Nuove intimità. Strategie affettive e comunitarie nel pluralismo contemporaneo

Barbara Mapelli

Nuove intimità. Strategie affettive e comunitarie nel pluralismo contemporaneo

Rosenberg & Sellier, Torino 2018,

pp 169, € 14,50

Il nuovo testo di

Barbara Mapelli si pone in continuità con testi precedenti (Infiniti amori, L’androgino tra noi, Sentire e pensare), quasi a comporre una tetralogia, ma si precisano in modo sempre più organi- co e mi pare radicale, sia l’orizzonte di senso nel quale collocare le narrazioni cercate e raccolte con cura, sia il posizionamento dell’autrice stessa.

Il testo si articola in tre sezioni: la prima riguarda le nuove strategie comunitarie che si vanno componendo, la seconda le diverse soggettività LGBTQI, la terza contiene due contributi: uno di Alice D’Alessio e Mauro Muscio, l’altro di Stefano Ciccone.

Le narrazioni riguardano dunque le nuove forme di intimità, di relazioni, di affettività che persone che appartengo- no “alle cosiddette minoranze sessuali” (laddove il termine minoranza non ri- manda a termini statistici o numerici, quanto piuttosto ad una scarsità di riferimenti sociali) hanno saputo e potuto costruire.

È in questo senso allora che l’orizzonte si precisa e si complessifica: le narrazioni si pongono come una possibilità di prendere parola in uno spazio che da privato si fa pubblico. Il “partire da sé” torna ad assumere la sua valenza di rottura (come era stato negli anni Settanta del Novecento) e propone a lettori e lettrici modalità di relazioni che scardina- no l’univocità e le molte stereotipie che ancora si associano al concetto di comunità familiare. Ma non solo. “Partire da sé” consente a coloro che si raccontano, e non solo a loro, di essere presenti sulla scena pubblica, di legittimarsi, se ce ne fosse bisogno, come soggetti sociali.

L’altro elemento a cui si faceva riferimento è il posizionamento dell’autrice stessa. Nella inusuale prefazione, Barbara Mapelli sceglie di collocarsi come soggetto sessuato, di non lascia- re nell’ombra il dato della sua etero- sessualità; dunque un coming out che solitamente non riguarda coloro che appartengono alla cosiddetta maggioranza (anche in questo caso non tanto in termini numerici, quanto piuttosto nell’ottica di normalità presunta). Tale dichiarazione ha una doppia valenza. Da un lato infatti consente di leggere lo stretto legame di questi temi con il femminismo dell’autrice, vissuto anche come forma di analisi critica degli asset- ti sociali esistenti e, negli ultimi decenni almeno, come superamento di una posizione centrata sulla binarietà uomini/ donne. Dall’altro permette che le narra- zioni raccolte siano, appunto, narrazioni, testimonianze di una pluralità che già esiste e si interroga e non possano mai assumere il ruolo di giustificazione o rivendicazione.

Le narrazioni sono restituite con completezza, mai spezzettate ad effetto, ma spesso commentate e corredate da conoscenze letterarie o filosofiche che aprono a interpretazioni sfaccettate.

Il linguaggio piano, eppure mai scontato, rende ancora più evidente la drammaticità delle storie di vita e il loro carico di sofferenza che qualcuno o qualcuna prova a volte a dissimulare con ironia.

È la scelta di questo registro linguistico, a mio avviso, l’elemento pedagogico di maggiore valenza del testo. Esso per- mette infatti di inverare l’incontro tra coloro che leggono e coloro che si raccontano, senza che si crei l’illusione di un effimero avvicinamento, ma semmai capace di mantenere una sorta di di-

 

stanza di rispetto, che piccola o grande che sia, costituisce il vero presupposto di dialogo e convivenza.

Ed è ancora il linguaggio ad essere protagonista nel primo di due saggi che completano il testo: un linguaggio in trasformazione con neologismi, importazioni da altrove e trasformazioni dell’esistente. Alice D’Alessio e Mauro Muscio, trentenni, raccontano il proprio percorso, fatto “di ricerche solita- rie e collettive […] di appartenenze e di rifiuti di appartenenze –p. 135” nel tentativo di salvaguardare la propria soggettività e di mantenere una vigilanza critica rispetto a ciò che li circonda. Nell’altro saggio, Stefano Ciccone si interroga sulla possibilità che traiettorie differenti da quelle considerate “norma- li” posano contribuire ad aprire spazi di libertà per tutti e tutte.

Un testo sul quale discutere, come la scelta della copertina sulla quale si con- centrano apprezzamenti o critiche senza appello.

Claudia Alemani

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