con rischi di colpevolizzazione delle stesse. Se, infine, il target sono gli uomini, li si invita ad esporsi ed a rivestire un ruolo attivo contro la violenza, con rischi di mostrificazione nella separazione polarizzante fra uomini buoni e uomini cattivi.

Tornando alla struttura dell’intero te- sto, è molto interessante lo svolgersi, nei diversi capitoli, dei temi che indicano le differenze fra rappresentazioni e interpretazioni della violenza maschile e rappresentazioni e interpretazioni della violenza femminile.

La violenza maschile agita è sostanzialmente degenderizzata attraverso processi interpretativi di romanticizzazione, che la legittimano perché causata da passione amorosa e gelosia, attraverso processi interpretativi di normalizzazione, che la legittimano come necessità di punire la partner, che non si conforma a comportamenti rispondenti al ruolo auspicato, e attraverso processi interpretativi di polarizzazione, che la presentano come fenomeno di aberrazione individuale.

La violenza maschile subita risponde a criteri di vittimizzazione di uomini ideali, in genere rappresentati come figure paterne dedite al sacrificio.

La violenza femminile agita, al contrario di quella maschile, è fortemente caratterizzata dal genere. Per le donne si propongono interpretazioni di patologizzazione, che trovano la causa di comportamenti violenti in momenti disfunzionali come sindrome premestruale, gravidanza, parto, menopausa, oppure si avanzano interpretazioni di demonizzazione, che le vedono totalmente allontanate da quelle che si ritengono caratteristiche essenziali della femminilità, in immagini di non vere donne, ma cattive madri o diaboliche manipolatrici.

La violenza femminile subita è essenzialmente associata a criteri di colpevolizzazione, secondo stereotipi che si possono riassumere nel se l’è cercata, e a criteri di deresponsabilizzazione legati a immagini di donne come vittime innocenti. La polarizzazione del femminile rimane infatti ancora legata alla contrapposizione fra puttane e sante.

Chiudono il testo alcune considerazioni su recenti buone pratiche della rappresentazione della violenza sulle donne, e alcune considerazioni sul femminismo, che, in quella che viene definita sua “quarta ondata”, afferma che ora “le donne e gli uomini… stanno trasformando in pratica politica ciò che è stato affermato in via teorica nelle accademie: anche il maschile è vittima dell’ordine patriarcale. Questa consapevolezza rende dirimente un’alleanza tra i generi per pianificare insieme la costruzione di un nuovo ordine simbolico, capace di mettere al centro il rapporto con l’alterità.”

 

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