Personagge Personaggi: Giulia Civita Franceschini e la Nave degli Scugnizzi

di Giuseppe Fichera

Giulia Civita Franceschini e la Nave degli Scugnizzi

La nave “Caracciolo”, una Corvetta Mista, ad elica, con scafo in legno con carena rivestita in rame, tre alberi a vela, costruita nel 1875. Destinata alla stazione del Pacifico meridionale, effettuò la circumnavigazione della terra con compiti diplomatici, scientifici ed idro- grafici. Mandata al disarmo, nel dicembre del 1904.

Nel 1913 è adibita a Nave Asilo; l’educatrice Giulia Civita Franceschini (Napoli1870 – 1957) la trasforma in un’avventura pedagogica originale e in anticipo sui tempi. Viene studiata in tutto il mondo e anche per questo Giulia viene sopranno- minata la Montessori del mare.

Il sistema educativo denominato “Sistema Civita” richiamò l’attenzione e la curiosità di tanti studiosi, raccogliendo parole di grande apprezzamento anche da parte di Maria Montessori, e di molti pedagogisti italiani e non solo, che in quegli anni visitarono la Nave e ne restarono ammirati dalle metodologie e dai risultati educativi. All’inizio de- gli anni venti l’esperienza oltrepassa i confini nazionali, persino una delegazione del governo giapponese visitò la “Caracciolo” per trarne spunti da applicare nella riforma scolastica del proprio Paese. Nel 1928 il regime fascista, nella sua volontà totalitaria, volle inserire questo istituto nell’Opera Nazionale Balilla, ma nel 1933 l’originale esperienza educativa di Giulia Civita Franceschi fu stroncata e dimenticata.

Nel giugno 1947, al “Congresso delle donne napoletane” Giulia fa emergere la puntuale corrispondenza tra l’esperienza della “Caracciolo” e l’orizzonte culturale di quel movimento di rinnovamento che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha attraversato il dibattito pedagogico e le esperienze educative più innovati- ve note come “Attivismo pedagogico”. Nella sua relazione Giulia si sofferma sull’importanza della specificità della età infantile, della centralità della persona nel processo educativo e del bisogno di individualizzare l’approccio educativo, sottolineando l’importanza  dell’osservazione del soggetto per comprendere le sue naturali inclinazioni e aiutarlo a svilupparle. Da questo punto di vista il bambino, i suoi bisogni, le sue capacità sono al centro del processo educativo incarnando, di fatto, i principi proposti dal pedagogista John Dewey. Siamo già – con grande anticipo sui tempi- di fronte ad una concezione olistica dell’individuo come unità psicofisica. Il sistema “Civita” non prevede l’adulto come erogatore di premi e punizioni ma come colui che aiuta stimola, svolgendo una funzione di sostegno finalizzata all’autonomia della per- sona e all’interiorizzazione della norma. La dimensione comunitaria è messa al centro, la Nave Asilo si prefigura come una comunità costruita sulla relazione fra educazione intellettuale e morale, situata in un ambiente sano che ricostruisce in maniera adeguata i valori della comunità familiare e del lavoro.

Curiosità

Back to the Future….. Un’educatrice proiettata nel futuro

Molte delle strategie educative pensate e realizzate da Giulia Civita sono in netto anticipi sui tempi: i ragazzi di diverse età avevano a bordo della nave compiti differenti ma interdipendenti con responsabilità educati- ve e di insegnamento, oggi definite Peer Education. All’insegna della collaborazione e della reciprocità sa- ranno poi teorizzate e declinate oggi il nome di Cooperative Learnig.

A   bordo   della   nave “i piccoli passeggeri” avrebbero sicuramente incontrato Totò e Frufrù, (i cagnolini che abitavano la nave Caracciolo)… molto più che mascotte! Veri e propri soggetti relazionali, con funzione di supporto e di terapia per i traumi subiti dagli “scugnizzi abbandonati”, per compensare i sentimenti negati, le sofferenze subite. Le esperienze dette di Pet Therapy trovano oggi la loro declinazione nella pratica pedagogica contemporanea, ma in senso modernissimo evidentemente già teorizzate e “praticate” sulla nave Caracciolo.

E ancora, il “Racconto della mia Vita”: si tratta del- la “narrazione autobiografia” delle esperienze, spesso traumatiche e di abbandono, patite dai ragazzi prima di iniziare il percorso bordo della nave. Un vero e proprio percorso pedagogico-clinico di ricostruzione consapevole della propria identità, un’intuizione cristallina che anticipa nella pratica educativa di quasi un secolo l’approccio “Narrativo e Autobiografico”, anticipando ciò che sarà elaborato più di recente, ad esempio dallo Psicologo Jeron Bruner e dal pedagogista Duccio Demetrio in Italia.

 

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