L’albero del vicino

di Haffsteinn Gunnar Sigurosson

L’albero del vicino

Islanda 2017 Produzione:

Netop Films, Madants, Profile Pictures

Distribuzione: Satine Film

Durata: 89 minuti

 

A CHI? Agli adulti che si sentono l’inverno dentro e cercano calore.

PERCHE’? Per analizzare in controluce la massa opaca della solitudine e trovare rimedio.

IL FILM: L’ambientazione è la protagonista, la sua architettura riflette specularmente la struttura della personalità dei personaggi umani. Un sentiero rettilineo con edifici squadrati e compatti nasconde dentro di sé episodi di vita quotidiana sgangherati e scomposti. Una famiglia è alla deriva dopo la per- dita di uno dei suoi componenti ed è incapace di confronto, o forse uno dei componenti si è perso proprio perché la famiglia non è stata capace di con- fronti. Tutto il panorama umano che viene messo dentro le inquadrature è anemico: il pallore della pelle, il colore rarefatto delle pupille annunciano la fatica di vivere; solo l’albero brilla di vita, ed è proprio lui, infatti, con i suoi rami rigogliosi, ad essere il fulcro del contendere. La famiglia A chiede che alcuni rami dell’albero piantato nel giardino della famiglia B vengano recisi, fanno ombra alla terrazza, ma la famiglia B si rifiuta di sfrondare l’albero del proprio giardino. Una serie di azioni che sfiora- no il paradosso si susseguono e, come in un torneo di ping pong, ciascuna delle due famiglie in contrasto rilancia la palla avvelenata all’altra. Fino a quando il gioco toglie la maschera e mette a nudo le aporie di un tessuto sociale smaglia- to. Ma la capacità di fotografare pezzi di vita islandese con il chiarore della fotografia direttamente proporzionale alla carenza di sangue nei rapporti tra i personaggi che agiscono al suono me- tallico di un pianoforte insistente, non è usuale e fa onore ad una danza macabra tra due famiglie vicine di casa e toglie il guinzaglio a legami rischiosi tra i singoli componenti di ciascuna delle famiglie coinvolte. Il riflettore è puntato sul- la meccanica delle relazioni tra piccoli gruppi e sulla meccanica dei rapporti tra i singoli individui di ciascun gruppo. Viene seguito un sistema narrativo a incastro in cui il dolore dell’uno si riverbera su quello dell’altro in un flusso irreversibile che parte dall’errore umano e si riversa sul mondo animale fino a defluire su quello vegetale. Un grido soffocato è una delle possibili reazioni durante la visione di questo film che, con eleganza e studiatissima geometria dei luoghi e delle parti dei personaggi, lascia lo sguardo in apprensione, nel- la speranza di potere colmare il vuoto dipinto sullo schermo, di fare il passo utile a mutare il corso degli eventi. Ma chi avrebbe potuto intervenire? Il figlio amato che poteva evitare il suicidio? O la madre che avrebbe potuto evitare di perdere la testa dopo la morte del figlio? E il padre quale contributo ha dato? E l’altro figlio, quello rimasto? Da vedere per fare un ripasso del potere dei meccanismi tremendi che fanno muovere il gruppo famigliare e lo mettono in peri- colo assoluto. Per evitare che sia troppo tardi.

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