Toccaterra

Emma Nolde

Toccaterra

Universal Music Italia 2020

€13,05

Il talento non ha età. E questo può essere vero soprattutto se questo talento viene svelato in un contesto artisti- co, come può essere ancora considera- to quello della scena musicale. Emma Nolde esordisce con il suo primo album, Toccaterra, a 19 anni e si fa già portatrice di un carico emozionale ed una urgenza espressiva che difficilmente vengono trasmessi in questo modo,

riporta all’insicurezza provata in fase adolescenziale: da una parte l’impeto, artistico e non, di gridare al mondo i propri pensieri più nascosti e le proprie sensazioni più profonde, dall’altra una innata paura di mostrarsi realmente come si è ad una persona a noi cara, che ci ispira e ci sconvolge al contempo. Tornando al disco, anche il titolo ha un significato particolare per l’esperienza di vita dell’autrice: “Si intola Toccaterra, come una sorta di imperativo stanco. Un imperativo che avrei avuto bisogno di sentirmi dire e che alla fine mi sono detta da sola. ‘Toccaterra, Emma! Guarda la realtà. Abbi il coraggio’. Ma a quella età. La giovane cantautrice toscana cominciava a comporre testi in inglese già 15 enne. Nel 2019, con la canzone Nero Ardesia (inserito poi in Toccaterra) vince il premio Ernesto De Pascale come migliore canzone con parole italiane al Rock Contest. L’al- bum d’esordio è un progetto costruito negli ultimi due anni, che, com’è lecito aspettarsi, rappresenta tantissimo per l’artista: “Ci sono tre date che mi ricorderò sempre”, dichiara lei, “Il giorno in cui sono nata, l’anno della caduta dell’impero romano d’occidente e il 4 settembre 2020, che sarà un po’ come il mio secondo compleanno. Quel giorno infatti sarà pubblicato il mio primo disco, che più che un album è una collezione di canzoni personalmente necessarie”. Il bisogno di comunicare viene sfogato da Emma in queste otto tracce rivolte, sì, a se stessa, ma soprattutto ad un destinatario in carne ed ossa, che però sembrerebbe non sapere di esserlo: “Non se lo immagina minimamente che io stia dedicando queste parole a lei. È stato il mio modo per essere diretta, ma nella sicurezza che quei pensieri, quei ragionamenti, quei timori, quei desideri, non arriveranno altrove”. Questo atteggiamento ci

non ci sono riuscita subito. Amavo sì, tanto, ma lo facevo da sola. Avrei voluto che qualcuno mi svegliasse e prendesse per me una decisione radicale, ma potevo farlo solo io. Dove meglio cercare radici, se non toccando terra tanto da sprofondarci, tanto da diventarne una parte. Da qui si inizia, dalla mia voglia di realtà e dalla mia incapacità di guardarla negli occhi”. Ciò che scaturisce dall’album sono un ascolto molto gradevole e delle premesse molto interessanti. Il disco comincia con Sfiorare: un timida base di chitarra lascia il posto ad una batteria rimbombante per poi finire con un coro a cappella ritmato da applausi. Resta è un’intima ballata che cresce tra le distorsioni elettriche del sintetizzatore e si dissolve in un docile arpeggio di chitarra. Un delicato duetto tra pianoforte e parlato presenta la title-rack Toccaterra, che si scuote con colpi di tamburi e cori echeggianti. Nero Ardesia sembra avere una intro incerta ed esitante, quasi a-musicale, salvo poi aprirsi grazie a dolci armonie pop. Ughi, tra le note del pianoforte e gli acuti della voce, precede Berlino, brano dal forte accento elettronico che esce dagli stilemi musicali presenti nelle tracce precedenti e rappresenta un cambio di ritmo che rinvigorisce l’album. Sembra invece di essere sulla spiaggia al tramonto quando arriva il momento di (male): nel ritornello pare di sentire addirittura il rumore della risacca del mare, mentre una chitarra acustica viene accompagnata dal violi- no, in una tenera serenata. La raccolta termina con la semplicità e la purezza di Sorrisi Viola: la voce, prima solitaria e soffice, si fa trascinare dalla chitarra fino a diventare ruvida e cruda, nel momento maggiormente emotivo del- la canzone. Già dal primo ascolto, si evince quanto Toccaterra sia un album sincero ed emozionante: sincero per- ché Emma non si nasconde e ci dice esattamente cosa prova, senza troppa vergogna; emozionante perché ci si immedesima nell’incertezza e nel timore che colleghiamo immediatamente ad una nostra esperienza personale vis- suta in quel periodo passato. Si tratta sicuramente di tracce ben composte ed interpretate. La voce di Emma però è forse ancora un pochino grezza, da sviluppare: anche se in certi casi è riuscita a compensare questa caratteristica con canzoni intime in cui non c’è realmente bisogno di dimostrare particolare potenza canora. In ogni caso, questo è un punto che verrà sicuramente migliorato con il tempo e con lo studio nel canto. Altro piccolo nodo da sciogliere riguarda il genere: certamente nella prima raccolta, l’artista è ancora alla ricerca di quelle sonorità che di- venteranno poi un marchio di fabbrica nel corso della carriera; in questo al- bum si percepisce una certa immobilità e confusione per quanto riguarda l’utilizzo degli arrangiamenti: probabilmente un accompagnamento più sostanzioso potrebbe infondere maggiore carattere ad alcuni pezzi. Anche per questo, però, bisognerà aspettare del tempo: la cantautrice dovrà trovare e sperimentare nuove idee per arricchire e personalizzare il proprio stile. Questo avverrà tra qualche anno, quando vorrà raccontare le sue nuove storie attraverso quella che lei stessa definisce “la miglior forma d’espressione che conosca”, cioè la musica.

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