Amok

di Serena Bignamini

Tullio Forgiarini

Amok

Camelozampa, Monselice (PD) 2019,

pp.118, €12,90

Età di lettura: a partire dai 14 anni

Se dovessi descrivere questo libro con una sola parola? Spiazzante.

Spiazzante già dal nome dell’autore, assolutamente italianissimo, che si scopre invece essere originario del Lussemburgo e lavorare lì come insegnante di la- tino e geografia attivamente impegnato nel sostegno di ragazzi problematici e provenienti da contesti sociali difficili.

Spiazzante poi il titolo “Amok”, una parola che così su due piedi sembra to- talmente inventata, ma che se googlata ci darà come risultato ad esempio la voce dell’enciclopedia Treccani in cui leggeremo che Amok è una “condizione psichica particolare, osservata tra i Malesi, che si instaura indipendentemente da qualsiasi affezione psicopatologica. Insorge improvvisamente, per lo più in seguito a shock subitanei provocati da eventi eccezionali. Il soggetto corre e salta all’impazzata colpendo chiunque incontri, senza distinzione; a crisi risolta non vi è memoria alcuna della crisi stessa”.

Spiazzante dalla prima frase, talmente

spiazzante che la rileggi, una, due, tre volte finché non realizzi di aver letto davvero quello che c’è scritto e di aver capito bene, no non ti sei sbagliato… l’autore voleva dire proprio quello. Un incipit sicuramente forte e particolare che quasi ti spinge a chiudere il libro, a non continuare.

E invece poi lo riapri e vai avanti, procedi tentennando in mezzo alla violenza del linguaggio, in mezzo alla brutalità di alcune scene, in mezzo agli insulti e alla fine lo leggi, tutto di un fiato, perché ti rendi conto che la realtà che racconta, non è molto diversa da quella che vivono alcuni degli adolescenti che frequentano le nostre scuole e vivono nelle nostre città.

Non tutti hanno alle spalle la famiglia della “Mulino bianco”, qualcuno come il ragazzo protagonista del libro, è violento, ha una madre che fa un lavoro poco rispettabile, vive la vita sul filo del rasoio con un cattivo consigliere nella sua testa, come il Johnny Chicago, un grillo parlante sempre pronto a dirgli cosa deve fare e a portarlo sulle strade più pericolose.

Sempre più spiazzante è il fatto che questa voce immaginaria sia essa stessa la voce narrante del libro, come se Johnny fosse un personaggio in carne ed ossa che racconta in prima persona ciò che accade, come se fosse in un continuo dialogo con il protagonista.

L’autore non risparmia nulla: il disagio, l’abbandono e la violenza vengono presentati senza veli, senza essere edulcora- ti in nessun modo, e mi spiace anticipar- lo, ma senza neanche uno di quei lieto fine romantici, di riscatto a cui siamo abituati.

In tutto ciò si fa spazio una storia di amore, anche se difficile definirla tale, una storia di fuga, di evasione di due adolescenti. Lei è Shirley, la “superfica”, una ragazza decisamente piena di problemi, per cui non sembra esserci speranza, che però lo capisce, gli sta accanto, lo mette nei guai.

E con tutti questi guai, questi avvicendamenti, questi cadute sembra di stare sulle montagne russe, si proprio su quel- le cupe montagne russe rappresentate dal disegno in copertina.

Un libro dal significato profondo, cofinanziato dal programma Europa creativa dell’Unione Europea, vincitore del Premio dell’Unione europea per la letteratura e da cui è stato tratto il film Baby(A)lone.

Un consiglio… leggete questo libro e confrontatevi con i vostri figli e i vostri studenti, non lasciate che sia una delle tante letture che suggerite loro senza leggerlo. Affrontate il testo, parola per parola, parolaccia per parolaccia, per- ché i ragazzi seguano la storia vivendo- la… perché colgano la sospensione del finale… perché possano comprendere appieno questo giro di giostra “senza mani”.

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