Un villaggio per educare

Domande, curiosità e dubbi dal mondo dell’educazione

a cura di Alessia Todeschini

Gentile Redazione,

sono un’educatrice e sto vivendo un periodo di difficoltà col mio gruppo di lavoro e in particolar modo con il mio coordinatore.

Mi rendo conto che il coordinatore incarni un ruolo assai difficile e che la sua mansione sia e probabilmente stia diventando, sempre più complessa.

Deve presidiare sia il lato educativo che quello procedurale e burocratico e questo aspetto mi sembra stia diventando sempre più ingente e che lo stia allontanando dal cuore del nostro lavoro: la relazione con le famiglie, coi bambini, la progettualità del ser- vizio.

Ma oltre a questo dato sto riflettendo molto sul fatto che probabilmente leader “non si diventi ma si nasca” e che gli equilibri in un gruppo di lavoro siano sempre molto delicati. E’ sicuramente difficile incarnare un ruolo di guida che non sia impositivo ma autorevole, che trasmetta passione e di cui si avverta la competenza. Se il coordinatore non è riconosciuto dal gruppo di lavoro nascono i problemi, i rapporti si sclerotizzano, il gruppo si ammala.

La domanda, forse ingenua è questa: esistono delle qualità che deve incarnare per forza il coordinatore? Come, un gruppo di lavoro, può aiutarlo ad acquisirle?

 Manuela C.

 

Risponde Michela Brugali, Pedagogista Stripes Coop sociale onlus

Grazie della sua domanda, credo che quella che lei porta sia una questione molto interessante e che interroghi differenti livelli.

Prima di tutto cercherei di riconoscere del ruolo la con- dizione, da lei ben descritta, nella quale il coordinatore oggi si trova a lavorare: il dover interfacciarsi con professionalità e lavorare su tematiche molto differenti che si collocano in uno spazio di tensione tra l’educativo e l’organizzativo.

Questa condizione lo deve spingere a sviluppare una professionalità multidimensionale in grado di tenere sotto controllo molteplici aspetti, indispensabili alla gestione di un servizio, che è caratterizzata da buone capacità organizzative e di analisi dei contesti senza perdere di vista l’obiettivo fondamentale: presidiare il sapere pedagogico.

Ma non dimentichiamo che un buon coordinatore svolge questa funzione anche attraverso e grazie al lavoro degli educatori che sono prossimi ai bambini, alle famiglie e alla quotidianità…

Come farlo dunque?

Sicuramente promuovendo nella condizione lavorativa degli educatori un ruolo attivo di ricercatori e cocostruttori del sapere. Un gruppo funziona se tutti sanno di essere sulla stessa barca e remano nella stessa direzione. Questa condizione per- metter di comprendere le funzioni e le fatiche che ogni ruolo comporta e creare un ambiente di lavoro accogliente ed efficace.

Nella conduzione di un gruppo bisogna tenere in considera- zione molti aspetti: secondo la mia esperienza vanno prima di tutto valorizzati spazi di confronto indivuali che costruiscano relazioni tra educatore e coordinatore chiare e rispendibili nel gruppo, sapere quali sono i punti di forza di ogni educatore, riconoscerglieli e dare degli spazi di sviluppo di competenze potenziali. Ciò permette di avere chiarezza di ruoli e può di- ventare per il coordinatore e per il gruppo una risorsa attiva e funzionale al buon andamento del servizio.

 

 

 

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