Ascoltando il corpo. Nuove vie per il gioco della sabbia

Maria Piacente

Martin Kalff

Ascoltando il corpo. Nuove vie per il gioco della sabbia

A cura di Paolo Ferliga Moretti&Vitali,

Bergamo 2018, pp. 296,

€ 22,00

Chi sta leggendo questa recensione ha, probabilmente, letto l’intervista che abbiamo fatto a Martin Kalff sul suo ultimo libro Ascoltando il corpo, Nuove vie per il gioco della sabbia curato da Paolo Ferliga. Abbiamo avuto inoltre modo di sperimentare l’approccio di Kalff, nell‘affollatisimo incontro avvenuto presso la Casa della Psicologia di Milano in occasione del- la presentazione del libro in presenza dell‘autore e del suo gruppo di supervisione sui casi clinici di Zollikon , l‘Autore ci conduce con l‘aiuto del suo curatore Paolo Ferliga nel percorso che il paziente, insieme al suo terapeuta affronta nell‘approccio terapeutico con il gioco della sabbia.

Kalff è membro fondatore e docente dell’International Society of Sandplay Therapy. Come terapeuta della Sandplay Therapy e come maestro di meditazione lavora a Zollikon, Zurigo. Ha studiato religioni comparate all’Università di Zurigo e alla Columbia University di New York.

Il gioco della sabbia (Sandplay therapy), come terapia psicologica era stato creato dalla madre di Martin, Dora Kalff. È un approccio terapeutico utilizzato oggi in tutto il mondo. Nello studio del terapeuta il paziente trova due cassette azzurre piene di sabbia, una asciutta e l’altra bagnata e anche un mondo intero in miniatura rappresentato da oggetti di vario tipo e materiali, disposti su alcuni scaffali.

Ma cosa mette al centro questo ultimo testo di Kalff? Molte cose. Vediamone qualcuna.

Nel gioco della sabbia, che si sviluppa a partire dal movimento delle mani che dentro la sabbiera creano delle immagini, il paziente e l’analista comunica- no più col corpo che con la parola. Le parole del corpo diventano in effetti il linguaggio della coppia analitica.

La novità dell’approccio di Kalff consiste nello spostamento dell’attenzione dall’osservazione delle immagini che compaiono sulla sabbiera, all’osserva- zione e registrazione delle percezioni corporee che queste immagini attivano sia in chi le osserva, sia in chi le crea. L’autore sottolinea come, partendo dal corpo, dal proprio corpo vivente, in un ascolto attento e libero sia possibile attivare quel processo di individuazione, quel percorso esistenziale grazie al quale una persona diventa se stessa e mostra le analogie tra processo di in- dividuazione e le nuove acquisizioni delle neuroscienze sulla struttura del cervello. Significative riflessioni vengo- no poste sui diversi livelli di integrazione neurale e il ruolo della mindfulness, l’utilizzo di quest’ultima e le percezioni corporee che aiutano a prendere le distanze da uno sguardo troppo concettuale e dogmatico, basato spesso su stereotipi interpretativi o reazioni impulsive. È l’ascolto dei vissuti del corpo che diviene così il terreno solido da cui partire per conseguire una comprensione più profonda sia delle immagini che compaiono nella sabbia, sia dei sogni raccontanti dai pazienti.

Nella seconda parte del testo troviamo il racconto di alcuni casi clinici assai interessanti.

Il primo condotto dall’Autore con il titolo Un processo di guarigione: integra- zione neurale e individuazione porta, con consenso della paziente, le immagini di un percorso terapeutico con il Gio- co della sabbia, le emozioni correlate e le sensazioni fisiche riferite ad alcuni aspetti della sua storia. Scrive Kalff: “I momenti scelti di questo processo dovrebbero aiutare a capire come la psiche si muove attraverso i vari livelli di integrazione neurale e di individuazione, quando gode di uno spazio di gioco e viene incoraggiata a sperimentare pienamente le sensazioni e le emozioni ad esso connesse”.

Le immagini di questa sezione composte nelle sabbiere sono davvero straordinarie e dense di emozioni, varrebbe la pena di leggere il libro solo per poterle vedere e seguire le composi- zioni che nella sabbiera si muovono, raffigurando di volta in volta nuovi scenari, nuovi sogni, nuove possibilità di vita…

Nella terza parte del libro troviamo dieci articoli scritti dal gruppo di terapeuti che fanno supervisione con Martin Kalff a Zöllikon, tutti molto significativi: una parte sul metodo e sul gruppo, e una parte dedicata alle esperienze cliniche.

Anche per questi casi, è possibile ammirare le immagini create dai pazienti, o meglio sarebbe dire co-create insieme al terapeuta. La sensazione che si ha è quella di entrare in luoghi e paesaggi abitati dai corpi, dai loro movimenti ed emozioni e dai loro linguaggi.

Spesso accade che le mani sappiano svelare segreti attorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente” (C. G. Jung).

 

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