Minari

Titolo: Minari

Formato: Lungometraggio – Fiction

Genere: drammatico

Anno: 2020

Produzione: USA

Regia: Lee IsaacChung

Durata: 115’

Dove: Cinema dal 26 Aprile Sky/Now dal 5 maggio

 

Sinossi

Negli anni ’80 una famiglia Sud Coreana, composta da Padre, Madre e due bambini, si trasferisce dalla California in una casa prefabbricata sperduta nelle campagne dell’Arkansas per realizzare il progetto lavorativo del padre Jacob: coltivare nella propria fattoria prodotti coreani da rivendere ai propri connazionali. Monica, la moglie di Jacob rimpiange la vita della grande città e teme l’isolamento della famiglia soprattutto a causa delle condizioni del piccolo David che ha una malformazione cardiaca che ne minaccia la salute.

Mentre per mantenersi momentaneamente Jacob e Monica lavorano come selezionatori di pulcini (separando i maschi dalle femmine), i due bambini Anne e David vengono accuditi dalla nonna, fatta arrivare dalla Corea anche per mitigare il senso di isolamento della famiglia. Ma il rapporto con i nipoti e in particolare con il piccolo David si rivelerà piuttosto complicato.

L’inseguimento pervicace del personalissimo sogno americano del giovane e ottimista Jacob metterà duramente alla prova le relazioni all’interno della famiglia Yi che dovrà attraversare un profondo ripensamento delle proprie dinamiche interpersonali.

Lee Isaac Chung ci racconta una storia molto semplice e, apparentemente, molto particolare, lontana dalla nostra possibilità di empatizzare con i protagonisti.

Ma grazie a un eccellente lavoro di scrittura, precisa e minimalista, Il regista riesce a lavorare con i temi universali che ci riguardano: la realizzazione dei sogni, la difficoltà di integrazione, il conflitto generazionale, l’incomunicabilità che può avvolgere le relazioni famigliari nei momenti difficili.

Ci parla di universali con gli occhi innocenti del piccolo David (uno straordinario Alan S. Kim di cui è impossibile non innamorarsi), uno sguardo fatto di semplicità e privo di qualsiasi retorica.

Pedagogika Point of view (PPOW)

Senza togliere il piacere di scoprire come si evolva la vicenda della famiglia Yi, Minari ci svela come la chiave per superare costruire relazioni efficaci sia nel microcosmo famigliare, sia un una comunità in cui integrarsi, sia sempre la cura.

Come la pianta coreana che dà il titolo al film, che può crescere da sola se piantata nel posto giusto, così le relazioni fra le persone anche molto diverse possono fiorire se custodite e alimentate con la dovuta cura.

A proprio modo ogni personaggio del film si prende cura di qualcuno o di qualcosa anche quando commette degli errori. Quando ognuno metterà la propria disponibilità a prendersi cura di qualcun altro al servizio dell’intero sistema, allora i nodi cominceranno a sciogliersi e il Minari potrà essere raccolto.

Vincitore del Golden Globe come miglior film straniero, Minari è candidato all’Oscar nelle categorie principali tra cui miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura originale

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