Beneath The Eyrie

Pixies

Beneath The Eyrie

BMG, 2019

€20,90

Sotto il nido dell’aquila. È qui che si colloca l’ultimo lavoro dei Pixies. Il quartetto statunitense infatti ha deciso di registrare il suo settimo album ai Dreamland Recording Studios, ex-chiesa nella cittadina di Hurley (stato di New York), vicino alla quale è stato ritrovato, appunto, un grosso nido d’aquila che ha dato loro l’ispirazione per titolare il disco, Beneath The Eyrie. Per chi non conosce i Pixies, si tratta di una delle band americane considerate tra le più importanti e influenti del rock alter- nativo della fine degli anni ’80; il loro genere è sempre stato molto particola- re e caratteristico, risultando un mix di garage, surf e punk-rock. Nati nel 1986 a Boston, la formazione era inizialmente composta dal cantante e chitarrista Black Francis, dalla bassista Kim Deal, dal batterista David Lovering e dal chi- tarrista Joey Santiago. Dopo l’apparente scioglimento nel 1993, la band americana ha dichiarato la propria riunione nel 2004. Nel 2013 Kim Deal ha lasciato il gruppo ed è stata sostituita dalla bassista Paz Lenchantin. Se album come Surfer Rosa (1988), Doolittle (1989) e Bossanova (1990) hanno sancito l’apice dell’ispirazione artistica dei Pixies, i lavori pubblicati subito dopo la reunion hanno lasciato più di qualche dubbio alla critica ed al loro pubblico: lo stesso Black Francis ha ammesso che Indie Cndy (2014) era frutto dell’addio di un componente ritenuto essenziale per la band, mentre in Head Carrier (2016) l’elemento scelto per la sostituzione non si era ancora amalgamato bene con il resto del gruppo. Beneath The Eyrie non raggiunge certamente il livello dei primi album, ma stabilisce almeno un riscatto dopo le ultime deludenti uscite disco- grafiche: i Pixies riprendono in mano l’alternative-rock che li aveva consacrati e, pur senza quella energia e potenza, riescono comunque a mettere insieme dei pezzi discreti e degni del loro nome. La prima traccia In The Arms Of Mrs. Mark Of Cain introduce l’atmosfera generale dell’album: un carattere cupo e tenebroso di natura grunge con chitar- re graffianti e slanci melodici nel ritornello. Successivamente, Graveyard Hill (primo singolo estratto), continua ad estendere lo stesso panorama ma con un ritmo decisamente più incalzante: in questo pezzo si sente la contaminazione del punk al grunge di base; questo per- mette, da un lato, che le strofe sembrino ancor più dissonanti e, dall’altro, che i ritornelli risuonino ancora più decisi e orecchiabili, facendo da contrasto con la loro forte componente melodica. La successiva Catfish Kate presenta un andamento statico e strutturalmente semplice che si trasforma in un refrain così delicato e dolce da essere quasi pop. Arrivati a This Is My Fate si coglie un ritmo molto più scandito che fa da accompagnamento ad un funerale blues, con tanto di voce sussurrante ed effetti sonori macabri. In Ready For Love ci si trova davanti ad un rock-grunge lento e spento che si trasforma più in avanti con un improvviso assolo di chitarra trasci- nante e revitalizzante. Silver Bullet è una ballata malinconica con tratti di batta- glia tra batteria e chitarra in contrapposizione tra loro. Il grunge di Long Rider si destreggia tra la stonatura delle strofe e la compostezza del ritornello, come ci ha abituati spesso la band americana. Los Surfers Muertos inizia solenne con tinte quasi western, poi prosegue con voci echeggianti e chitarre distorte, senza però regalare particolari emozioni. St.

 Nazaire è un trascinante ed urlante punk che si muove sopra ad un riff surf-rock, genere più volte preso e ritoccato dai Pixies nella loro carriera. Elementi folk e western fanno capolino, invece, nella godibile Bird Of Prey. Daniel Boone è una ballata intima e triste accompagnata da una chitarra prima dolce poi robusta. Il pezzo conclusivo, Death Horizon, è un in- die-folk molto riuscito ed apprezzabile con cori suadenti ed una fine forse troppo improvvisa per essere lasciata come ultima traccia di un album. Gli album immediatamente successivi alla reunion sembravano sintomatici di un gruppo che, aveva perso, con la sua bassista, anche parte dell’ispirazione e della pro- pria energia. A quel punto, la direzione dei Pixies è stata più volta incerta tra reimmergersi nella malinconica rivisita- zione revival di vecchi successi, oppure lanciarsi senza troppa convinzione ver- so nuovi orizzonti artistici, non coerenti con quelli finora esplorati dal complesso americano. Alla fine, Black Francis e compagni hanno saggiamente fatto un passo indietro rispetto al percorso intra- preso negli ultimi dischi ed hanno capi- to quale fosse la strada migliore da intraprendere: Beneath The Eyrie ripresenta il loro alternative-rock ma riadattato alla loro energia di oggi, senza provare ad imitare troppo quella inesauribile ed incontenibile del loro passato. Si tratta di un insieme di canzoni molto più sostenibili da un gruppo che, nel contesto odierno e con vari anni di carriera sulle spalle, ha capito di doversi in qualche modo rimettere in gioco.

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