L’Arminuta

Donatella Di Pietrantonio

L’Arminuta

Giulio Einaudi

Editore s.p.a., Torino 2017, pp. 163,

Euro 17,50

Carla Franciosi

“A volte basta poco e la vita cambia all’improvviso.”

È quello che accade all’Arminuta, la protagonista di questo suggestivo romanzo, vincitore del Premio Campiello 2017.

In un caldo pomeriggio di agosto del 1975, una ragazzina di tredici anni fa ritorno al suo paese natale, sulle montagne dell’Abruzzo, dalla sua famiglia di origine, di cui sino ad ora ignorava l’esistenza. Scaricata come un pacco da chi l’ha cresciuta. Lei, di cui non scopri- remo mai il nome di battesimo, e sarà sempre e solo, per tutti, l’Arminuta, la “ritornata” (in dialetto abruzzese).

Sino al giorno prima abitava con coloro che credeva essere i suoi genitori, in una villetta, in una cittadina sul mare; la sua vita era semplice, serena scandita dalla routine quotidiana: la scuola, lo studio, la danza, il nuoto, l’amica del cuore.

l’unico che la tratterà con rispetto, ma anche la guarderà come fosse già donna, suscitando in lei un turbamento, mai provato prima.

Disorientata, confusa senza più certezze, né identità, consapevole di essere considerata un’estranea, diversa dagli altri, l’Arminuta inizia la sua personalissima crescita dolorosamente divisa tra l’amore per colei che ha sempre chiama- to “mamma” e l’indifferenza per colei che riesce solo a nominare come “la madre”, l’estranea che l’ha generata e poi “data via”. Ma quello che la tormenta, che turba il suo sonno e i suoi pensieri è il bisogno di capire le vere ragioni che hanno ridotto la sua vita in frantumi; le sue domande brucianti ci martellano per tutto il corso della lettura: perché è accaduto? L’unica spiegazione accettabile è che la sua “mamma adottiva” si sia ammalata gravemente e sia stata costretta a “restituirla”. A questa convinzione si aggrappa nella speranza che la mamma guarisca e torni a prenderla perché non può averla abbandonata senza motivo, come un oggetto diventato inutile. Accanto a lei, in questo faticoso per- corso, la sorellina Adriana, con la quale stabilisce da subito un rapporto di pro- fondo affetto sostenuto da quella sorta

 

Oggi si ritrova in una casa modesta, poco accogliente, scomoda, sovraffollata, dove regnano miseria, indifferenza e freddezza, dove si parla un dialetto incomprensibile, dove lei rappresenta solo un’altra bocca da sfamare. Ieri fi- glia unica amata e coccolata, oggi circondata da fratelli che la rifiutano, tutti, tranne la piccola Adriana, che l’accoglie con naturalezza e spontaneità e dividerà con lei il letto e le notti insonni; e Vincenzo, il fratello maggiore diciottenne,

di complicità e solidarietà tipicamente femminili. Diversissime tra loro, le due sorelle imparano a conoscersi, a sostenersi, a proteggersi a vicenda, a mante- nere segreti. Il coraggio di Adriana, la sua ruspante saggezza e la sua apertura alla vita danno all’Arminuta la forza di affrontare con speranza l’adattamento alla nuova realtà e di trovare un senso al suo ritorno.

Quando, dopo un anno, l’Arminuta tornerà in città per frequentare il liceo, ospite, a pensione presso un’altra famiglia, le due sorelle continueranno a vedersi nei fine settimana e quando la verità “sull’abbandono” verrà finalmente alla luce e la mamma adottiva ricomparirà nella sua vita, l’Arminuta, amareggiata, ferita e delusa, non potrà che trovare nella sorella l’unico legame stabile che la riconsegna alle proprie origini. “Mia sorella. […] Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate. [….] Stringendo un poco le palpebre l’ho presa prigioniera tra le ciglia.”

Con questa straordinaria immagine si chiude il romanzo, un romanzo ama- ro e struggente che parla alle corde più profonde dell’animo.

L’Io narrante è un’Arminuta, ormai adulta, che ripercorre quel periodo doloroso della propria vita; la narrazione, articolata in brevi capitoli, segue il filo cronologico delle vicende passate con alcune incursioni nel presente, che ci danno dei flash su quello che sarà il futuro della protagonista. La prosa è scabra, schietta, incisiva, spigolosa. La scrittura asciutta e tagliente, è caratterizzata da dialoghi brevi, spesso in dia- letto (cosa che conferisce veridicità alla situazione e ne stempera la drammaticità), e descrizioni scarne ed essenziali, ma efficaci, attraverso le quali i personaggi si stagliano con precisione e si imprimono nella mente e nel cuore di chi legge.

L’autrice tratta il tema della maternità, indagandone, come lei stessa afferma in un’intervista, “le pieghe nascoste, le parti in ombra, le anomalie” e riflettendo sulle relative conseguenze. Un doppio abbandono, quello subito, potrà alleviarsi con il tempo, ma non si potrà mai cancellare: “Orfana di due madri vi- venti”, così si sente l’Arminuta anche a distanza di anni.

Un romanzo tutto al femminile in cui riecheggia, fragorosa e assordante, la totale assenza dei padri! Ne vogliamo parlare?

 

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