Delirium. La trilogia

Lauren Oliver

Delirium. La trilogia

Piemme, 2018,

pp. 860, € 20,00

Età di lettura: a partire dai 14 anni

L’amore è la più mortale tra tutte le cose mortali: ti uccide sia quando ce l’hai sia quando non ce l’hai.

Tutto dopo la cura è programmato, ognuno viene accoppiato al suo compagno o alla sua compagna per affinità sociale e intellettuale; la vita, le amicizie, il lavoro, niente è lasciato al caso.

E Lena come la maggior parte dei suoi coetanei non vede l’ora di essere curata. È da quando è piccola che attende con impazienza il giorno della cura, soprattutto perché sua madre per quella malattia maledetta è morta.

Con lei la cura non aveva funzionato

Così si conclude il primo breve capitolo di questo volume che contiene la trilogia composta dai libri Delirium, Chaos e Requiem.

Immaginate un mondo senza amore, un mondo dove i sentimenti come l’amore e l’amicizia non ci sono più.

È questo il futuro distopico in cui vive Lena, una ragazza comune con una passione per la corsa che condivide con la migliore amica Hana e che si sta avvicinando al compimento dei 18 anni.

Il mondo in cui vive Lena però non è affatto comune…

In esso l’amore è considerato una malattia, anzi la più letale tra le malattie Delirium amoris nervosum, causa di guerre, pazzia e ribellione.

Una malattia a cui gli scienziati hanno trovato una cura, a cui vengono sotto- posti tutti i ragazzi al compimento del diciottesimo anno di età.

A Lena mancano solo pochi mesi e poi tutto sarà perfetto.

Sì, perché la cura crea cittadini perfetti. Si tratta di un’operazione molto pericolosa al cervello che lascia quella in- confondibile cicatrice triangolare di cui tutti vanno fieri.

Un’operazione che priva tutti della possibilità di innamorarsi, di avere veri amici.

nonostante si fosse sottoposta ad essa per ben tre volte.

Lena soffre il pregiudizio degli altri, conta i giorni, le ore, ma tutto può succedere nei novantacinque giorni che mancano alla sua operazione.

E durante la sua valutazione accade qualcosa di sconcertante.

Una mandria di mucche con delle scritte sui fianchi Non cura=Morte invade la sede dei laboratori. E in quel momento per la prima volta Lena realizza che le storie sugli Invalidi, sulle Terre selvagge non sono solo storie.

Esiste un mondo al di fuori della città fatto di fuggiaschi, di persone che non hanno avuto la cura, che credono nell’a- more e che vogliono sovvertire l’ordine stabilito.

Non solo, per la prima volta quel giorno Lena incontra Alex.

Tutte le sue certezze e le sue convinzioni crollano, mettendola davanti a scelte difficili e sfide insormontabili per decidere se far entrare l’amore nella sua vita e combattere per esso.

L’autrice, Lauren Oliver, è una scrittrice statunitense di grande successo che ha lavorato per diverso tempo come editor di libri young adult prima di darsi definitivamente alla scrittura. È autrice di alcuni bestseller internazionali tradotti in più di trenta lingue e tra i suoi testi una menzione speciale va al romanzo Prima di domani il cui film è uscito nelle sale nel 2017.

Anche di Delirium nel 2013 era stata an- nunciata una trasposizione televisiva. La serie con protagonista Emma Roberts è stata però cancellata quasi immediatamente dopo la messa in onda del primo episodio nel 2014.

Peccato che la serie non abbia avuto il successo del libro. Credo sarebbe sta- to davvero interessante vedere come avrebbero preso vita i personaggi e una storia che va al di là del semplice amore tra un ragazzo e una ragazza assumendo caratteri politici e di ribellione da cui dipende il futuro dell’intera società.

Quella dell’autrice è una scrittura molto brillante accattivante e ricca di colpi di scena mai banali che tengono incollati dalla prima all’ultima delle 860 pagine di cui è composta la trilogia.

Una storia davvero intensa ed emozionante che permette di riscoprire sentimenti che a volte diamo un po’ per scontati proponendoli non tanto con una visione “romantica”, ma nelle loro accezioni più reali e crude.

Amore e affetto significano anche dolo- re e sofferenza, ma è anche per questi che bisogna lottare, perché è solo grazie ad essi che ci possiamo sentire “vivi”.