La mente ampliada. I gruppi di psicoanalisi multifamiliare

Simona Solimando, Cristina Cocchi, Silvia Rivolta

La mente ampliada. I gruppi di psicoanalisi multifamiliare

In. Edit sas edizioni, Castel San Pietro Terme (BO) 2018, pp. 89, € 7,90

Lisa Brambilla

È un saggio breve quello di Solimando, Cocchi e Rivolta che possiede il pregio d’una chiarezza in grado di renderlo accessibile anche ai non addetti ai lavori. Il merito va alle significative esemplificazioni a corredo dei contenuti più teorici e alla stringente coerenza che connette la prassi descritta a solide premesse legate alla psicoanalisi familiare di Jorge Garcia Badaracco e al suo Gruppo Psicoanalitico Multifamiliare (GPMF).

Il testo raccoglie le preziose riflessioni maturate dalle autrici, psicologhe

– psicoterapeute, a seguito dell’attiva- zione di un GPMF all’interno di una comunità terapeutica psichiatrica del “Gruppo Redancia”. Badaracco chiamò GPMF quella opportunità terapeutica a cui prendono parte, alla pari, pazienti, familiari e curanti, in cui le singole problematiche vengono condivise attivando un confronto che apre a una loro nuova e migliore comprensione e alla loro possibile trasformazione.

Questa possibilità è permessa dallo stesso gruppo e dai dispositivi che lo caratterizzano. Le autrici, che ne hanno sperimentato il potenziale, lo descrivo- no come una peculiare condivisione di uno spazio e di un tempo in cui chi vi prende parte ha la possibilità di condividere con altri difficoltà simili, trova- re opportunità di rispecchiamento e di differenza; pensare insieme ciò che da soli sarebbe difficile elaborare, potendo fare tutto ciò in un clima caratterizzato da accoglienza e rispetto. Il processo di cura all’interno di un GPMF è dunque co-costruito e condiviso.

Nel gruppo “le menti dei componenti […] iniziano a funzionare come le parti di un’unica grande mente, la mente ampliada […] effetto di un allargamento dei movimenti dialettici, con la creazione di nuove catene di significati che inducono i partecipanti a valicare il limite delle proprie resistenze e sicurezze” (pp. 56-57). Affinché questo importante potenziale terapeutico possa esprimersi, non è sufficiente la sola preparazione professionale. L’attivazione di un GPMF rende infatti indispensabile che chi cura sia disponibile a vivere e condividere autenticamente l’esperienza del gruppo e la sua complessità, attraversando le potenti esperienze emotive che in esso si generano, aprendosi alle trasformazioni che ne scaturiscono mediante un “ascolto che non riguarda soltanto l’altro, ma anche se stesso, nella relazione e nell’in- contro con l’altro” (p. 18).

Portare all’interno di una struttura comunitaria il GPMF non coincide con la mera acquisizione di un nuovo strumento terapeutico ma rappresenta un modo differente di guardare e interpretare la realtà le cui positive ricadute possono registrarsi sull’intero sistema di cura; un’opportunità importante ma non scontata che richiede disponibilità e passione. Nell’analisi delle autrici, il GPMF si è rivelata opportunità anche per la buona salute del sistema dei ser- vizi psichiatrici.

Facendo del coinvolgimento e della partecipazione attiva delle famiglie il proprio nucleo, il gruppo partecipa infatti alla positiva definizione di un percorso che guarda oltre il qui ed ora della malattia, superando il rischio di considera- re la cronicità un destino ineluttabile. Esso offre infatti opportunità e suppor- to alle persone con cui il paziente ha un legame privilegiato, che da possibili cause di una sua “ricaduta” – esperienza non rara successiva al rientro in fami- glia – possono trasformarsi in risorse. Per oltrepassare la mera gestione della persona che vive un’esperienza di disagio psichico guardando alla sua concreta possibilità di cura, secondo le autrici è tuttavia necessario che i servizi siano autenticamente in dialogo con i propri utenti e i loro familiari, mostrandosi in questo senso aperti, “vivi”, capaci di trasformazione e apprendimento, superando le condizioni di autoreferenzialità che sovente li rendono statici, cristallizzati, estremamente simili alla patologia cui dovrebbero destinare il loro inter- vento. Scorrendo le pagine del saggio, appare chiaro che non possa darsi salute mentale laddove questa non sia per tutti: per i pazienti e i loro familiari, per i curanti e le istituzioni dove operano.

 

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