A quiet passion

L’opacità della luce

di Terence Davies

A quiet passion

Regno Unito 2016

Produzione: Hurricane Films, Potemkino, Weather-Vane Productions

Distribuzione: Satine Film Durata: 125 minuti

A CHI? Alle donne, tutte.

PERCHE’? Per toccare il vibrante spessore di una poetessa, del suo corpo, del- le sue parole.

IL FILM: Un autentico ossimoro è il titolo del film biografico, che fa riverberare davanti ai nostri occhi lo scontro frontale tra due spinte, di “passion” – di impeto e di “quiet” – di stasi, che convivono nell’anima di Emily Dickinson.

La sua immensità viene restituita da un plot che decide di inquadrare il progressivo ritiro di Emily, la cui evoluzione vitale procede in direzione opposta a quanto avrebbe dovuto e potuto: si allontana lentamente dagli spazi del mondo e si rintana nella proprietà di fa- miglia, dall’aperto al chiuso, dal fuori al dentro, dalle relazioni molteplici a con- tatti esigui e via via più rarefatti con la cerchia di famiglia. Il passaggio progressivo che va dalla luce all’ombra segna il passaggio alla parola come luogo predi- letto di espressione e di comprensione della vita. Ma è il corpo, il suo corpo, il luogo sopra cui viene scritta la storia di un Paese, la storia di una famiglia, la storia di una donna. Emily esibisce la compostezza dei lineamenti del naso, della liscia ossatura, del pallore della pelle, della linearità delle stoffe. Ma lo sguardo è irrequieto e cova l’irriverenza di un’intelligenza acuta che scardina i fondamenti della fede cristiana, che mette paura agli uomini e al loro strapotere, che soffia vento contro la corsa al matrimonio da parte delle donne. Si tratta di un inno alla ribellione contro la diffusa e connaturata certezza che il genere femminile debba sempre resta- re ai margini, non possa frequentare il sapere e, quindi, il potere. Ma si tratta anche di un’ecografia della complessa mente della donna che tiene a bada i richiami delle emozioni, che non si abbandona al piacere, al legame, all’errore. Un itinerario possente quello che ci fa seguire l’interprete, Cinthia Nixon, che ci accompagna fin dentro le rughe più nascoste del corpo, un corpo che comincia a mostrare crepe, si avvia a urlare, a traballare, segnato come è da tre- mori e cadute. I fuochi accesi del sentire vengono sotterrati, ma il fumo spinge e dietro l’opacità, si sente la luce. E men- tre l’amore per gli uomini è strangolato dalla paura, Emily si rintana nel perimetro di una camera da letto dove la penna è libera di fluire, i versi scorrono fino ai confini della morte, sintonizzati sull’on- da di un’anima bella e unica. La musica rara e le poesie pronunciate provocano un suono che si innesta nelle immagini e le fanno vibrare di struggente ardore. Tanto esile quanto spessa, la figura del- la Dickinson ci ricorda che la ribellione contro l’oppressione è un gesto quoti- diano, ci insegna che creare porta dolo- re ma questo non deve diventare espia- zione. La scrittura porta all’inizio e alla fine delle cose e per questo fa male, ma anche bene, tanto bene, a chi scrive e a chi leggerà. Buona lettura, quindi, e buona visione.

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