L’esperienza di imPARIaSCUOLA. Un progetto di sensibilizzazione alla parità di genere nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.

Mara Ghidorzi*

“imPARIaSCUOLA” è un progetto attivo sul territorio metropolitano milanese e brianzolo volto a promuovere una cultura di genere e di valorizzazione delle differenze nelle scuole, con un’attenzione specifica ai temi del lavoro e delle pari opportunità.

Rivolto alle scuole primarie e secondarie, con sperimentazioni nella scuola dell’infanzia, il progetto prevede incontri di formazione e sensibilizzazione per docenti e genitori e la realizzazione di attività con alunne e alunni delle classi coinvolte.

Il focus sul lavoro, l’orientamento e gli stereotipi connessi si deve alle Consigliere Provinciali di Parità di Milano e di Monza Brianza, che nel 2011, con la collaborazione di AFOL Metropolitana1, decisero di promuovere un progetto finalizzato a prevenire le discriminazioni, un intervento culturale volto ad eliminare alla radice, tutte quelle problematiche connesse al tema donne-lavoro.

Il tema del lavoro, da questo punto di vista, è ampio e articolato e sottende aspetti che si legano alla vita personale e sociale degli individui: la realizzazione di sé e delle proprie reali aspirazioni, il riconoscimento del proprio ruolo nella vita famigliare e nella società, la divisione/condivisione dei lavori di cura, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, le professioni e la carriera.

Nel corso di questi dieci anni, anche per la natura stessa del concetto di genere, strumento di lettura e di analisi di molteplici fenomeni storico-sociali, il progetto ha poi approfondito altre problematiche connesse alla crescita sessuata, quali bullismo/cyberbullismo e la violenza di genere, attivando connessioni con soggetti e associazioni del territorio, come per esempio Maschile e Plurale.

imPARIaSCUOLA ha una struttura molto snella e prevede il coinvolgimento attivo dei 3 soggetti costituenti la relazione educativa: insegnanti, famiglie e alunne/i. La finalità è quella di costruire un’alleanza strategica, volta a favorire quel cambiamento culturale che può avvenire solo nel dialogo fra le due principali agenzie di socializzazione. E’ proprio in questa direzione che, nel progetto, vengono incentivate e proposte attività didattiche volte a coinvolgere anche i genitori, con l’obiettivo di mettere in discussione o comunque rendere visibili tutti quei meccanismi, gesti, parole che non fanno altro che rafforzare una visione stereotipata dei ruoli e modelli di genere.

Il tema dell’esperienza è centrale nella metodologia di imPARIaSCUOLA: il partire da sé, dai propri vissuti permette, anche con le più piccole e i più piccoli, di presentare giochi e stimoli materiali su cui poter ragionare, giungendo a nuove scoperte e consapevolezze. Il genere va praticato, non può essere affrontato come una semplice materia di insegnamento, le due ore settimanali di educazione alla parità, alle differenze di genere. Così come non possono bastare singoli interventi esterni di “esperte o esperti”. La prospettiva di genere dovrebbe essere portata avanti da chi tutti i giorni vive e agisce la relazione educativa. Agire sul “normale” fare scuola, fornendo spunti e metodologie differenti nell’affrontare i saperi disciplinari, nel gestire la relazione con le proprie alunne e i propri alunni, nella relazione con se stessi e quindi ponendo la/il docente come modello positivo di stimolo al cambiamento, di messa in discussione dell’ovvio.

Un’altra delle caratteristiche chiave del progetto è la sua flessibilità e adattabilità che lo rende riproducibile anche in realtà diverse, di ordine scolastico, di percorso formativo e di collocazione geografica sociale: non un progetto preconfezionato quindi, ma un percorso co-progettato e costruito insieme a chi vive la scuola nella sua quotidianità.

Nel corso di questi anni, con Barbara Mapelli che ne è la referente scientifica, abbiamo visto e vissuto realtà fra loro molto diverse, sia per posizione geografivca che di collocazione sociale, dal centro città alle periferie, nell’hinterland milanese e nei paesi dell’alta Brianza: una diversità che ci ha arricchito e che ha reso il nostro lavoro meno routinario, plastico.

Certo, non sempre siamo state accolte a braccia aperte, soprattutto nei contesti della provincia, quella più profonda. A fronte di qualche assessora (sempre donne) coraggiosa, o di Dirigenti illuminati, ci siamo scontrate, a volte, con associazioni No Gender che hanno cercato di sabotare le nostre iniziative, seminando panico e terrore nei genitori e insegnanti meno informati. A volte, invece, le resistenze sono arrivate dall’interno della scuola, un progetto il nostro che comporta fatica, non tanto per le ore di formazione da seguire, limitate a 4 incontri, ma per l’attivazione che implica nel realizzare, con una nostra supervisione, un progetto didattico nelle rispettive classi.

Il più delle volte queste resistenze svaniscono nel corso della formazione: le e gli insegnanti si appassionano, parlano di sé, del proprio lavoro, del loro essere donne e uomini, e pian piano dall’affermazione più volte sentita nel corso dei nostri incontri, “la scuola è neutra, non fa distinzioni” si passa ad esaminare i propri comportamenti, a soppesare il linguaggio utilizzato, il tono di voce. La consapevolezza di essere portatori-trici inconsci di stereotipi.

La consapevolezza è la scintilla che fa attivare le/i docenti. Grazie a questa lucina, abbiamo visto implementare attività e progetti molto belli, articolati, soprattutto da un punto di vista metodologico: progetti trasversali ed integrati nel programma scolastico e declinati sulle specifiche materie, in molte scuole

primarie a livello di intergruppo, il tentativo di coinvolgere i genitori, il destrutturare il setting scolastico frontale con la messa in scena di drammatizzazioni e role playing…

Il coinvolgimento delle famiglie, per esempio, è avvenuto con la stesura di diari quotidiani da parte di bambine e bambini sulla divisione dei carichi di cura in famiglia, o la ricerca dei mestieri svolti dalle nonne e dai nonni, fino ad oggi, all’ultima generazione, per vede- re come cambia, a partire dalla propria esperienza, la rappresentazione sociale e culturale del lavoro.

In una scuola primaria sono state fatte interviste sia a scuola che in famiglia sulle percezioni stereotipate del maschile e del femminile, in relazione alle professioni, ai giochi, agli sport praticati. Domande predisposte con la docente di lettere, analisi dei risultati tramite grafici, tabelle e dati con la docente di matematica, la traduzione in inglese dei testi e la rappresentazione grafica nelle ore di educazione all’immagine.

Negli incontri conclusivi del percorso, con genitori e insegnanti, ci arrivano talvolta messaggi e segnali di conforto. Come quella mamma di una scuola di Seregno, che ci riportò di essere stata rimproverata dalla propria figlia all’esclamazione “basta, stai un po’ ferma, non fare il maschiaccio”, rispondendole con un “mamma, questo è uno stereotipo!”.

Certo, il coinvolgimento dei genitori è sempre molto complicato, soprattutto nelle secondarie, e rimane il fatto che sono sempre quelli più sensibili al tema ad essere presenti. Però è anche vero che, in questi dieci anni di progetto, è aumentata, anche se di poco, la presenza dei padri. Sono soprattutto giovani padri, solitamente arrivano con la propria compagna, e quasi mai intervengo- no. Ascoltano però interessati il dibattito, senza mai porsi in atteggiamenti di scontro, ma piuttosto di comprensione. Solo in un caso ci è capitato che la famiglia non autorizzasse il proprio figlio a partecipare alle attività di progetto. Fra l’altro una situazione molto complessa da gestire perché, come prima spiegato, imPARIaSCUOLA entra nella normalità del fare didattica. Questo rifiuto è arrivato a seguito di una campagna di propaganda fatta da un’associazione pro-life sul territorio, che ha portato poi ad uno scontro molto acceso anche a livello della politica locale, essendo il progetto promosso dal Comune.

Tutte le esperienze realizzate sono state raccolte sul sito web di progetto www.impariascuola.it .

Il sito svolge la funzione di punto di ‘raccolta’, al fine di non disperdere un prezioso patrimonio di attività, ed esperienze, di ricerche e pubblicazioni realizzate nel corso degli anni sulle tematiche di genere e si pone come un “riferimento in continua trasformazione e autoaggiornamento” per cittadine e cittadini interessati, istituzioni, scuole, soggetti pubblici e non. L’idea di fondo di è quella di alimentare un deposito condiviso di materiali, che si arricchisce e si alimenta grazie anche al contributo delle e degli “host””, e da utilizzare nelle scuole, a supporto dell’attività didattica sia da un punto di vista teorico e contenutistico sia da un punto di vista di strumenti.

Nel sito, infatti, è possibile trovare tutti i materiali realizzati dalle scuole in questi quasi dieci anni, ricerche, tesi, tesine che le laureande/neo laureate ci segnalano, una filmografia e una bibliografia per bambine e bambini, ragazze/, adulti, una raccolta di video da vedere e commentare nei vari laboratori.. tutto questo nella logica del copy left: ovvero, ciascuna/o può prendere spunto e attingere da esperienze già realizzate e, a sua volta, condividere le proprie.

Per ogni edizione del progetto, abbiamo raccolto tramite focus group e semplici questionari, cosa l’esperienza di imPARIaSCUOLA, ha significato per ogni insegnante, da un punto di vi- sta professionale e di crescita personale. Non semplici customer di gradimento quindi, ma la somministrazione di strumenti di autovalutazione volti a far riflettere sui cambiamenti, le resistenze, le trasformazioni, le criticità riscontrati.

Abbiamo raccolto tante parole, consigli, riflessioni come “La necessità di trovare tempi e spazi di riflessione su cose che troppo spesso si danno per scontate nella propria vita e nell’insegnamento”, “Le riflessioni acute dei ragazzi; il coinvolgimento e le loro emozioni; la voce sicura di un’alunna, normalmente ti- mida, che legge le sue riflessioni ad alta voce”, l’attenzione nell’uso del linguaggio nelle situazioni quotidiane. “Ciao bambine, ciao bambini” è diventato il saluto quotidiano dopo il corso”, stati d’animo, esperienze “Mia figlia mi ha chiesto: “perché, pur essendo libera, ho paura di uscire la sera?”, metafore di vita come E’ come fare snorkeline..finché non metti la testa sott’acqua non immagini quello che vedrai e la realtà supera sempre le aspettative”

Ci mancano dati e riscontri a 2/5 anni dal progetto ed è quello che ci piacerebbe fare il prossimo anno, nel decennale di imPARIaSCUOLA, la realizzazione di un primo bilancio quali-quantitativo in termini di impatto e capacità trasformativa di una buona prassi che vorremmo diventasse una pratica di struttura all’interno dei programmi di ogni scuola.

 

*Esperta in politiche di genere e delle politiche attive del lavoro, presso AFOL Metropolitana come progettista e coordinatrice di ricerche e progetti volti a favorire e a valorizzare la presenza femminile nel mercato del lavoro e a contrastare gli stereotipi di genere.

 

Note:

1 Afol metropolitana, Agenzia per la formazione, l’orientamento e il lavoro della Città metropolitana di Milano, è un’azienda speciale consortile partecipata dalla Città Metropolitana di Milano e da 69 Comuni compreso il capoluogo. ( www.afolmet.it )

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