Un villaggio per educare

Domande, curiosità e dubbi dal mondo dell’educazione

a cura di Alessia Todeschini

 

Gentile Redazione,

sono ormai diversi anni che si parla di sistema integrato 0-6 e le linee guida del- la Buona Scuola (riprese nel decreto legge 65/2017, la nota del Miur 8/11/2017 e i commi 180 e 181 della legge 107/2015) rappresentano uno dei pochi casi in Italia in cui la legge è più avanti della realtà, ovvero indica, suggerisce una pro- spettiva senz’altro proficua ma molto difficile da realizzare, a meno che si tratti di privati che hanno la fortuna di gestire nidi e scuole dell’infanzia attigue. Per lo più invece si tratta di plessi statali che non hanno molta intenzione di dia- logare con servizi comunali e tutto si risolve nella svilente pratica del raccordo, molto spesso risolta in un paio di incontri in cui si va a conoscere la nuova scuola e insieme ai bambini più grandi si canta una canzoncina e si fa un piccolo gioco. Quali suggerimenti per operare realmente nella prospettiva di una continuità? Che effettivi benefici ci sarebbero, per i bambini? E siamo sicuri che continuità sia la parola magica e non si cresca anche per discontinuità?

Paola O.

Risponde Susanna Serati, Pedagogista nei servizi della prima infanzia

Le riflessioni poste in essere dalle domande proposte aprono ad una varietà di scenari ampi, significativi e complessi. Per poter rispondere in modo sufficientemente esaustivo e coerente ritengo necessario ripercorrere breve- mente il tragitto che ha portato alla definizione della legge. La legge 107 del 2015 infatti, per la prima volta, intende promuovere una riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione (che comprende quindi tutti i soggetti: bambini, insegnanti/educatori, famiglie) che si pone come obietti- vo l’istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni. L’obiettivo è quello di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco. La legge 107 viene portata avanti dal decreto legislativo 65 del 2017, il quale specifica con maggior chiarezza il percorso necessario al fine di dare progressiva- mente vita a un sistema integrato zero-sei anni.

Il punto focale che sorregge questa legge è che il percorso di crescita del bambino viene considerato, per la prima volta, a partire dalla nascita. Il bambino viene riconosciuto a tutti gli effetti come individuo, soggetto di diritto, protagonista attivo e costruttore del proprio percorso di crescita.

Per la prima volta altresì l’esperienza educativa che il bambino può vivere al nido viene formalmente connotata come esperienza educativa di pari dignità rispetto a quelle poste in essere a partire dalla scuola dell’obbligo, in particolare dalla scuola dell’infanzia. Chiaro è che l’intento del decreto non è quello di uniformare i servizi forniti dal nido e dalla scuola, nemmeno quello di annullarne le specificità, quanto piuttosto quello di creare connessioni e interscambi.

Le risposte di come costruire un sistema integrato si trovano all’interno della de- finizione stessa della legge. Il decreto 65 mette infatti in primo piano alcuni focus metodologici. Prima di tutto sottolinea il ruolo cruciale rivestito dalla formazione e stabilisce il requisito della laurea per tutti gli educatori e gli insegnanti delle scuole dell’infanzia. Punto di debolezza potrebbe essere la differenziazione tra i corsi di studio universitari destinati alle due categorie professionali e l’impossibilità di integrarne i percorsi: poter avere una formazione comune e la possibilità di muoversi in modo indifferenziato per gli operatori nelle diverse fasce di età non toglierebbe unicità alle stesse ma accrescerebbe l’importanza della continuità evolutiva dei bambini.

Un altro aspetto messo in luce è la necessità di creare un coordinamento territo- riale tra tutti i servizi (privati e pubblici) dedicati ai bambini tra zero e sei anni, attraverso il confronto e lo scambio riguardo tematiche pedagogiche. Per fare ciò è fondamentale prima di tutto incontrarsi, compiere un percorso di conoscenza e di formazione reciproca, che possa portare gli operatori a porre le basi per discutere solo in un secondo momento di qualità organizzativa e gestionale dell’offerta con modalità e contenuti condivisi.

Questa premessa si connette direttamente al terzo punto cioè la definizione di una progettazione integrata tra servizi zero-tre anni e scuole dell’infanzia. Tale percorso, come ben definito dalla domanda posta, è stato fino ad ora attuabile per i servizi privati o pubblici (entrambi ancora in numero non significativo) che prevedono non solo una formazione e programmazione comuni ma anche un unico luogo, suddiviso per sale, sezioni e spazi comuni dove bambini zero-tre e bambini tre-sei anni ed operatori hanno di fatto la possibilità anche fisica di avere contatti e contaminazioni. Un luogo ed un percorso quindi già pensati per il sistema integrato. Diversamente, come è di fatto per la maggior parte delle realtà, il punto di partenza deve essere un percorso di conoscenza e condivisione pedagogica pensata per gli operatori che necessita di un tempo e di uno sforzo comuni, di una supervisione attenta e costante, di una sedimentazione del cambiamento che possono essere anche molto dilatati. Le esperienze di continuità già collaudate ci raccontano di benefici offerti ai bambini tramite occasioni di crescita coerentemente integrate in una visione armonica e rispettosa dei ritmi e delle dinamiche dello sviluppo individuale del bambino. Non spezzare il percorso tra il nido e la scuola dell’infanzia, attraverso uno scambio costante di occasioni educative, di informazioni, di presupposti e obiettivi pedagogici comuni, porta il bambino a sentirsi più libero e sicuro nel portare sé stesso all’interno dell’ambiente. Di conseguenza il bambino non frammenta il suo percorso di crescita sentendosi rimesso completamente in gioco dalla ricezione di aspettative diverse, ma accolto da stimoli e visioni condivise che valorizzano la sua unicità e individualità.

Concretamente l’omogeneità della formulazione dell’organizzazione della giornata educativa, delle proposte di gioco e di esplorazione dei bambini (già presupposto sia del nido che della scuola dell’infanzia) li pongono costantemente al centro dell’intenzionalità educativa.

È quindi ormai chiaro che continuità sia un concetto irrinunciabile per raggiungere gli obiettivi della legge, ma è più una parola magica per gli operatori che non per i bambini. È infatti necessario che educatori ed insegnanti condividano una medesima cultura pedagogica che si dovrebbe concretizzare in finalità e progetti educativi convergenti proprio per permettere al bambino di realizzarsi pienamente. Ma così come la continuità pedagogica è fondamentale per realizzare un omogeneo progetto zero-sei, è e deve essere di altrettanta rilevanza la visione comune del percorso formativo del bambino che consideri la discontinuità rappresentata dagli elementi di novità e di scoperta che i bambini stessi portano in modo naturale. È parte della continuità pedagogico-progettuale degli operatori comprendere il valore della discontinuità laddove si giustifica per la diversa maturità evolutiva dei bambini. Tutto ciò che è nuovo e inaspettato, sguardo tipico dei bambini nei con- fronti del mondo, ha un valore formativo. È attraverso una sistematica riflessione sull’azione educativa e la comunicazione dell’esperienza che si genera la continuità. Essa non è quindi un puro passaggio di consegne da un livello di età all’altro, ma necessità di un progetto dalle basi comuni e condivise che non può dimenticare le tipiche caratteristiche del percorso di crescita dei bambini attraverso stimoli nuovi, dati o raccolti dall’esperienza educativa, volti ad alimentare motivazioni e creatività dei bambini stessi.

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