Personagge Personaggi – EDGAR MORIN

di Giuseppe Fichera

EDGAR MORIN

Edgar Nahoum, noto come Edgar Morin, nasce l’8 luglio del 1921 a Parigi in una famiglia ebrea con origini toscane: il padre è un commerciante di Salonicco laico, mentre la madre muore quando Edgar ha solo dieci anni. Sin da ragazzo si appassiona alla lettura (oltre che all’aviazione, al cinema e al ciclismo) e intraprende studi legati alla filo- sofia.

Nel 1940 mentre i tedeschi invadono la Francia fugge a Tolosa dove si dedica ad aiutare gli esuli, nel ’42 entra a far parte della resistenza, durante questo periodo adotta il nome di battaglia di Morin.

Dopo la guerra entra a far parte nel Cnrs, il Centre National de Recherche Scientifique.

Nel 1968 lavorando all’Università di Nanterre, si occupa delle lotte studentesche che agitano il Paese, ricordiamo il suo saggio in italiano: “Maggio 1968: la violazione”. L’anno successivo si trasferisce in California, e approfondisce gli studi che saranno parte integrante della sua epistemologia: la teoria dei sistemi, teoria dell’informazione, la cibernetica, e la recente scoperta del DNA, che saranno, anche grazie alla sua opera note come epistemologie della complessità. Ricordiamo fra gli altri Il Metodo (1977), La vita della vita, (1987), La natura della natura, (2001 su fisica e chimica), (2004 su biologia ed ecologia), La conoscenza della conoscenza, 1989 (sull’antropologia della conoscenza)

Nel nuovo millennio Morin sottolinea l’importanza di insegnare il pensiero complesso in campo educativo e formativo, individua nei suoi testi Sette Saperi indispensabili nella formazione delle giovani generazioni. Ricordiamo I Sette saperi necessari all’educazione del futuro, e La testa ben fatta, Educare gli educatori: una riforma del pensiero per la democrazia cognitiva.

Nel dicembre del 2008 lo studioso transalpino riceve dall’Università di Napoli la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione, per poi tenere una lectio doctoralis ispirata proprio ai Sette saperi per un›educazione al futuro, trattati in una delle sue opere.

In questo breve scritto non possiamo che accennare all’enorme opera di Morin vogliamo ricordare due grandi momenti del suo contributo; il primo di con approccio epistemolgico e il secondo specificamente pedagogico. Sinteti- camente dal suo famoso testo ripostiamo “ I Sette saperi necessari all’educazione del futuro”; e invitiamo il lettore a un esercizio mentale, cioè provare a leggere gli ultimi avvenimenti, dall’ecologia all’epidemia, alla luce dei sette saperi che ogni studente (ogni insegnante, educatore, ecc..) dovrebbe apprendere.

  1. Le cecità della conoscenza: l’errore e l’illusione

L’educazione deve mostrare che non esiste conoscenza che non sia in qualche misura minacciata dall’errore e dall’illu- sione: errori mentali, errori intellettuali, errori della ragione, accecamenti para- digmatici.

  1. I principi di una conoscenza pertinente

È necessario dunque promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e gli oggetti nei loro insiemi, sviluppando quell’attitudine naturale della mente umana a situare le informa- zioni in un contesto

  1. Insegnare la condizione umana

Uno dei limiti dell’educazione attuale è il fatto di non insegnare ciò che significa essere umano, conoscere il carattere complesso della propria identità e dell’identità che si ha in comune con tutti gli altri umani

  1. Insegnare l’identità terrestre

L’idea di destino planetario è attualmente ignorata dall’insegnamento. Gli snodi dell’era planetaria, iniziata nel XVI secolo con la comunicazione fra tutti i continenti ed il complesso di crisi che segna il XX secolo sono spunti importanti per educare alla riflessione su come tutte le parti del mondo condividano un passato di reciproca solidarietà, ma anche di oppressione e devastazione. Dal momento che il destino del pianeta riguarda tutti gli uomini, per Morin è fondamentale sottolineare quanto l’educazione possa dunque contribuire alla creazione di un’ipotetica “cittadinanza terrestre”.

  1. Affrontare le incertezze

“Bisogna apprendere a navigare in un oceano d’ incertezze attraverso arcipelaghi di certezza”.

Nel corso del XX secolo, scienze come la microfisica e la cosmologia ci hanno mostrato che la conoscenza contiene incertezze che l’insegnamento dovrebbe considerare. Educare a predisporre la mente ad aspettarsi l’inatteso è fondamentale per affrontare i rischi che le incertezze comportano. Non va dimenticato che tutte le decisioni che potremo prendere, sia personalmente che politicamente, non sono altro che scommesse, scrive Morin.

  1. Insegnare la comprensione

Il pianeta ha bisogno in tutti i sensi di reciproche comprensioni, al punto che Morin sostiene che sia necessaria una riforma della mentalità che educhi an- che all’incomprensione. Questo consentirebbe di mettere a fuoco le radici dei razzismi, delle xenofobie, delle forme di disprezzo e sarebbe dunque una delle basi più sicure dell’educazione alla pace.

«Un pensiero capace di non rinchiudersi nel locale e nel particolare, ma capace di concepire gli insiemi, sarebbe adatto a favorire il sen- so della responsabilità e il senso della cittadinanza. La   riforma di pensiero avrebbe dunque conseguenze esistenziali, etiche e civiche».

  1. L’etica

L’insegnamento deve far riconoscere la triplice realtà umana, così che l’etica si formi nel- le menti a partire dalla coscienza che l’uomo è allo stesso tempo individuo, parte di una

società, parte di una specie. Da qui, secondo Morin, nascono le due finalità etico-politiche del nuovo millennio: stabilire una relazione di reciproco controllo fra la società e gli individui attraverso la democrazia; portare a compimento l’umanità come “comunità planetaria”.

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