Sottoterra

Beatrice Bittau

Sottoterra

Fara Editore, Rimini 2017,

pp. 84, Euro 8,00

In un desolato quartiere periferico di una imprecisata cittadina italiana si consuma l’esistenza di alcuni

immigrati cinesi, che trascorrono la loro vita chiusi in un laboratorio “sottoterra”, in cui cuciono borse, cinture e accessori vari, sfruttati, abbrutiti da ore di lavoro sfiancante, ridotti in schiavitù. Un uni- verso sommerso, buio, silenzioso, nascosto agli occhi del mondo esterno, che ci viene raccontato da Kai, un adolescente quindicenne, che frequenta la terza media e si prepara ad affrontare l’esame.

Il suo racconto esordisce con queste parole: “Io credo che sono nato con la terra e sassi, sottoterra, io credo ci sono i dinosauri, ma anche i vermi. Io credo che quando sono nato, non so mia mamma a cosa pensava […] Nel momento di adesso, mia mamma so che lavora con la macchina per cucire”. Kai è un ragazzino solo, malinconico, confuso, estraneo all’ambiente che lo circonda; vorrebbe andarsene, scappare via: Milano, Inghilterra…, qualunque posto purché lontano da quella casa an- gusta, sporca, cupa e squallida, dove le tapparelle sono sempre abbassate; lon- tano da quella cucina dove le formiche regnano incontrastate tra gli avanzi di cibo sparsi qua e là, e da quell’unica camera da letto, dove “l’odore di sonno è odore grigio di polvere sull’armadio, di coperte non lavate e di finestre chiuse”. Una casa in cui si intravedono ombre di genitori ridotti a fantasmi, schiacciati dai ritmi di lavoro disumani, con i quali la relazione è ormai ridotta solo a bre- vi, scarni dialoghi di routine scambiati nella quasi totale indifferenza; ognuno ripiegato su se stesso, rinchiuso nei propri pensieri e preoccupazioni.

“Mia mamma spalanca gli occhi, sono gonfiati come uova bollite. Ha anche la faccia bollita, sudata, guarda sopra la tavola, ma non vede le bottiglie e i piatti sopra, spalanca gli occhi, sta in piedi ferma.”

Le giornate scorrono sempre uguali tra la casa, la scuola, la terrazza del condominio, dove Kai si ritrova spesso con i suoi amici, tutti cinesi, a volte le strade del quartiere. La ripetitività e la monotonia unite ad un senso di vuoto esistenziale sono gli elementi che caratterizza- no la sua vita: “Dopo Storia c’è Scienze. Dopo Scienze si va a casa. Tutto una cosa dopo l’altra come una macchina da cucire che con l’ago cuce sulla stoffa una linea di filo, che è senza fine. Dopo a casa, poi si mangia, poi il pomeriggio e poi la sera e poi la scuola […] Io mastico i giorni della settimana come chewing gum”.

Sullo sfondo e nella sua mente, sempre, l’angosciosa presenza del laboratorio, al quale si accede attraverso “le scale, immerse sotto il marciapiede, sotto la strada, come una tana di animale, sottoterra”, e delle sue macchine che fanno “il rumore di milioni di api”.

In questo scenario Kai si ritrova ad affrontare la vita da solo, senza punti di riferimento stabili. Neppure la scuola sembra essere un luogo in grado di fornirgli le risposte che cerca. Unici interlocutori sono i suoi amici soprattutto quelli un po’ più grandi di lui. Con loro Kai si interroga sul proprio futuro, sull’utilità di continuare ad andare a scuola, su quale indirizzo di studi scegliere dopo la terza media. Conscio di avere davanti a sé solo un futuro di duro lavoro, si è quasi convinto che studiare non serve; è indeciso, dubbioso; la fantasia di andarsene via e trovare un lavoro lo affascina, ma nello stesso tempo è consapevole della difficoltà di riuscire a sfuggire al proprio destino: “Credo che non riesco mai a scappare da questa terrazza. È troppo difficile, perché di sotto questo pavimento c’è la mia casa e mia mamma.” Nonostante l’ambiente degradato in cui vive, Kai è un ragazzo buono, forte, che affronta con coraggio quel “buio” che si trova dentro e fuori di lui; non si lamenta, non giudica, non impreca, ma riflette, si pone domande, formula pensieri, che, nella loro cruda lucidità, rivelano una non comune capacità di capire il mondo in cui vive e di trovare il modo per affrontare le difficoltà.

Alla fine, deciderà, in piena consapevo- lezza, cosa fare del proprio immediato futuro ed anche se il finale resta aperto e non sappiamo se avrà esito positivo o negativo, credo che a chi legge farà pia- cere pensare che questo ragazzo, per il quale non si può fare altro che provare simpatia e solidarietà, riesca a trovare una strada diversa da quella a cui sembra irrimediabilmente destinato.

Carla Franciosi

Author