Guardare lontano. L’aggressività secondo la filosofia e l’antropologia culturale

Marco Fusi

Guardare lontano. L’aggressività secondo la filosofia e l’antropologia culturale

Edizioni Stilnovo,

2020, pp. 274,

€ 19,00

Andrea Castelli

Già affermatosi in Italia e all’estero come musicista di successo, Marco Fusi dedica il suo saggio d’esordio a uno studio sul tema dell’aggressività umana, condotto attraverso l’analisi delle opere di filosofi e antropologi dal mondo classico ad oggi. Scelta fondamentale del libro è la rinuncia ad ogni presupposto di carattere ideologico o apriori- stico, unitamente alla ricostruzione del corretto contesto storico e culturale in cui inserire ogni singola teorizzazione; questo tipo di approccio, che gli eccessi di alcune tendenze attualmente in voga ci impediscono di dare per scontato, consente da un lato di riconoscere la portata innovativa delle opere prese in esame, dall’altro evidenzia i limiti di quelle teorie che hanno in vario modo trascurato il dato reale, oppure l’hanno artificiosamente piegato alle esigenze di un assunto stabilito in anticipo. Un esempio notevole di quanto appena asserito, non a caso riguardante il tema della pedagogia, lo si può trovare nel capitolo dedicato all’antropologo Ashley Montagu: volendo contrastare le teorie sull’innatismo dell’aggressività umana e   richiamandosi piuttosto al pensiero di Rousseau, l’autore individua nella società tribale dei !Kung del   Kalahari il modello di un’educazione in grado di far emergere la naturale propensione alla non violenza degli esseri umani; sicuramente animato dalle migliori intenzioni, Montagu trascura però un fattore cruciale: tale sistema educativo, comunque inserito in un ben preciso contesto economico e sociale dal quale difficilmente può essere separato, comporta un continuo e talora asfissiante control- lo della collettività sull’individuo, controllo che oltretutto deve proseguire per tutta la vita. Quanto questa costrizione debba essere forte e onnipresente emerge anche dagli studi dell’antropologa Patricia Draper, la quale spiega inoltre che, prima che il loro territorio fosse messo sotto il controllo di un sovrintendente governativo, nella tribù dei

!Kung l’allontanamento dalle norme sociali poteva portare anche alla morte. Considerazioni analoghe emergono anche dagli studi dedicati da Robert Knox Dentan a un’altra tribù nota per il suo carattere pacifico, i Semai della Malesia: allontanati dalla loro comunità e dalle regole che in essa vigono, i Semai diventano ancora più violenti degli altri indigeni, finendo per essere addirittura “ubriachi di sangue” (come avvenuto quando il governo malese li ha arruolati nella repressione dell’insurrezione comunista degli anni Cinquanta). Tanto che Marco Fusi giustamente osserva: “non possiamo nascondere che il metodo educativo proposto dagli autori suscita in noi un certo disagio. L’educazione alla non violenza nasce sulla base di intenti lodevoli. […] Tuttavia, necessitare le persone ad un completo controllo e repressione dei propri istinti aggressivi ci pare un’esagerazione pericolosa e nociva”. In altre parole, un sistema educativo che nasca da una visione idealizzata dell’essere umano rischia di arrecare più danni che benefici, tanto che il tentativo di applicare su larga scala il modello di Montagu si risolverebbe più facilmente in una distopia orwelliana che nell’auspicata educazione alla non violenza. Tuttavia, il libro di Fusi mette in guardia anche dall’estremo opposto, ossia la mancanza di punti di riferimento a livello educativo: nei capitoli dedicati all’analisi di fenomeni come gli hooligans e il terrorismo, laddove cioè la società ha fallito nel trasmettere alle nuove generazioni le proprie regole di base, gli episodi di violenza non   rappresentano altro che la manifestazione acuta di un disagio divenuto ormai cronico. Alla società ci- vile spetta dunque il difficile compito di trovare un equilibrio fra la trasmissione di regole e valori e il rispetto della libera espressione dell’individuo: equilibrio che, come ci ricorda la lettura di libri come quello di Fusi, deve essere di volta in volta cercato lontano da ideologie precostituite.

 

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