Il Vizio di morire. Tossicomania, cura e istituzione oggi. Un approccio psicoanalitico

Angelo Villa, Luca Ciusani

Il Vizio di morire. Tossicomania, cura e istituzione oggi. Un approccio psicoanalitico

Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni (MI) 2016, p.224,

€ 17,00

Elena Veri

È un libro scritto a più mani da alcuni operatori dell’équipe curante di una Comunità terapeutica per soggetti con problemi di dipendenza da sostanze psicoattive che ha da poco compiuto i trent’anni di attività.

Almeno due sono i grandi pregi di questo lavoro corale.

Il primo. Si tratta di un testo impegnato che entra con lucidità in un fenomeno allarmante per la portata epidemiologica e per l’abisso in cui trascina i pro- pri adepti. È nota la difficoltà, ai limiti dell’intrattabilità, della cura delle gravi tossicodipendenze e la fatica logorante unita a un senso, più o meno esplicita- to, di impotenza che affligge chi lavora in questo campo.

Gli autori interrogano il fenomeno del- la tossicomania e del suo trattamento senza arretrare nell’intento, per nulla semplice, di far entrare il lettore in tutta la complessità di un fenomeno che invece troppo spesso si presta a letture semplicistiche, ideologiche o moralisti- che (“si droga perché gli piace”, “si droga perché non ha forza di volontà” etc.). La psicoanalisi insegna che per poter inquadrare il presente, è necessario riattraversare il passato. Vengono dunque esplorati i punti maggiormente significativi che hanno segnato lo sviluppo nel tempo di tre assi principali: la funzione della tossicomania in rapporto alle trasformazioni sociali; il susseguirsi degli approcci psichiatrici; l’evoluzione dei modelli comunitari. Non si tratta affatto di una rassegna storicistica, perché gli autori mantengono sempre come bussola quella di far emergere le logiche di senso sottese ai vari cambiamenti e i punti di inciampo da cui sono scaturiti. Il secondo. Si tratta di un libro di risposte, che si candida pertanto ad es- sere assolutamente attuale e a riuscire nell’ambizione, a cui ogni libro al fondo tende, di risultare utile per chi lo legge. Senza alcuna pretesa di essere esaustivi o definitivi, gli autori intrecciano puntualmente la dimensione teorica con quella pratica, testimoniando di come un gruppo di lavoro affronta quotidianamente la sfida del trattamento comunitario della tossicomania.

Perché drogarsi? È nota la discesa vorticosa verso la morte, che stritola la psi- che e i corpi di chi fa consumo massiccio di droghe. Ciò che spesso è ignorato è che la tossicodipendenza, in modo del tutto contro-intuitivo, prima di essere problema è una soluzione. Gli autori, mettendo all’opera i testi di Freud e La- can e interrogando la propria esperienza clinica, evidenziano come godere della morte sia la via compensatoria, benché alla lunga del tutto illusoria, di chi non riesce a godere della vita. La formula “il vizio di morire” dice bene di un attaccamento tanto nocivo quanto ricercato, rifugio paradossale di chi ha smarrito o non ha potuto mai costruirsi un rap- porto erotizzato con il proprio stare al mondo.

Quale cura? Gli autori vi dedicano capitoli preziosi, tracciando le vie in sa- lita di una proposta di trattamento che miri non solo ad allentare quanto più possibile il laccio con la sostanza, ma a cui interessa innanzitutto creare le condizioni – attraverso la realizzazione nel contesto comunitario di interventi educativi e di percorsi di cura attraverso la parola – affinché il consumo di droga possa lasciare il posto ad un uso più soggettivo della propria esistenza. Op- porre al vizio di morire, l’ostinazione di resistere.

 

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