Nel frattempo. Storie di un altro mondo in questo mondo

Barbara Mapelli

Nel frattempo. Storie di un altro mondo in questo mondo

Edizioni Unicopli, Milano 2020,

pp. 264, € 23

Claudia Alemani

Con questo nuovo lavoro, Barbara Mapelli prosegue una ricerca, iniziata da tempo e testimoniata da altri suoi testi, intorno a quelle che l’autrice stessa definisce “nuove soggettività sessuali”. Obiettivo del volume quello di offrire stereotipi e binarismi vecchi e nuovi.

Il testo è articolato in tre parti: nella prima le storie di alcune realtà “del mondo che ruota o vive intorno o dentro la comunità più generale lgbtqia+”. Sono in generale “le persone che appartengono alle diverse realtà associative a scrivere sul loro luogo collettivo” poiché esse possano narrare la vicenda e il sentire della propria appartenenza a partire da sé, piuttosto che dipingere un quadro solo apparentemente neutrale. Dunque scritture autobiografiche -e l’utilizzo di un metodo pedagogico- che hanno il pregio di essere variate e vivaci, di in uno spaccato che raccolga trasforma- zioni che già sono in atto nel nostro come in altri Paesi, ma che proprio per poter essere ri-conosciute e per poter- si esse stesse ri-conoscere, necessitano di narrazioni. È infatti la possibilità di rendere narrazione la storia di sé ciò che consente di uscire dalle ombre del mai-detto, e, forse, di costruire un dia- logo con altre storie, un dialogo non necessariamente pacificatorio o capace di annullare tensioni tra modi di vive- re la propria sessualità, ma di offrirsi a un ascolto non giudicante. L’autrice si pone dunque come una raccoglitrice di storie, con umiltà dichiara di non potere, né di volere costruire un panorama esaustivo, ma di proporre gli esiti di una ricerca condotta con criteri di soggettiva parzialità (anche se gli esiti poi si si rivelano articolati e documentati) su modalità altre con cui i soggetti possono vivere la propria sessualità. Emerge qui una delle valenze pedagogiche del testo: infatti l’ipotesi di incontrare narrazioni differenti, o molto differenti, dalla pro- pria potrebbe consentire a tutti e a tutte di immaginare maggiori libertà per sé, e forse di conseguenza relazioni più libere senza essere compressi e compresse da

vitare chi legge a entrare nel cerchio del racconto, di accendere domande, di aprire piste di riflessione. La seconda parte riporta a quei binarismi a cui si accennava poco sopra: sesso e amore, gelosia e fedeltà, norma e natura. “È il pensiero binario che si presenta talvolta come oppositivo e talvolta come complementare, ma in ogni caso mi appare violento perché costringe in strettoie senza via d’uscita il nostro agire, pensare e pensarsi nelle relazioni con gli altri e le altre, ma anche con noi stessi.” L’autrice allora sottopone a critica questi binomi, che nel tempo sono di- venuti modalità interpretative della realtà, “attraverso lo sguardo e le parole di chi ha scelto o semplicemente vissuto la propria diversità dichiarandosi minoranza eccentrica, nomade, difficile da catalogare […]” È tempo di legittimar- ci, tutti e tutte e ovunque possiamo o vogliamo collocarci, a uscire da sentieri già tracciati, a esplorare altri territori. Questo sembra suggerire Mapelli, con- sapevole tuttavia sempre che la propria storia non sia cancellabile, né riducibile e che vada comunque guardata con sguardo rispettoso, per poter guardare con lo stesso rispetto alle storie altre.

La terza parte del testo infine presenta “alcune città e una regione […] virtuose per la loro capacità di accoglienza e promozione delle minoranze sessuali.” In questa parte trovano spazio anche narrazioni di famiglie “che rompono con le normatività usuali di femminilità e mascolinità, di genitorialità, coppia e famiglia. Sono forse più numerose di quanto non appaia, ma certamente non sono ancora organizzate in una visibilità diffusa, in una narrazione collettiva.” Come si è cercato di far emergere, si tratta di un testo eminentemente pe- dagogico, sia nelle modalità di raccolta delle esperienze e delle vicende, sia nelle finalità, sia, come sottolinea nella prefazione Micaela Castiglioni, curatrice della collana, proprio perché il testo può configurarsi come una delle “esperienze di auto-riflessività critica del frattempo […] ossia in quello spazio-tempo che sta tra il noto e il non-noto, il pensato e l’impensabile, l’immaginato e l’immagi- nabile.”

Come sempre ricca e non scontata la bibliografia che spazia in molti campi, da quello poetico a quello psico-analitico, a quello filosofico.

 

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