OK

Gazzelle

OK

Maciste Dischi

2021, € 14,90

In ambito musicale il termine “indie” non determina una particolare categoria di genere che accomuna a livello stilistico gli artisti che ne fanno parte. Questa parola non è nient’altro che l’abbreviazione di “independent”: i musicisti che entrano in questo insieme sono solitamente conosciuti nella scena underground e scelgono di autoprodursi oppure di pubblicare i propri album sotto etichette indipendenti, non appartenenti alle cosiddette “majors”. Mentre nel Regno Unito e in USA l’indie si accosta maggiormente al rock, in Italia, a partire dai primi anni del 2000 (tra i vari interpreti, Brunori Sas, Baustelle, Dente e Le luci della centrale elettrica), anche la sfera pop ha avuto una certa influenza. Ad oggi l’evoluzione del genere nel nostro Paese viene chiamato ”Itpop” e fa da controparte alla musica leggera (diciamo da Festival di Sanremo) ed alla corrente trap-rap all’interno delle classifiche dei brani più ascoltati sulle radio e sul web. Tra i punti di riferimento della scena itpop attuale troviamo Flavio Pardini, alias Gazzelle: dopo l’esordio di Superbattito (2017) e la consacrazione di Punk (2018), quest’anno è giunto il momento della sua terza pubblicazione, intitolata OK. Rispetto ai precedenti lavori il suono diventa più minimale ed elettronico, mentre i testi appaiono leggermente più maturi. La raccolta inizia con Blu e la sua base sintetica, lenta e cadenzata (“Ma non ti accendi da un po’ / E tu sei come un fiammifero”). Destri è il brano ritenuto più potente dall’autore stesso: il ritornello infatti esplode intensamente con sonorità pop-rock. “Com’è tremendo il weekend se non sai chi chiamare / Se vuoi io resto qui /Ma tu resta qui, non te ne andare”: canta così GBTR, sigla che sta per “Going back to routine”. In Però sintetizzatore e chitarra si alternano su un ritmo elettronico; in Lacrima, intima ed oscura, il testo è composto di modo che l’ultima sillaba della parola con cui termina un verso coincida con la prima sillaba della parola con cui inizia il successivo; nella title-track OK punteggiature dance anni ‘90 danno continuità tra strofa e ritornello.

La settima canzone della lista si intitola proprio 7: “‘Non ti posso più vedere, vammi a prendere da bere’ / Me l’hai detto tu e poi non c’eri più”. Belva mischia la chitarra ad un arrangiamento rap (“E non è vero che tutto si aggiusta / Che tutto ha un senso, che tutto ci serve”); Coltellata apre con voce e pianoforte, continua con un ritornello pop melodico e chiude con una strofa del trapper Tha Supreme. Una processione di chitarra, voce, pianoforte e sintetizzatore cammina lenta e triste in Scusa (“E ho rovinato tutto un’altra volta / E sei sparita via con la tua roba / Pezzi di cuore a terra, pezzi di porta”). Il brano migliore della serie è lasciato per ultimo: la ballata Un po’ come noi sembra non discosarsi troppo dai precedenti stilemi, ma qualcosa cambia nel melodico ponte che introduce il ritornello e nell’assolo solenne di chitarra elettrica (“E come mai i nostri sogni non rimangono mai in aria? / Un po’ come noi, un po’ come noi”). Tirando le somme, OK risulta essere abbastanza monotono e scontato. La scelta di voler puntare tutto su un arrangiamento minimale che dia rilevanza alle parole ed alla voce del cantantautore potrebbe sembrare condivisibile; in questo caso però entrambi questi fattori non si manifestano così importanti da poter essere posti in rilievo sul resto. Praticamente tutte le canzoni ciondolano in un’atmosfera malinconica, accompagnate da una voce roca che non varia quasi mai tonalità, né tantomeno conferisce energia e carattere. Un’unica eccezione viene fatta per qualche impennata di volume ed intensità nei ritornelli, i quali però molto spesso durano solo all’incirca 15 secondi. Questa particolarità evita di dare profondità al brano, che quindi non può realmente concretizzarsi e realizzarsi: non si ha così un vero e proprio punto di svolta per contrastare l’uniformità delle strofe. I testi, per quanto originali e contenenti figure e modi di dire rappresentativi della generazione dell’artista, affrontano unicamente il tema di relazioni in essere oppure irrimediabilmente finite ma che riverberano ancora nel presente. Effettivamente non vengono utilizzate frasi smielate o falsi luoghi comuni tipici delle canzoni d’amore, ma si entra in ogni singolo aspetto quotidiano, che, seppur apparentemente irrilevante, assume un’importanza vitale una volta che viene meno. L’amore non è perfetto ed eterno, ma sfaccettato e fatto di mille piccole imperfezioni, alcune delle quali possono fare scricchiolare una relazione, fino a distruggerla.

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