Euforia

Valeria Golino

Euforia

Italia 2018 Produzione:   HT Film, Indigo Film, Rai Cinema

D istribuzione: 01Distribution Durata: 120 minuti

Sotto la coperta della paura

A chi? Agli adulti che hanno paura e in amore hanno smarrito il senso dell’orientamento.

Perché? Per parlare il linguaggio nascosto delle relazioni che contano.

Il Film. Premesso che qualsiasi recensione è insufficiente a dare pienezza a questo film, un po› come fa l’elettrocardiogramma che del cuore ci dà solo alcune notizie, ho deciso di scrivere solo alcuni pensieri in forma sparsa, pensieri che secondo me è bello condividere.

Intanto questa è una storia che centra in pieno il complicato meccanismo sotterraneo del rapporto con la vita. A fuoco sta la relazione tra due fratelli, distinti per inclinazioni, temperamento e stile di vita. Allontanati dalla fatica di vive- re, ognuno cammina a proprio modo. Matteo, il minore, è gay, è diventato sfacciatamente ricco, si occupa di affari e viaggia lungo il filo della ilarità spinta, fatta di droga e amorazzi senza conseguenze; invece il primogenito, Ettore, si trascina nel grigio di un sentiero dai toni bassi e spenti, separato con un figlio, insegnante, si ammala di tumore. Questo evento provoca l’incontro tra i due fratelli, li spinge a una convivenza tortuosa, alla ricerca di un senso da dare all’amore, proprio quello che li unisce, malgrado tutto. Siamo a Roma, città che fa da testimone sobrio e silenzioso ai fatti che si svolgono quasi sempre nel- lo spazio di pochi metri quadrati dove esonda il fiume della sofferenza che vie- ne espressa dai gesti, dalle smorfie, dalle posture degli interpreti e che la macchina da presa raccoglie con pudore. La radiografia dell’euforia viene letteralmente incarnata da Matteo che reagisce ai colpi del dolore con azioni superficiali, spensierate, tanto più luccicanti, quanto più opaco è il comportamento di Ettore. Uno tonico e scintillante, l’altro molle e passivo, entrambi si scontrano con le proprie ombre, le zone segrete, la competizione mai spenta, la rabbia covata, entrambi scontano il peso del mal di vivere e la paura di volersi bene. Ma niente resta come è. La bellezza del lasciarsi andare all’amore viene esaltata dai colori, dalla fotografia dalla colonna sonora che fa onore alla storia di un rap- porto che nel corso del tempo cambia forma, cambia faccia, cambia materia e inietta nel sangue dello spettatore e del- la spettatrice la voglia di andare a caccia di amore, malgrado la paura.

Valeria Golino ha maestosamente diretto due interpreti immensi: Scamarcio e Mastandrea pattinano sul ghiaccio del dramma e riescono a farne un’opera geniale. Mi domando se la regista avesse scelto di narrare l’amore mancato e ritrovato tra due sorelle, di cui una ricca e l’altra no, una euforica e l’altra no. Per curiosità mi sarebbe piaciuto vedere sulla scena la metamorfosi di un amore sororale: gli sviluppi, le articolazioni, i sottotraccia sarebbero stati ovviamente diversi. Ma con una donna dietro la cinepresa avrebbero avuto l’attenzione che meritano. Ancora troppo poche sono in Italia le registe che contano, poche sono di conseguenza le storie al femminile messe sul podio. Magari sarà per la prossima volta. Intanto questa è stata magnifica.

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