ORIGAMI CREATIVITÀ E PEDAGOGIA

L’antica arte giapponese del piegare la carta cono- sciuta con il nome di “origàmi” è da ritenersi “gioco” proprio come lo intende Winnicott, tale pratica infatti implica la distinzione tra creatività e creazione

Claudia Cacchioni*

Origami cos’è ?

Carta più mani è uguale a origàmi ! è piegare, giocare e saltare sui rami.

 Su rami di carta volare leggeri, è librarsi nell’aria come piccoli aerei.

 

L’uomo non può fare a meno del gioco, tutti giochiamo in ogni periodo della nostra vita ma in ciascuna tappa esiste un approccio ludico diverso.

Da bambino si ha nei confronti della realtà un contatto giocoso ed è attraverso l’attività ludica che sperimenta, e quindi conosce e controlla quanto lo circonda, da adulto invece si approccia alla realtà per affermare la propria presenza nel mondo.

Per Winnicott è soltanto mentre gioca che l’individuo sia esso adulto o bambino, è in grado di esprimere la sua personalità , di essere creativo e di scoprire il proprio Sé.

Nell’adulto il gioco si estende ai suoi interessi, al piacere di una lettura, un hobby e nella possibilità di svolgere un lavoro che lo appassioni.

Ciò che Winnicott intende per creatività non ha a che vedere con un prodotto specifico, qualcosa di pregevole e riconosciuto universalmente come la creazione di un’artista, quanto di un modo di intendere la vita, un vivere creativo. (Winnicott, D.W. 1971)

Inoltre è dal processo di piegatura che si riceve più soddisfazione rispetto al prodotto finito che comunque deve possedere una sua funzionalità, questo aspetto è ben visibile tra i bambini.

Ad esempio nell’ambito dei modelli piegabili dai più piccini, quelli che catturano la loro attenzione e amano di più sono “ gli origami animati “ : uccelli che battono le ali, bocche di volpi, lupi o coccodrilli che si aprono e si chiudono, orecchie di conigli che si muovono, rane che saltano e così via. Il motivo dell’ attrazione risiede nel fatto che per i bambini questi origàmi hanno una loro funzionalità, e con essi riescono a giocare. Molti adulti apprezzano invece modelli complicati per conoscere i propri limiti, e allora si cimentano nella piegatura del foglio di carta seguendo diagrammi piuttosto difficili, e con molteplici passaggi per ottenere figure realistiche.

Si pensi agli insetti o alle complesse figure modulari, la cui difficoltà è nell’assemblaggio di fogli di più colori piegati secondo lo schema, e nell’incastrare i moduli senza l’uso della colla per ottenere figure geometriche bi e tridimensionali. C’è da dire che anche in questo ambito esistono deliziosi modelli giocosi, adatti ai bambini più grandi e ai ragazzi, che permettono attraverso movimenti armonici delle mani di passare da una forma a un’altra .

La tecnica degli origami si differenzia da tutte le altre di tipo creativo per l’equilibrio tra aspetto costruttivo e manipolazione. Nei modelli più elementari la realizzazione dell’oggetto occupa poco tempo, e il bambino è in grado di passare rapidamente dal costruire, al giocare con quell’oggetto creato con le sue mani. Se pensiamo ad esempio alla carta pesta, è necessario un processo laborioso e impegnativo per modellare un burattino con il quale narrare o inventare delle storie, mentre con poche pieghe di un foglio di carta il bambino può ottenere un semplice burattino da infilare in un dito delle mani, e in pochi minuti allestire un teatrino con più personaggi, da animare a piacere liberando la fantasia.

Un po’ di storia degli origami

Dal punto di vista storico la piegatura della carta ebbe origine in Cina, dove fu inventata nel II° secolo D.C. si sviluppò però in Giappone e non come arte ma espressione delle tradizioni cultura- li. L’occidente invece ebbe la possibilità di conoscere questa pratica in modo più sistematico solo nella metà dell’800, quando il Giappone si aprì agli stranieri e ai giapponesi fu permesso di uscire dai confini nazionali, così diversi di loro essendo prestigiatori organizzarono delle tournè presentando modelli di carta che stupivano il pubblico.

In verità l’idea che la carta si potesse piegare per assumere delle forme era già stata sviluppata da qualche europeo, ad esempio alcuni disegni di Leonardo da Vinci mostrano uno studio sistemati- co dei vari tipi di pieghe che si potevano ottenere, e da cui si deduce il suo interesse per la piegatura legata alla matematica. Lewis Carrol autore di Alice nel paese delle meraviglie aveva invece un piccolo repertorio di modelli (barchette e simili), che utilizzava per intrattenere i bambini.

Verso la metà del XIX° secolo si sta- vano diffondendo in Europa le teorie pedagogiche del precettore Friedrich Froebel, che tra l’altro riteneva la piegatura della carta un ottimo sistema per sviluppare la coordinazione motoria, la creatività e per apprendere le regole della geometria e aveva progettato a tal scopo una serie di semplici esercizi di piegatura.

Anche Winnicott era solito alla fine della consultazione psicoanalitica pie- gare un foglio di carta per farne una freccia o un ventaglio, ci giocava per qualche istante e poi lo dava al bambino dicendogli “arrivederci”, il bambino in seguito avrebbe potuto utilizzarlo o buttarlo via. Questo semplice atto simbolico che nessun bambino aveva mai rifiutato, secondo sua moglie Clare, che ne fu spesso testimone, conteneva forse un primo abbozzo di idee che sviluppò in seguito tra cui il concetto di oggetto transizionale. (Winnicott. C. 1977).

Continuando con la storia della piegatura della carta, è in Giappone che avverrà una vera rivoluzione in questo campo con Akira Yoshizawa , uno tra i più grandi maestri di origami nel mondo, un vero pioniere .

Yoshizawa iniziò a lavorare da giovanissimo in una industria metalmeccanica di Tokyo, e continuando a studiare divenne disegnatore tecnico, negli anni 30 gli fu affidato il compito di forma- re i giovani impiegati e insegnava loro la geometria usando la piegatura della carta. Ancora molto giovane lasciò il lavoro per dedicare tutta la sua lunga vita agli origàmi, sviluppò la tecnica appassionandosi e inventando moltssimi modelli soprattutto figurativi, ai quali sperimentando pieghe più morbide e tridimensionali donava un’infinita poe- sia, il passerotto è uno tra questi.

Ma la cosa grandiosa è che insieme a Randlette e Harbin, ideò una simbologia che divenne universale per realizzare dei diagrammi di piegatura, ciò permise di rappresentare i modelli e raccoglierli in libri, in modo che chiunque potesse provare a piegare autonomamente qualsiasi modello senza l’ausilio di un insegnante, scavalcando così le barriere linguistiche.

Fu solo allora che venne coniato il termine “origami”.

Una pedagogia per rimuovere gli ostacoli

Considerando l’aspetto più stretta- mente pedagogico, nel 1980 le idee di

Froebel vennero riconsiderate quando il Giappone organizzò l’istruzione elementare secondo i modelli occidentali e decise di adottare il suo metodo con la creazione in tutto il paese di giardini d’infanzia ,così la piegatura della carta fu da allora e ancor oggi , insegnata nel- le scuole nipponiche.

E’ certo che gli origàmi sono un metodo del quale avvalersi per rimuovere quegli ostacoli che

impediscono al bambino, al ragazzo ma anche all’adulto di sviluppare o potenziare le funzioni mentali quali la percezione, l’attenzione e la memoria e per favorire il lavoro di gruppo e quindi la socializzazione. Ci troviamo difronte ad un giocoso strumento di apprendimento di concetti geometrici e matematici, spesso non semplici da assimilare nei modi consueti.

Si potrebbe aggiungere di più sulle vaste applicazioni di questa disciplina nell’arte ,nell’ ingegneria, nella moda, nella pubblicità , persino nella riabilitazione delle mani dopo degli incidenti, ma la scuola è il luogo di elezione, includendo anche tutto ciò che è educativo seppur svolto fuori dalle aule, parliamo di varie comunità o luoghi di cura come il carcere, le case famiglia, i centri per gli anziani, le comunità terapeutiche, gli ospedali pediatrici ecc.

Considerando solo la scuola, ogni in- segnante di qualsiasi materia posto nel- la condizione di conoscere le basi fonda- mentali degli origàmi, e quanto relativo alla propria disciplina d’insegnamento, sarà certamente in grado di svolgere una programmazione ordinaria o di recupero che vede nell’insegnamento delle regole, nella comprensione dei diagrammi e nella piegatura di modelli semplici o più complessi e selezionati, gli strumenti che permettono ai propri studenti di acquisire le abilità richieste. Consapevoli che in Italia non tanto la conoscenza, quanto la pratica degli origami sia ancora scarsa, il centro diffusione origàmi , attivo da più di un quarantennio e in continuo scambio con le altre associazioni nel mondo , da soli cinque anni nonostante l’impegno profuso da sempre, è riuscito ad organizzare convegni annuali su origami, dinamiche educative e didattica , destinati agli insegnanti di ogni ordine e grado, agli educatori e operatori sociali, con lezioni teoriche e laboratori.

Il riscontro positivo dato dalla partecipazione vasta ed entusiasta del corpo docente, che continua nel tempo e an- che a distanza ad essere incoraggiato e sostenuto per applicare e diffondere questa preziosa disciplina dentro ma anche fuori dall’ambito scolastico, fa ben sperare che la pedagogia sempre più consideri la pratica origàmi uno straordinario strumento di educazione e di coesione sociale.

 

*Psicologa psicoterapeuta, socia del centro

diffusione origami

 

Bibliografia

Winnicott C., 1977 “Donald Winnicott come persona” in AA.VV. Il pensiero di

D.W. Winnicott,Roma, Armando, 1982. Winnicott D.W.,1971 “Il gioco attività creativa e ricerca del sé” in Gioco e real, Roma, Armando 1974.

Sitologia

Per avere informazioni dettagliate sugli origami dalla storia ai modelli da scaricare, video e altro, si consulti il sito del centro diffusione origami: www. origami-cdo.it

Per un resoconto sull’applicazione dell’origàmi nella didattica e degli argomenti trattati nei convegni consultare i programmi dei vari anni su : www.origami-cdo.it/cdo/convegno/ origamiedidattica.html

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