Sputnik Luca Carboni

Luca Carboni

Sputnik

RCA Records Label, 2018, € 20,90

Nel 1983 Luca Carboni pubblica un album dal titolo alquanto particolare… Intanto Dustin Hoffman Non Sbaglia Un Film. Proprio con quell’album si sarebbe aperta una scuola di cantautori di cui lui rimarrà il leader e precursore assoluto.

Oggi Carboni presenta Sputnik, un trionfo di sonorità (meno acustiche e più sintetiche) che rimandano agli anni ‘80, secondo quella che è la tendenza del pop italiano di questi tempi.

La nuova scena cantautorale italiana (di cui fanno parte i vari Alessandro Raina, Calcutta e Gazzelle) è stata ri- definita indie-pop e prende una forte e decisa ispirazione dall’artista bolognese. Dall’altra parte, Carboni ricambia l’affetto coinvolgendo questi artisti nel suo nuovo lavoro.

Le tematiche in comune sono molteplici e diverse: dalla fragilità emotiva alla volontà di cambiamento, dalla critica sociale alla mancanza di sicurezza derivante dall’età.

La collaborazione di Calcutta ha dato origine a Io Non Voglio, un reggaeton sintetico che inizia piano per arrivare a liberarsi con il ritornello (“Io non voglio fare l’amore / Voglio un miracolo, un cambiamento radicale”). L’Alba è una ballata scritta insieme a Gazzelle, che ha lavorato ad un arrangiamento in stile brit-pop. Il testo a sfondo genitoriale proviene invece dal più maturo Carboni: “Tu abbracciali i nostri figli che partono per il mondo / Devono an- dare via, vanno a sentire la vita / Fino in fondo”. In Prima Di Partire, invece, co-firmata da Giorgio Poi, tastiere e sintetizzatori dipingono uno sfondo nuvoloso ma ottimistico: “La vita è il solo modo per essere felici / E sentire la nostalgia / Smetterà la pioggia, tornerà l’estate / Voglio sempre un lieto fine / Ti prego non mi dire di no”. Amore Digitale (con Alessandro Raina) è, ancora una volta, dopo Io Non Voglio, un’incursione nel reggaeton con l’aiuto dello strumento del sintetizzatore; la ri- flessione qui espressa riguarda il modo di pensare ai tempi dei social network: “Non serve Marx, non serve Dio, non serve Freud, mi basto io”.

Con Una Grande Festa si assiste ad un déjà-vu che lievita tra i richiami testuali del primo disco ed un arrangiamento che recupera un po’ dei suoni elettronici anni ‘80: è una canzone pop coinvolgente ed orecchiabile sul dolore e sulle ingiustizie che critica rabbiosa- mente l’attuale contesto socio-culturale, sempre più falso e meno autentico.

2 è una ballad melodica romantica ed intima. Ogni Cosa Che Tu Guardi ha un carattere new-wave ed un’ambientazione tristemente sognante.

I Film D’Amore (sempre con Raina) si rifà alla tradizione carboniana grazie a ricordi malinconici e parole evocative che influenzano una specie di disco- music veloce ma cupa in una Berlino prima della caduta del Muro. La title- track Sputnik, unico pezzo scritto interamente da Carboni, ci regala un dolce ed emozionante finale fatto di intimità e di solitudine: una ninna nanna dalle parole delicate e profonde, in cui troviamo un momento di commozione come coronamento conclusivo di tutte le sensazioni provate durante l’ascolto della raccolta.

Un possibile aspetto negativo di questo disco si può cogliere dall’eccessivo nu- mero di collaborazioni con diversi giovani autori emergenti nel panorama italiano: il risultato sembra sottintendere la volontà di Carboni di “svecchiare” la propria immagine, migliorare il proprio appeal nei confronti del pubblico più giovane e non dover quindi fare affida- mento solo sulle sue forze.

Inoltre, chi è cresciuto ascoltando brani come Ci Vuole Un Fisico Bestiale, Mare Mare, Farfallina e Le Ragazze (solo per fare alcuni esempi) difficilmente riuscirà a trovarne una chiara ed inequivoca- bile traccia in questo lavoro: ma l’intento di Sputnik è infatti quello di evitare confronti con il passato. O, quantomeno, quello di usare il passato solo come spunto per raccontare il Carboni del presente: ne viene fuori un buon mix tra contemporaneo e vintage, tra novità ed esperienza.

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