Un villaggio per educare – Movimenti giovani e implicazioni pedagogike

Domande, curiosità e dubbi dal mondo dell’educazione 4

a cura di Alessia Todeschini

“Mia figlia ha 16 anni ed è in quella fase della vita in cui pensa solo alle amiche e al ragazzo, questo mi sta anche bene. solo che con le amiche e il ragazzo non fa che programmare scioperi, occupazione della scuola e roba del genere. è tutto nella norma o ho una figlia votata alla politica? Soprattutto sono preoccupata per i risvolti che questo comportamento ha sul suo andamento scolastico non proprio brillante, anche perché i professori la vedono come la promotrice di sommosse studentesche. Cosa devo fare?

Risponde Raffaele Crescenzo*7

“Sua figlia inizia a fuggire dal concreto ed inizia ad elaborare e concentrar- si su delle ipotesi, congetture, pensieri, idealità che l’aiutano a trovare se stessa. In gergo inizia la fase dell’intellettualizzazione, una sorta di difesa psicologica per iniziare a capire, a mettere in gioco se stessa ed iniziare a confrontarsi con le regole e la realtà degli adulti, non certa- mente sue.

Questo lo trovo positivo ed interessante, vivere il sociale attraverso “attivismo politico” a dispetto di coloro che vedono lontani i giovani dal confronto sociale e resi passivi dal disincanto della politica. In sua figlia c’è il bisogno di confrontarsi con gli adulti (genitori, docenti ecc.), il suo idealismo le permette di scoprirsi e di soddisfare anche il suo egocentrismo e a mettere alla prova la sua intelligenza e, nondimeno, può essere quello di sfuggire ad una sempre più diffusa sensazione di solitudine, dalla percezione di inutilità, noia e disorientamento e cercare di soddisfare il desiderio di un maggiore senso di appartenenza alla comunità e riempire un “vuoto” mediante il confronto, la solidarietà e perché no? Il leaderismo”.

La preoccupazione di questa madre è la crescita di sua figlia, di non riuscire ad essere membro di una società e di- ventarne parte integrante mentalmente e moralmente, di non avere una con- ferma comportamentale da parte di un sistema sociale contestato.

Limitare l’”attivismo politico” comporta sempre una restrizione di creatività, fantasia e senso di libertà, incentivando l’”io minimo”, per citare Lasch, che conduce i nostri giovani ad una sorta di narcisismo che li porta a rivolgere l’attenzione su se stessi, in modo strategico, per una maggiore difesa psicologica e sociale.

L’incertezza circa il futuro e il senso di isolamento da parte dei giovani determinano il conseguente atteggiamento di sostanziale indifferenza verso tutto ciò che è legato ai partiti e movimenti politici, compensando questo vulnus con una maggiore sensibilità verso i temi del sociale (persone, culture ambiente, ecc.) esperiti però in forme sporadiche e ristrette.

È una situazione che richiede interventi su più fronti, in grado di guardare al presente, ai problemi, alle difficoltà, alle speranze inibite dei nostri giovani che si trovano disarmati di fronte alla crisi generalizzata per la costruzione di un futuro.

Oggi i giovani stanno male, dice Galimberti, non tanto per le crisi esistenziali ma perché tra di loro si aggira un ospite inquietante, il nichilismo, che “penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui”1 che, ha comportato e comporta, il crollo di tutti i valori.

Valori che sono da intendersi come fattori di coesione sociale, di partecipazione e condivisione che la nostra società ne è sprovvista, viviamo in una sorta di solitudine di massa, dove il futuro è destrutturato.

I nostri giovani hanno davanti il niente che si prospetta, il niente che entusiasma, nell’assenza di sollecitazioni, che li porta a “sbronzarsi” di finte emozioni, di immagini violente, di sensazioni forti ma artificiali. I loro pensieri sono confusi, gli orizzonti opachi, l’anima è fiacca e i sentimenti non bruciano nel loro cuore, come invece dovrebbe accadere a quell’età. Parlare di emozioni, entusiasmo, motivazione con gli adolescenti sembra oramai l’impresa del secolo, nonostante l’adolescenza sia il periodo di vita più ricco di tempeste emotive, affetti dirompenti ed emozioni travolgenti, studiosi, ricercatori e clinici sembrano essere tutti d’accordo sul fatto che l’argomento “emozioni” rappresenti una difficoltà per i giovani adolescenti, sempre sfuggenti dalle conversazioni e dalle situazioni quando queste sembrano muoversi verso una direzione più profonda, impegnativa, partecipativa ed emozionale.

Costruire un futuro, per e con i nostri giovani, necessita di persone preparate cognitivamente ed emotivamente per riempiere gli spazi della società con linfa fresca e nuova, attraverso azioni che parlino di politica nel senso più alto e nobile del termine indicando ed unendo, non strumentalizzando la spontaneità partecipativa, i propri progetti con quelli dei nostri giovani, all’interno di una comunità rinsaldando i legami generazionali.

Ancora di più, la pedagogia, come scienza di progetto e di cambiamento, che alla “nonviolenza” attribuiva un significato etico e politico assieme, affidato “al continuo impegno pratico, alla creatività, al fare qualche cosa, se non si può far tutto, purché ogni giorno si faccia qualche passo in avanti”2.

La strutturazione della formazione deve poter assumersi il compito e la responsabilità di educare le persone a un’idea della politica come pratica comunitaria da salvaguardare in quanto, educare i giovani ad una nuova politica presuppone come inscindibile il rapporto dialettico tra pedagogia e politica, tra educazione della persona ed educazione sociale, poiché la politica deve essere incentrata sulla persona umana e fina- lizzata al bene comune nel rispetto del pluralismo3. Nell’attuale momento storico immerso nella crisi delle istituzioni democratiche, è più che mai opportuno rinforzare questo legame, che viene da lontano, tra l’aspetto educativo e quello politico: “senza la politica l’educazione è solo flatus vocis, senza l’educazione la politica è solo una forma di tirannia della classe dirigente”4.

Già Platone suggerisce la natura in- scindibile di questo binomio quando, in un passo del Politico, spiega il ruolo del- la politica come “…tecnica regia (basilikè techne) la quale, assumendo il comportamento degli uomini valorosi e quello degli uomini equi- librati, li conduce a una vita comune, in concordia e in amicizia e, realizzando il più sontuoso e il migliore di tutti i tessuti, avvolge tutti gli al- tri, schiavi e liberi, che vivono negli stati, li tiene insieme in questo intreccio, e governa e dirige, senza trascurare assolutamente nulla di quanto occorre perché la città sia, per quanto possibile, felice”5. È dentro l’orizzonte di una nuova politica che i giovani possono invece maturare un significato positivo ed accattivante, inteso come capacità di tra- sformare la realtà; nella consapevolezza maturata che si accresce nell’incontro con gli altri, quale risorsa pedagogica.

Occorre promuovere il passaggio dall’idea di una politica al servizio di pochi ad una politica che, invece, riguadagni la propria essenza democratica, che non può escludere nessuno dalla partecipazione alla cosa pubblica; questo è reso possibile dalla realizzazione di nuovi progetti educativi finalizzati all’affermazione di una politica autentica, altrimenti si alimenterà sempre di più la narcosi sociale dei nostri giovani che, inevitabilmente, andranno ad aumentare la pancia molle della società.

 

*Pedagogista – Perfezionato in“Psichiatria di Consultazione e Clinica Psicosomatica” – Docente a contratto in Pedagogia – Psicologia – Sociologia – Università Magna

Grecia di Catanzaro.

Note:

1 Galimberti,U., L’ospite inquietante , Editore: Feltrinelli,

2 Capitini , Le tecniche della nonviolenza, Feltrinelli, Milano 1967.

3 Porcarelli , Educazione e politica. Paradigmi pedagogici a confronto, FrancoAngeli, Milano 2012, pp. 87-192.

 4 Genovesi , Pedagogia e politica:un rapporto necessario,in L.d’Alessandro – V.Sarracino (a cura di), Saggi di pedagogia contemporanea. Studi in onore di Elisa Frauenfelder, Edizioni ETS, Pisa 2006, p.187.

5 Platone, Politico, Editore: Bompiani,2001.