La forza del mito

Carlo Pancera

La forza del mito

Moretti e Vitali editore,

Bergamo 2017,

pp 496, € 32,00

Carlo Pancera scrive un libro su Joseph Campbell fondamentale per molti motivi. Anzitutto perché fornisce una mappatura dell’opera e della figura di questo enorme studioso eccezionalmente raffinata e analitica. Leggendo questo libro il lavoro ma anche la vita di Campbell emergono in tutte le loro complesse stratificazioni e intrecci. Vi appare chiaro come il percorso esistenziale, i viaggi, gli incontri siano fondamentali per comprendere gli sviluppi del pensiero, le torsioni, gli arresti, anche i dietro-

front di questo straordinario e infaticabile studioso dell’umano.

Finalmente un libro che non si limita a raccontare i temi di un autore ma che ne va a sondare, quasi con una sorta di sismografia nicciana, la vita come fon- te di materia da raffinare nel pensiero e nell’opera. Un’opera immensa quella di Campbell, che non si riduce certo a una grande antropologia della cultura simbolica e del mito, perché la sua “mitologia comparata” e cioè “uno studio di simboli in relazione con i campi dell’arte, della letteratura, della filosofia, della religione” (p.207), ha investito campi del sapere molto differenti al fine di ricomporre il mosaico della cultura. Campbell, insieme ad altri, da Jung a Hillman, da Durand a Corbin, ha sviscerato il mondo della cultura simbolica e lo ha sottoposto a rigorose interpretazioni, mostrando cosa significa con- durre un autentico studio sull’intreccio inseparabile dei saperi umani.

Molti anni fa ho provato a introdurre nella cultura pedagogica nostrana la cultura del mito, le figure di Jung e Hillman, di Durand e Corbin ma il mio lavoro fu sdegnosamente rifiutato dalle gerarchie epistemiche dell’accademia, allo stesso modo in cui lo fu quello di Joseph Campbell. Egli racconta infatti che quando uscì il suo Eroe dai mille volti, un testo che poi divenne un classico, fu ostracizzato dalle baronie universitarie che lo accusarono di anti- scientificità e di “esibizione pedante da mezzo-ricercatore”. Sono felice che uno studioso così serio e appassionato come Carlo Pancera giunga finalmente a scrivere un libro su un autore che invece ha aperto e battuto sentieri fondamentali all’incrocio dei saperi e che per esempio, tra le tante cose che ha fatto, ha contribuito a creare quell’eccellente Pa- cifica Graduate Institute a Carpinteria in California oggi raccoglie studiosi da tutti il mondo per portare avanti la sua ricerca come quella di altri (tra cui Hillman) che in quel solco si sono mossi. Il libro ci conduce a conoscere, come detto, le tappe della vita di ricerca di Joseph Campbell, mostrandoci quanto l’approfondimento in vivo, a contatto con i luoghi dove si sono sviluppate le rispettive mitologie sia stato fondamentale, anche nel generare un atteggia- mento disincantato talvolta riguardo a certa mitologizzazione delle religiosità orientali così diffusa in Europa. E d’al- tra parte lo sterminato lavoro di ricostruzione dei grandi profili mitologici, fino a costituire una vera e propria enciclopedia, ci ha regalato consapevolezze fondamentali, come quella del conflitto tra civiltà agrolunari, fondate su culti di tipo matristico o matrofocale, per dirla con Gjmbutas, e civiltà invece solari a dominanza patriarcale, che hanno spezzato i legami con la natura, le dimensioni cicliche e l’esperienza iniziatica del femminile.

Campbell è una miniera inesauribile di informazioni sulla cultura simbolica e il portatore di una visione del mondo profondamente umana ancor prima che umanistica, innervata sui tronchi però dell’antropologia e dell’etnologia, delle religioni e delle mistiche, delle mitologie e delle grandi configurazioni simboliche racchiuse nell’arte e nella letteratura.

In un tempo in cui il sapere sembra sempre più restringersi intorno al primato di una ricerca scientifica di corto respi- ro, dominata da criteri quantitativi, di territori disciplinari chiusi condannati

 

alla gogna della produttività e dell’impact factor, la figura di Campbell, intro- dotta nel dibattito pedagogico (si spera) dal prezioso volume di Carlo Pancera, assume un valore esemplare. Sia per la capacità dello studioso di rappresenta- re un’autentica integrazione di saperi in azione ma anche per il fatto di mostrare come la conoscenza avanzi attraverso la vita, l’esperienza, il toccare con mano, l’arrestarsi, il ricredersi, il vivere insomma, che certo non si può misurare con mediane, numero di pubblicazioni e paper su misura.

Insomma, un libro importante, un libro controcorrente, un libro che riapre il di- battito su cosa sia il sapere e sul senso di un sapere simbolico troppo spesso accantonato da una ragione fattuale e calcolante incapace di cogliere gli strati di significato su cui il proprio stesso mito riposa.

Paolo Mottana

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