Concerto delle emozioni. Progetto integrato psicomusicoterapico

Imma Belmonte, Mariafrancesca Biscigli, Chiara Costabile, Caterina Filardo, Francesca Zinno

Concerto delle emozioni. Progetto integrato psicomusicoterapico

Pellegrini, Cosenza 2017,

pp.18, € 10,00

Sabina Licursi

Si tratta di un’esperienza di lettura insolita. Le autrici del testo, protagoniste dell’esperienza educativa che lo ispira, non offrono un libro da sfogliare, ma tavole da leggere, scomporre e ricomporre secondo il momento, l’opportunità, la sensibilità del lettore. Irma Belmonte, Mariafrancesca Bisciglia, Chiara Costa- bile, Caterina Filardo, Francesca Zinno hanno combinato diverse formazioni e professioni per sperimentarsi in un laboratorio di psicomusicoterapia con i bambini di una terza classe della scuola primaria di Castrolibero (CS). E, successivamente, ne hanno prodotto un racconto, che non è la descrizione fredda dell’intero percorso, ma un equilibrio originale di percezioni narrate e istantanee, con diversi livelli di profondità.

Nel testo vengono ripassati delicatamente i contorni dell’esperienza: il laboratorio è uno spazio ludico, in cui nessuno giudica né sgrida, e in cui la comunica- zione si realizza attraverso il dialogo sonoro. Viene prudentemente richiamata una finalità ampia: esplorare le capacità cognitive di base, le potenzialità, i vissuti, le emozioni, la percezione di sé e dell’altro, la capacità di cooperare e di sperimentare la condivisione empatica. Emergono le immagini dei bambini coinvolti attiva- mente in un gioco in cui gli strumenti musicali ci sono per essere suonati, alla scoperta del ritmo e di combinazioni di suoni. Il contesto, gli stimoli dati, la libertà di provarsi nell’uso dello strumentario Orff facilitano la creazione di un clima in cui l’interazione genera emozioni e aiuta a comunicarle; viene creato un ambiente capacitante, in cui le possibilità di essere e di fare dei bambini trovano realizzazione, espressione, sviluppo. Il tutto si svolge a scuola, in uno spazio individuato come neutro, ma che si riempie di calore, interesse, pathos. Le emozioni vengono sviluppate e vissute dal corpo dei bambini, e sono i loro corpi a parlarne agli adulti presenti.

Letto da una sociologa, il testo presenta almeno tre meriti. Innanzitutto, quello di narrare il contenuto di un’esperienza. Una scelta tutt’altro che comune: i progetti che si fanno nelle scuole sono tanti, molto differenti tra di loro, e qua- si sempre rimangono nel vissuto solo di chi, con diversi ruoli, ne è stato parte. Non sempre, inoltre, generano ricordi, si sedimentano nella memoria. Narra- re, invece, significa sia lasciare traccia di quanto vissuto e sperimentato, sia riflettere sull’esperienza educativa, per tradurre in un sapere situato la pratica in cui ci si è calati.

Il Concerto, inoltre, sollecitata il lettore ad immaginarsi i bambini in azione, capaci di stare nel gioco da protagonisti. Ne fa emergere l’angecy, ossia la capacità di agi- re creativamente e, quindi, di apportare cambiamenti nell’ambiente in cui sono inseriti. Questa espressione sottolinea che i bambini sono competenti e si contrappone all’idea, ancora molto presente nel senso comune, del bambino deficitario, che non sa e non sa dire cosa vuole, e di cui quindi è sempre necessario che l’adulto si faccia interprete. Come suggerito dal sociologo americano William Corsaro, per spiegare lo sviluppo del bambino nel mondo, occorre riconoscere che i più piccoli non sono né spugne assorbi tutto né contenitori vuoti da riempire, bensì soggetti in grado di appropriarsi del mondo adulto e di rielaborarlo in maniera creati- va, anche al fine di superare le preoccupa- zioni della propria condizione di vita, di darsi delle risposte. Questa riproduzione interpretativa del mondo adulto non av- viene in solitudine, ma nell’interazione con i pari, attraverso la creazione di una cultura dei pari, fatta di routine, di interessi, di valori, di linguaggi che aspirano ad una stabilità. Anche un laboratorio musicale di durata relativamente breve, come quello di cui si parla nel testo, può avere questa capacità: in poco tempo, in una situazione nuova, un gruppo di pari stabilisce come agire sensi, immaginazione e pensiero.

Infine, il racconto di questa esperienza è un duplice invito a tutti coloro che hanno responsabilità educative. Per un verso, a creare o potenziare le condizioni ambientali in cui i bambini possano sviluppare le loro competenze emotive e apprendere l’autoregolazione delle emozioni (spazi privati, scolastici, pubblici in genere); per altro verso, a sviluppare la capacità di ascoltare non solo o non necessariamente le comunicazioni verbali delle emozioni dei più piccoli. Per i bambini è forte il bisogno di apprendere le emozioni, e per gli adulti c’è l’urgenza di imparare ad ascoltare meglio le emozioni comunicate. Anche per questo, la valenza educativa del progetto non si ferma ai più piccoli, ma investe anche insegnanti e genitori.

 

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