I bambini sono sempre gli ultimi Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro

Daniele Novara

I bambini sono sempre gli ultimi Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro

BUR Rizzoli,

Milano 2020,

pp. 201, € 16,00

Margherita Mainini

Daniele Novara chiude questo suo recente e attualissimo testo scrivendo del- la necessità di «un vero nuovo inizio in cui i bambini smettano di essere sempre gli ultimi e assieme ai loro educatori vengano riconosciuti come attori fondamentali della cittadinanza e della vita sociale.».

Le parole dell’autore mettono in luce che far crescere bene i bambini farà di questi ultimi dei cittadini consapevoli e responsabili: pensare in modo prioritario ai loro percorsi di vita vuol dire di fatto occuparsi del futuro di tutti, del futuro del mondo.

E pensarci vuol dire promuovere alleanza fra generazioni, a partire dall’ascolto di bambini e ragazzi come persone competenti. Un ascolto fatto con metodo, con domande maieutiche che facciano emergere risposte interne e nuovi significati in percorsi di apprendimento, che, più che sul controllo e sulla verifica dei contenuti “passati” dagli adulti, si fondino sulle curiosità e sui vissuti dei bambini.

Ricordando Danilo Dolci come grande maestro cui ispirarsi, Daniele Novara scrive: «Essere ascoltati davvero è una delle esperienze più gratificanti che una persona possa vivere. L’hanno scoperto anche gli scienziati, dimostrando che questa esperienza provoca a livello ormonale, emotivo e neurocognitivo una sensazione unica.». E, con alcune vignette di fine testo, fa chiaramente comprendere che, se l’adulto, sia esso genitore o insegnante, si mette un «occhiale maieutico», innanzitutto riesce a prestare attenzione al bambino che ha dentro di sé e poi riesce veramente ad ascoltare il bambino che ha di fronte, conquistando quel giusto posizionamento educativo che fa la differenza in una vita basata sul dar senso alla comunità. Vedere per prima cosa i bisogni dei bambini e far tesoro dei loro pensieri è una risposta ai bisogni di tutti, perché «costruire una comunità educante» è la strada per migliorare il mondo.

Nelle prime pagine del libro il tema della relazione educativa è affrontato con la triste constatazione che oggi, in nome della sicurezza, si attuano sempre più comportamenti protettivi che negano quelle esperienze che nell’infanzia sono le più significative per la conquista di autonomia: i bambini non sono lasciati mai soli a giocare con i coetanei nelle case o nei cortili, le loro giornate sono totalmente pianificate e riempite di attività pensate e condotte da adulti, i loro sani eventuali diverbi sono bloccati e/o comunque arbitra- ti, l’uscita da scuola è un passaggio di consegna da insegnanti a familiari. Li si governa e non li si ascolta. Non si parte da loro e quindi si nega loro di vivere secondo l’età che traversano, cioè di procedere per scoperte, di vi- vere avventure, di imparare tra pari, di misurarsi nel gruppo spontaneo.

Gli adulti dovrebbero «fare un passo in- dietro», lasciando i bambini a giocare tra loro, perché questi sono da sempre capaci di autoregolarsi nell’interazione di gruppo. Un passo indietro che sposti il fine educativo dal «conserva- re» al «far crescere». Un passo indietro che non è altro che rispetto dei diritti dell’infanzia.

Secondo Novara, purtroppo, in questi anni, non solo questo passo non viene fatto, ma i bambini «sono usciti dall’immaginario collettivo» , hanno perso «la loro rilevanza sociale», come se non appartenessero più alla comunità, ma facesse- ro parte esclusivamente di progetti rea- lizzativi individuali.

Per cambiare rotta le istituzioni dovranno muoversi in più direzioni: sostenere il ruolo dei genitori con attività di consulenza e formazione, a partire da aiuti alle madri dopo il parto; dare più importanza e fornire giuste risorse alla scuola preparando e valorizzando il lavoro dei docenti, a partire da nidi e scuole dell’infanzia; riorganizzare gli spazi cittadini a misura di bambino, a partire dal creare ampie aree verdi attrezzate per il gioco libero e autorganizzato.

Solo ricercando alleanze, alleanze fra generazioni e alleanze fra educatori, fa- remo «le mosse giuste» per restituire «l’infanzia ai nostri bambini».

Solo tornando a vedere veramente i bambini, ad ascoltarli, ad avere fiducia nelle loro potenzialità si potranno crea- re le basi per «future generazioni di ragazzi e poi adulti capaci, attenti e responsabili.».

 

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