Troppa famiglia fa  male.  Come la dipendenza materna crea adulti bambini (e pessimi cittadini)

Laura Pigozzi

Troppa famiglia fa  male.  Come la dipendenza materna crea adulti bambini (e pessimi cittadini)

Rizzoli, Milano 2020,

pp 288, € 18.00

Margherita Mainini

“L’infanzia, che abbiamo reso troppo sonnolenta nelle nostre case-bambagia, è diventata ciò da cui si fatica a distaccarsi. La nostra è una finta cura, perché curare un figlio è spingerlo a dirci ciao.”. È questa finta cura che l’autrice del testo vede come causa prima del creare una società con molti adulti bambini, che non riescono ad essere che pessimi cittadini.

Laura Pigozzi aggancia chi la legge, dal- le prime pagine fino alle ultime, con lo svolgimento di argomentazioni molto interessanti che presentano considera- zioni di corrispondenza fra ambito fa- miliare e ambito sociale, fra educazione e scelte politiche. Affascina analizzando, con gli strumenti propri alla psicoa- nalisi, il legame di continuità di visione del mondo e di modalità relazionali che esiste tra famiglia e polis.

Tema centrale di Troppa famiglia fa male è l’aspetto, oggi molto diffuso, di devia- zione dalla giusta cura indicato come il plusmaterno, una tendenza che riguarda madri e padri, che in qualche modo si fermano al livello del nido simbiotico, non lasciando andare i figli, non sviluppando in loro autonomia.

La dipendenza che si crea con una educazione essenzialmente fondata sul plusmaterno la si ritrova poi in cittadini privi di senso civico: il bambino cui non sono stati detti i necessari no diventa il cittadino che interpreta a suo modo le

norme del vivere in comune o non le rispetta affatto; diventa una persona che non sa vivere in una democrazia, che non sa tollerare di essere rappresentata, che non comprende e non accetta il principio della delega.

Nel sistema democratico prevale il paterno. Il paterno che prevede il senso del limite e la necessità della regola; il pater- no che afferma la separazione e l’autonomia in contrapposizione alla fusione e alla dipendenza del plusmaterno.

L’attuale allontanamento nelle fami- glie da una educazione, che preveda un equilibrio fra materno e paterno e con madri e padri che agiscano entrambe le funzioni, è sostituito da una modalità di relazione con i figli da parte dei genitori basata su un codice eccessivamente ma- terno. Un codice che non fa crescere, che non porta a sana controdipendenza e a successiva indipendenza, con una risul- tanza di cittadini (adulti-bambini) pronti ad essere affascinati da pensieri totalitari e sistemi dittatoriali che sollevano da fatiche ideative e responsabilità personali. “Nel nostro tempo la dipendenza è così diffusa tra i figli perché l’intolleranza alle frustrazioni non è mai stata così elevata. Un’alta insofferenza al limite porta alla sottomissione ..”.

Quella che Picozzi chiama “pedagogia del- la stampella” non sta caratterizzando solo la famiglia, ma anche la scuola, che fino ai suoi ordini più alti, quelli universitari, spesso prende per mano gli studenti e li accudisce fornendo “materiali di studio già finemente sminuzzati, come omogeneizzati del sa- pere, resi digeribili da mamma università.”. Se coloro che hanno compiti educativi, siano essi in famiglia o a scuola, coccolano bambini e adolescenti, anziché render- li autonomi e competenti, si esaltano i fini di uno stato patriarcale, che non è, come si potrebbe a prima vista pensare, fondato sul paterno, bensì sul plusmaterno, cioè sul sistema che, perpetuando i criteri di simbiosi e fusionalità del primo periodo di vita del bambino con la madre, assoggetta e manipola i cittadini rimasti infantili.

“La fascinazione di un dittatore non proviene, nel nostro tempo, da una funzione paterna”… “Il capo dittatoriale ha la struttura di una madre onnipotente, … è un padre-Natura, un padre plusmaterno, lontanissimo dalla figura simbolica del padre.”.

Nel testo, a conferma di ciò, si dà anche ampio spazio ad analizzare una figura-simbolo dell’esercizio di potere totalitario, quella di Adolf Hitler.

Attraverso la ripresa di autorevoli studi sulla vita e sulla personalità del führer, l’autrice risale ai problematici rapporti familiari di quest’ultimo. Analizza soprattutto quelli con la madre, rispetto alla quale Hitler sviluppò da bambino, e mantenne nel tempo, un legame di fortissima dipendenza. Un legame portato ad esempio di una relazione emblematica, dove il plusmaterno è portato all’estremo nell’esercizio sul figlio di un arbitrio assoluto, che si costituisce come “essenza di ciò che è antidemocratico”.

 

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