Giovani, modelli e territori. Esplorazioni pedagogiche attorno al divenire nella contemporaneità

Lisa Brambilla, Maria- lisa Rizzo (a cura di)

Giovani, modelli e territori. Esplorazioni pedagogiche attorno al divenire nella contemporaneità

FrancoAngeli,

Milano 2020,

pp. 230, € 28,00

Claudia Alemani

Il testo raccoglie i risultati di una ricerca pedagogica volta a indagare i modelli che ispirano ragazzi e ragazze per la propria quotidianità, e quindi nell’oggi, e per il proprio divenire, e quindi in relazione al futuro. Complesso e articolato il disegno della ricerca che ha inteso leggere e interpretare i dati che emergevano alla luce di una constante triangolazione che vede ai vertici i e le giovani (la componente di genere è costantemente assunta), i territori di provenienza, i modelli che ne scaturiscono. Del resto tale impostazione è imprescindibile per coloro, come le ricercatrici e i ricercatori coinvolti, che assumono come cursore delle proprie analisi, e delle pratiche educative che ne conseguono, l’idea che l’educazione sia un processo che vede interagire non solo, o non tanto, istituzioni come la scuola e le famiglie, ma soprattutto, da un lato, il sistema macro-sociale, con le incertezze, le fragilità e gli squilibri di questa fase storica, e, dall’altro, il sistema micro-sociale con i suoi aspetti abitativi, culturali, infrastrutturali. La ricerca ha visto il coinvolgimento di giovani tra i 17 e i 24 anni (con incursioni anche tra età superiori o inferiori, data la “liquidità” di questa fascia) ascoltati attraverso focus group. Inoltre sono stati condotti colloqui con testimoni privilegiati, quali rappresentanti di assessorati o municipi, insegnanti, educatori ed educatrici, sacerdoti responsabili di oratori. Il territorio indagato è quello di Milano

-e delle sue periferie- e di alcune aree dell’hinterland. Quali sono allora i modelli che i/le giovani riconoscono come tali? Difficile, proprio per l’articolazione della ricerca, darne conto. Colpisco- no però alcune tendenze. Innanzitutto il fatto che non si tratti mai di modelli totalmente attrattivi o del tutto repulsi- vi: così chi ammira la forza del nonno partigiano, non riesce poi a sottrarsi al fascino di un potere esercitato in modo dittatoriale, perché prevalente è l’attrazione per “l’uomo forte al comando”. Così come imperante è il mito del successo: in assenza di un futuro ipotizzabile per il proprio percorso di vita, sembra non restare altro che affidarsi al caso, alla fortuna di trovare uno spiraglio per affacciarsi velocemente a una ribalta qualsiasi. Nessuna speranza nella scuola o in uno studio che permetta di costruire un proprio percorso futuro perché in realtà è difficile anche solo immaginare quale esso potrebbe essere. Resta una grande solitudine nella crescita, una sfiducia nella possibilità di costruire un “noi” che possa agire come forza collettiva ed essere capace di porre richieste alle istituzioni. E in assenza di un proprio spazio nell’agorà, i modelli vengo- no recuperati nei social o nel privato della famiglia. Spesso tornano ad essere le mamme, guardate con ammirazione per il loro spirito di sacrificio. Una fi- gura femminile schiacciata ancora una volta nell’universo simbolico del dono. Ricerca pedagogica, si diceva inizialmente, che assume una doppia valenza. Infatti. da un lato “inqua- dra e analizza la condizione giovani- le considerandola non solo nelle sue caratterizzazioni sociali,   economiche e culturali, ma come esito di processi educativi e condizione educativa essa stessa” come scrive Sergio Tramma nella postfazione. Dall’altro proprio la composizione del team di ricerca si rivela intento pedagogico. Accanto al team di ricercatori e ricercatrici senior, che si erano già misurati con un’indagine sulle trasformazioni del quartiere Bicocca e delle conseguenze che tali trasformazioni hanno prodotto e producono sugli abitanti, si affian- ca un gruppo “primavera” composto da studentesse del Corso di Laurea di Scienze dell’Educazione dell’Università Bicocca che ha avuto così modo di sperimentare sul campo gli strumenti e le pratiche della ricerca, e nel con- tempo di autoformarsi riflettendo sui propri modelli ispiratori. Una postura essenziale, per coloro che si avviano a svolgere la professione educativa, quella di una riflessione costante su di sé proprio per essere nella condizione di educare altri/e.

 

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