Un sogno chiamato Florida

di Sean Baker

Un sogno chiamato Florida Usa 2017

Produzione: Cre Film, Freestyle Picture Co.

Distribuzione: Cinema Distribuzione

Durata: 111 minuti

A CHI? Ai genitori

convinti di non fare abbastanza. PERCHE’? Per mettere a fuoco i riverberi insani di tanta educazione inavvertita. IL FILM: Siamo in Florida, ma non aspettatevi il mare ondoso e le palme imponenti, non ci sono. Invece uno largo spiazzale in cemento riempie tutta la visuale di grigio, ai bordi stanno edifici squadrati che sfavillano di rosa. Nello spazio vuoto, senza incroci, senza sentieri, senza sedie, senza incontri urlano loro, una bambina e un bambino che giocano a nascondino. La loro immaginazione è il potere di vedere quello che non c’è: i fiori, e non scarti di cibo gettati nel prato, le navicelle spaziali, e non rumorose automobili in corsa sull’autostrada. Tanto più la bambina e il suo amico sgambettano in giro per il posto di cemento invaso da un sole stanco, tanto più viene voglia di sapere dove sono andati a finire gli altri, gli adulti. Non ci sono. Come le palme e il mare stanno alla Florida così gli adulti stanno ai bambini e bambine. Eppure, non ci sono né gli uni né gli altri, le aspettative sono deluse. La mamma della piccola e intraprendente bambina è all’anagrafe una ventenne con la maturità di una dodicenne. Quindi che succede? Che la mamma non lavora, che sa solo giocare, che tratta la figlia come sua amichetta

del cuore, con lei mangia per cena pizza unta sul letto poi insieme fanno i rutti alla coca cola, se la spassano a comprare profumi da rivendere in strada. E poi i soldi si usano per braccialetti, smalti e pop-corn. Tanto più si espande la spensieratezza del legame tra le due, tan- to più sale lo stato di inquietudine, la voglia di fermare la scena, di fermare la donna. Perché ogni singolo fotogramma palpita di cruda leggerezza, tanto più pesante quanto più invade la scena della storia. La mamma bambina, emotiva- mente squilibrata, si appoggia alla figlia che, per reggerne il peso, deve inventare grandi bellezze nella sua testa, anche se poi le scappa di sputare contro gli sconosciuti, di dare fuoco alle case abbandonate. Sotto il pendolo della relazione sta il malessere e il disagio di una donna e di sua figlia, sotto l’ombra della loro sofferenza sta la malattia di una società tutta, la sua indifferente al bisogno di chi è debole, una società inginocchiata in totale adorazione della merce, da vendere e da comprare. Il primissimo piano della bambina lasciata sola dentro la vasca da bagno mentre l’acqua scorre lenta e la mamma, dall’altro lato della porta, è occupata a fare ben altro, quella scena ripetuta più volte vale tutto il film: qui i banali gesti del quotidiano si esprimono sottraendo alla vista quello che, solo dopo, arriva direttamente dentro al cervello, e brucia lentamente, come un cioccolatino al peperoncino. Da vedere per non soffocare sotto il peso patina- to della superficie delle cose e vedere dentro alle viscere di un’America che ha molto da denunciare e insegnare sui danni non misurabili dell’educare a van- vera. Quando gli adulti non lo sanno es- sere, meglio che non ci siano affatto.

 

 

Author