L’Isola delle Madri

Maria Rosa Cutrufelli

L’Isola delle Madri

Mondadori Libri S.p.A.,

Milano Marzo 2020

pp. 234, € 18,00

Carla Franciosi

Apparso in libreria a marzo, pochi giorni prima del lockdown per  corona virus, questo romanzo si rivela profetico nella sua visione di un futuro distopico, del quale, già nel nostro presente “malato” si possono intravedere alcuni tragici indizi, e al tempo stesso paradigmatico nel tracciare una possibile via alternativa, che lascia spazio alla speranza. “Non so bene come funzionasse il mondo prima di me [….]. Io sono nata nel tempo del Grande Vuoto. […] questa è la mia storia e […] comincia molto prima della mia nascita.”

Chi sia questo “io” narrante, lo scopri- remo a poco a poco nel corso del racconto, in un sapiente gioco di passato e presente, con cui l’autrice si conferma essere un’abile e paziente tessitrice di trame. La sua voce ci accompagna in un viaggio inquietante, attraverso un mondo che nell’arco di vent’anni, a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, sembra essere ormai giunto al punto di non ritorno; un mondo in cui si muove, tra un’innumerevole se- rie di restrizioni, un’umanità smarrita, immersa nella nube tossica del disastro, dei fanatismi, dei danni provocati da un’economia arrogante e aggressiva. Un’umanità, la cui sopravvivenza è messa a serio rischio da una pandemia chiamata la malattia del Grande Vuoto, che si traduce nell’incapacità di procreare. “La terra ha la memoria lunga […]. Noi la nutriamo col veleno e lei lo infiltra nei geni, lo regala a chi non è ancora nato.”

Nel centro del Mediterraneo sorge l’Isola delle Madri che affonda le sue radici nel mito greco di Demetra, la Grande Madre Terra, dove, nel mezzo di una natura ormai irrimediabilmente contaminata, sorge la Casa della Maternità, un grande centro clinico e di ricerca, all’avanguardia nella lotta contro il Grande Vuoto. Con l’aiuto della scienza e delle più moderne biotecnologie, qui si inventa la vita. Si creano bambini/e, ormai “merce rara”, per le coppie che non possono averne. l’Isola è “una meta, il compimento di un desiderio, un faro puntato sul futuro”, un luogo, dal valore fortemente simbolico, nel qua- le si incrociano i destini delle quattro protagoniste: Sara, Livia, Katheryna, Mariama: quattro donne molto diverse, cresciute in paesi molto lontani fra loro, con culture, vissuti, stili di vita differenti. Approdate sull’isola per vari motivi (lavoro, speranza, fuga dalla guerra e dalla povertà), ma accomunate dallo stesso desiderio di dare un senso compiuto al proprio essere donna in una società stravolta e in trasformazione, cercheranno di dare risposta ai nume- rosi interrogativi sul significato della maternità: “Chi è una madre? Che cosa è una madre? Perché, all’improvviso, è diventato così difficile definirla?”. Attraverso un percorso, basato sulla loro capacità di relazione, condivisione, solidarietà, ed empatia, le nostre protagoniste iniziano pazientemente a delineare, con l’idea di una maternità condivisa, la possibilità di immaginare nuove situazioni in cui rimettere in gioco il concetto di genitorialità, che, già nel nostro presente, viene spesso chiamato a ripensarsi. Con la loro perseveranza e la volontà di non arrendersi, esse diventano, proprio in quanto donne, portatrici di vita e per definizione irriducibili alla morte, la chiave di volta di una nuova possi- bile rivoluzione che potrebbe salvare il mondo dal crollo definitivo. Quando nella Casa di Maternità nascono nuove vite dentro lo strappo del Grande Vuoto “l’idea di futuro si fa strada” e la “Repubblica delle Madri” (questo è il nome che le protagoniste si sono date) non rinuncerà a cercare di costruire quel futuro. Sarà la voce narrante, che nella Repubblica delle Donne ritrova le radici della propria storia ed una nuova consapevolezza di sé, a rappresentare la speranza che un futuro sia ancora possibile.

Lontana dall’esprimere giudizi o dal fornire soluzioni, Cutrufelli ci suggerisce riflessioni profonde sul tema della maternità e su tutti i risvolti etici, politici ed economici ad essa legati, ma an- che ci interroga su quale mondo stiamo

costruendo per chi vivrà domani e lo fa mettendo al centro l’importanza della relazione e della cura non solo tra persone, ma anche verso l’ambiente che ci circonda, attitudini che solo le donne, ormai, sembrano avere il coraggio di mettere in pratica.

 

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