Interpol Marauder

Interpol

Marauder

Matador, 2018, € 17,50

La copertina di Marauder, sesto album degli Interpol, ci mette di fronte ad un uomo solo in una stanza d’ufficio spoglia e fredda: costui è Elliot Richardson, il procuratore generale USA che si oppose a Nixon durante lo scandalo del Watergate. Un pesante confronto tra la pressante situazione politica del passato e quella presente, nonché una forte dichiarazione d’indi- pendenza. Una chiara e decisa intenzione a procedere per la propria direzione, qualunque siano gli ostacoli sul proprio cammino: questi sono i nuovi Interpol. Dopo l’esordio folgorante con Turn On The Bright Lights (2002) ed il successivo Antics (2004), gli Interpol hanno cerca- to di reinventarsi a partire dal loro terzo disco, Our Love To Admire (2007): in quest’ottica, Marauder aggiunge un nuovo tassello al percorso di ristruttura- zione del loro stile musicale.

La new-wave ed il post-punk costituiscono sempre le fondamenta, ma su di esse sono state costruite nuove complesse strutture sonore psichedeliche. La voce di Banks è profonda e scura, lo stile musicale tende ad essere solenne, quasi epico.

Anche la scelta della modalità di registrazione è cambiata: il gruppo di New York ha utilizzato la tecnica della presa diretta su nastro per ottenere l’energia di un’esibizione dal vivo ed un suono più corposo e vintage.

Il risultato è ridefinito da contorni sfumati da riverberi ed effetti di eco sin- tetici, quasi ad evocare un’atmosfera proveniente da un sogno. Manca però quasi totalmente la forte vena malinconica, marchio di fabbrica degli Interpol. In Marauder si percepisce, al contrario, un leggero senso di spensieratezza por- tato da canzoni a volte troppo orecchia- bili e poco complesse strutturalmente: il minore utilizzo del basso rispetto al passato, ad esempio, rappresenta sicura- mente un aspetto che ha contribuito ad alleggerire di molto l’atmosfera generale dell’album.

In Marauder trovano anche posto brani ostici, soffocanti, plumbei, spesso privi di veri e propri ritornelli: la ruvida Complications continua a crescere di potenza ma non corona in una vera e propria esplosione; in Stay In Touch un basso tamburellante ed una chitarra sto- nata fanno da sfondo alla voce di Paul Banks, che un po’ urla e un po’ bisbiglia.

Altri pezzi sono invece più incisivi: Flight Of Fancy ci porta un ritornello veloce e pulito; la chitarra di Daniel Kessler disegna i tratti vivaci di Mountain Child; Surveillance è una notevole ballata con tinte groove. In queste canzoni si notano potenza e dinamismo caratteristici della band: qui la batteria di Sam Fogarino conduce il ritmo in maniera trascinante, la chitarra emette ruvidi riverberi, mentre il basso resta più in secondo piano.

La ritmata e psichedelica If You Really Love Nothing dà l’esempio della ricerca di un nuovo sound da parte degli Interpol: si parte da suoni più old-style rispetto a quel post-punk che è stato il loro punto di riferimento da sempre; la new-wave rimane però la pietra angolare del loro modo di intendere la musica. Esperi- menti di fusione con altri generi li troviamo nella reggaeggiante The Rover o nella rhythm&blues di Number 10.

In Party’s Over un tamburo tribale so- spinge una voce in falsetto; le tinte riprese da It Probably Matters e Nysmaw (Now You See Me At Work) sono scure e claustrofobiche.

All’esordio della loro ventennale car- riera, il successo dell’album di esordio Turn On The Bright Lights ha attirato su di loro forti aspettative da parte di fan e critica. Per timore di sbagliare qualcosa hanno sempre inserito nei dischi successivi qualche canzone con gli ingredienti stilistici proveniente dal primo album, andando così ad intaccare la loro stessa spontanea creatività. Marauder non sarà di certo il miglior disco degli Interpol, ma dà l’impressione che, dopo tanti anni, Paul Banks e soci si siano finalmente liberati di questo ingombrante meccanismo.

Author