Personagge e Personaggi – Cristina Trivulzio di Belgioioso

di Maria Piacente

ITALY – CIRCA 2002: Portrait of Cristina Trivulzio Belgiojoso, ca 1832, by Francesco Hayez (1791-1882), oil on canvas, 136×101 cm. (Photo by DeAgostini/Getty Images)

Cristina Trivulzio di Belgioioso: ricca, spregiudicata, anticonformista.

Vogliano le donne felici e onorate dei tempi a venire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro aprirono e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità![…]”.1

Questa è la voce di Cristina Trivulzio Belgioioso, una influencer del suo tempo, donna ricca, intelligente, bellissima colta e indomabile come possiamo anche apprendere dal godibile saggio di Pier Luigi Vercesi, edito da Neri Pozza, dal titolo suggestivo La donna che decise il suo destino. Nel Novecento parzialmente dimenticata, divenne nel corso dell’Ottocento famosa in tutta Europa per il suo impegno a favore dell’Unità d’Italia, che la obbligò anche a fuggire in Francia. Una femminista ante litteram, paladina del progressismo, rappresentante di spicco, a capo doi salotti mondani e letterari. E allora vediamola più da vicino questa donna intelligentissima e inquieta alla quale oggi, finalmente, viene dedicata una statua a Milano nella omonima piazza Belgioioso. Un fatto straordinario che, speriamo, sia l’inizio del tributo che le donne non hanno fin qui mai avuto: straordinario perché per la prima volta a Milano, a settembre, su 141 statue dedicate a varie figure di rilievo, tutti maschi, ne viene scoperta una dedicata proprio a lei, Cristina Trivulzio di Belgioioso, una donna, un’ intellettuale, politica, scrittrice e protagonista in prima persona delle lotte per le quali ancora oggi le donne come ieri sono le principali attrici indomite.

Cristina Trivulzio di Belgioioso – quest’anno ricorrono i 150 anni dalla sua morte – nasce a Milano nel palazzo di famiglia il 28 giugno 1808 e viene battezzata con dodici nomi. A quattro anni d’età il padre, Gerolamo Trivulzio, viene a mancare e la madre, Vittoria Gherardini, si risposa presto con Alessandro Visconti D’Aragona. Coi fratellastri che nasceranno e il patrigno Cristina si trova bene ma dall’arresto, avvenuto durante i moti carbonari, quest’ultimo esce profondamente scosso senza più riprendersi e per la ragazza sarà la seconda dolorosa perdita della figura paterna. A sedici anni sposa Emilio Barbiano di Belgioioso, giovane dissennato, libertino e fedigrafo fin dall’inizio dell’unione. Alle crisi epilettiche che la tormenteranno per tutta la vita si aggiungerà così per la gracile ereditiera la sifilide contratta dal marito e, dopo quattro anni di umiliazioni, alla proposta di Emiliano di convivere con la sua nuova amante, Cristina lo lascia, lascia Milano e i pettegolezzi intorno alla sua vita privata e comincia a viaggiare per l’Italia incontrando numerose persone interessanti e interessate a lei. Comincia così per Cristina la disobbedienza alle ”regole” di quel tempo alle quali molte donne della sua stessa levatura culturale e sociale si assoggettavano, espressioni della cultura del tempo che voleva la donna sottomessa al sistema domi- nante. Inizia così il suo lungo percorso per una strada tortuosa e difficile, come dicevamo, anche in considerazione dei tempi. Una strada capace di percorrere anche in considerazione del forte desiderio di individuazione di sé, mettendo a frutto le conoscenze intellettuali e politiche del suo tempo.

Femminista ante litteram e paladina del progressismo, Cristina è affascinante, di una bellezza eterea, capelli neri e viso bianchissimo con due occhi grandi e intensi: la vediamo così rappresentata in uno dei ritratti di Fernando Hayez. Soggiorna a Genova, Roma, Napoli, Firenze e Ginevra, frequentando personaggi sospetti alla polizia austriaca di Milano, che già la considera donna colpevole per avere abbandonato il marito. Quando a Lugano manifesta aperta simpatia per il partito repubblicano, le viene ingiunto di rientrare a Milano ma Cristina scappa in Francia, trasformandosi in un’eroina rivoluzionaria. Con una lettera di Augustin Thierry per François Mignet, senza ormai il poco denaro che ha portato con sé, arriva a Parigi dove di fermerà dal 1831 al 1840. Il soggiorno parigino sarà un periodo eccezionale della vita di Cri- stina, amata da tutti compreso il vecchio generale Lafayette. Abita in Rue Vignon, accanto alla Madeleine; scrive sul Constitutionel, insegna pittura. Recupera parte delle sue rendite e apre un famoso salotto in Rue d’Anjou, una traversa di Foubourg Saint’Honoré; con garbo re- spinge le offerte amorose di De Musset, Balzac, Listz, Heine, Bellini, interessata a personaggi più austeri quali lo storico Thierry, il futuro presidente Adolphe Thiers e François Mignet, principale artefice della rivoluzione orleanista, al tempo direttore degli Archivi degli Affari Esteri, che diventerà marito segreto di Cristina che sa ormai impegnare il suo cuore. Da questo riservatissimo rapporto nel dicembre 1838 nascerà la figlia Maria che ufficialmente risulterà figlia di Emilio di Belgioioso, ospite di Cristina a Parigi in quel periodo. Nata Maria e con l’attenuarsi del clima persecutorio da parte della polizia austriaca dopo l’incoronazione del nuovo imperatore, Cristina fa ritorno a Milano nel luglio 1840 ma le maldicenze, anche proprio a causa della bambina, non si placano. Si narra che il grande Manzoni la mise alla porta quando lei tentò di andare a por- tare omaggio alla madre morente del romanziere! Trasferitasi a Locate, a sud di Milano, si trova davanti una realtà mol- to diversa da quella dei salotti parigini e invece di chiudersi con la sua bambina nella sua grande casa si interessa completamente alle problematiche di pover- tà, ignoranza e malattia dei contadini e si improvvisa riformatrice sociale con l’aiuto di alcune teorie utopistiche udite in Francia, le teorie saint simoniane e fourieriste. Comincia occupandosi dei bambini, fonda un asilo (apprezzato an- che da Ferrante Aporti) e poi le scuole sia maschili che femminili, scandalizzando la nobiltà lombarda e lo stesso Manzoni che non comprende perché si debbano istruire i contadini. Il paese dapprima diffidente, accoglierà poi con gratitudine le innovazioni che Cristina segue personalmente. Nel contempo pubblica le sue prime opere, Saggio sulla formazione del dog- ma cattolico e la traduzione in francese del- le Opere di Gian Battista Vico. Pubblicati entrambi in Francia e in lingua francese, questi primi scritti le inimicano ancor di più l’ambiente conservatore e maschili- sta milanese.

I tempi cambiano in fretta: dal 1845 l’Europa intera inizierà a dare segni di turbolenza e Cristina è pronta; nel febbraio1845 rileva una rivista patriottica in difficoltà, la “Gazzetta italiana” e la trasforma un anno dopo nella rivista l’“Ausonio” su modello della celebre “Revue des Deux Mondes”. Cristina è ormai una grande intellettuale con- sapevole delle difficoltà politiche e sociali del nostro Paese e della necessità di mettere al centro i problemi sociali economici e dei diritti delle donne. Nello stesso 1846 critica Confalonieri nella Storia della Lombardia che scrive sotto falso nome, facendo adirare non poco i patrioti milanesi. Cristina si orienta verso una soluzione unita- ria e monarchica sotto i Savoia e, nel 1847, viaggia in tutta Italia allacciando rapporti coi massimi esponenti del Risorgimento quali Cavour, Balbo, Tommaseo, Montanelli e conoscendo anche Carlo Alberto. Gli avvenimenti del ’48 e ’49 la trovano in prima linea: Cristina è ora una rivoluzionaria. Dopo le Cinque Giornate arriva a Milano guidando la Divisione Belgioioso, un gruppo di 200 volontari da lei reclutati e trasportati in piroscafo a Genova e da lì a Milano. È in questo periodo che muore il suo amato segretario Stelzi che verrà sepolto a Locate nello stesso cimitero dove riposerà in seguito Cri- stina. La leggenda del cadavere “imbalsamato” di Stelzi alimenterà, dopo la sua morte, il pettegolezzo sulla necrofilia di Cristina.

La delusione per il tradimento di Carlo Alberto a Milano la avvicina ai re- pubblicani e deciderà di recarsi a Parigi con Carlo Cattaneo a difendere la con- dotta dei milanesi durante le Cinque Giornate, diffamata dagli emissari austriaci e piemontesi. Delusa dall’atteggiamento del governo francese, si unisce ai patrioti della Repubblica Romana, adoperandosi giorno e notte negli ospedali durante l’assedio della città. E qui che Cristina ha un’altra delle sue genia- li idee e inventa infatti le “infermiere”. Fino a quel momento negli ospedali ad aiutare i medici c’erano solo i “facchini” per il trasporto dei malati, gli attuali portantini. Cristina ora pensa a un corpo di volontarie laiche dedite ad aiuta- re i malati, ad assisterli e a confortarli. Assolda così uno stuolo di dame e di borghesi. E di prostitute. La presenza di queste ultime viene negata da Cristina in una lettera al papa ma è da lei ammessa nel carteggio privato con l’amica Caroline Jaubert. Quando questo carteggio verrà pubblicato a Parigi dall’a- mica con il permesso, più o meno tacito, dell’autrice, sarà scandalo. L’avventura romana finisce molto male. Dopo esser- si battuta in tutti i modi per salvaguardare i feriti e i prigionieri, Cristina deve scappare in fretta a Civitavecchia e poi a Malta. Da Malta, poi da Atene e in- fine da Costantinopoli vengono scritte queste lettere all’amica Caroline che sa- ranno in seguito pubblicate nel volume Ricordi dell’esilio.

Odiata dai milanesi, odiata dai patrioti per i suoi Ricordi, furiosa contro i francesi che avevano appoggiato la spedizione del generale Oudinot contro la Repubblica Romana, Cristina con la figlia lascia l’Europa.

Amareggiata e delusa ma non vinta, inizia una nuova vita di pioniere, di reporter, di principessa. Acquista una piccola valle in Cappadocia dove fonda una colonia agricola aperta ai profughi italiani. L’esperienza di Locate serve a Cristina per avviare programmi di riqualificazione agricola dei terreni, sen- za dimenticare la popolazione turca che viene assistita e curata come se fossero i suoi contadini. Questa vita da Signora feudale con un gruppo di profughi poco volonterosi si rivela però difficile e non soddisfacente. Il colpo di stato del 2 di- cembre 1851 che dà a Luigi Napoleone il potere assoluto in Francia la amareggia ulteriormente e nel gennaio 1852 inizia il viaggio in Terra Santa. Viaggio che nel giro di un anno condurrà una strana comitiva composta di turchi ed europei a visitare i posti più sperduti e selvaggi del Vicino Oriente.

Del soggiorno in Turchia e del suo viaggio attraverso Anatolia, Siria, Li- bano e Palestina, Cristina racconterà in molti articoli, nei quali col suo sguardo acuto e dissacrante vengono smontati i miti dell’Oriente esotico e opulento. Vengono invece messe a nudo le miserie di una società dove mancano gli affetti famigliari, dove la sporcizia regna ovunque, dove le donne sono abbandonate all’ignoranza e alla pigrizia. In questi resoconti si coglie il suo vero credo, riformista e cristiano. Subito dopo il ritorno da Gerusalemme, un profugo bergamasco al quale era stata data una casa e un lavoro, rimproverato perché aveva malmenato l’istitutrice inglese con la quale aveva stretto una relazione, col- pisce Cristina con cinque coltellate nel luglio 1853. Le ferite non sono mortali e, nella confusione generale, è lei stessa a dirigere i suoi soccorritori e a istruirli su come prestarle le prime cure ma da questa disavventura ne uscirà piuttosto male. Invecchiata e debilitata, ritorna in Italia tre anni dopo, non appena il governo austriaco, di nuovo benevolo verso i fuorusciti, le dissequestra i beni. Nel novembre 1855 è a Parigi nella casa di Rue di Montparnasse 28 che aveva fatto costruire negli anni Quaranta. Nel gennaio 1856 è di nuovo a Loca- te ma ha un appartamentino a Milano. Nel giro di pochi mesi muoiono molti dei suoi vecchi amici: Heine, Thierry, De Musset. Il rapporto con Mignet si è ormai del tutto raffreddato. Nel novembre 1860 vende la casa di Parigi.

Muore anche Emilio di Belgioioso, sfigurato e privo di ragione a causa del- la sifilide. Fino all’ultimo Cristina cerca di ottenere dal marito il riconoscimento della figlia senza riuscirci. Maria ha ormai vent’anni ma non ha ancora un nome e se non verrà riconosciuta dal- la famiglia Belgioioso non potrà essere riconosciuta nemmeno dalla madre. Finalmente, alla fine del 1860, il riconoscimento arriva e Maria, appena diventata un membro della famiglia Barbiano di Belgioioso, diventa la Marchesa Trotti sposando un vedovo a Locate nel 1861, con l’assenso di Cristina. Sarà il primo e difficile parto di Maria a farla soffri- re più di qualsiasi altra vicenda da lei vissuta. È questa l’unica volta che, leggendo le sue lettere, troviamo Cristina sopraffatta dal panico e dallo smarri- mento, prima di prender in braccio la nipotina che porta il su nome.

Durante gli ultimi dieci anni della sua vita Cristina fonda il giornale l’“Italie”, destinato a pubblicizzare in Europa la politica italiana; continua a scrivere an- che saggi politici e articoli sulla condizione della donna: su “Nuova Antologia”, spinta dal vecchio amico Terenzio Mamiani, pubblica il saggio Della presente condizione delle donne e del loro avvenire.

Ma di Cristina sopravvive ancora la leggenda: si racconta che nel parco del Castello di Belgioioso, a pochi chilometri da Pavia, di notte vaghi un fantasma, lo spettro della principessa Cristina. Il fantasma è stato visto da molti testimoni insieme a quello di Gaetano, il suo segretario del quale si innamorò perdutamente: i due amanti si aggirano mano nella mano nel buio delle notti come due fidanzati uniti da un amore senza fine.

Ma già qualcuno dice che anche in piazza Belgioioso, qui a Milano, dove ora troneggia il monumento a lei dedicato, nottetempo si vedono donne intente a parlare e discutere con lei, prendere appunti lì sui libri e sui quaderni tenuti saldamente da Cristina, con entrambe le mani posati sulle ginocchia sulla sua lunga veste.

L’opera realizzata dallo Scultore Giuseppe Bergomi è descritta dallo stesso come “un’immagine antiretorica, che permette di sottolineare un atteggiamento riflessivo, pensieroso ma anche dinamico”. Dinamico, certo, Cristina; abbiamo ancora tante cose da dirci e da fare!

 

Bibliografia

Studi su Cristina Trivulzio di Belgioioso De’ Medici Malvezzi A., Cristina di Belgiojoso, 3 voll., Fratelli Treves, Milano

1936 e 1937.

Vercesi P. L., La donna che decise il suo desti- no, Neri Pozza, Vicenza 2021.

Rörig K., Cristina Trivulzio di Belgioioso. Storiografia e politica nel Risorgimento, Scalpendi, Milano 2021.

Sitografia

ww.cristinabelgiojoso,it (sito curato da Sandro Fortunati)

Opere di Cristina Trivulzio di Belgioioso tradotte in italiano

L’Italia e la rivoluzione italiana nel 1848, trad. it di A. Parola, Tipografia della Svizzera italiana, Lugano 1849.

Ricordi dell’esilio, trad. it. di L. Severgnini, Edizioni Paoline, Milano 1978.

Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, in “Leggere Donna”, n. 150, gennaio-marzo 2011.

Il 1848 a Milano e a Venezia, Feltrinelli, Milano 2011.

 

Note:

1 C.Trivulzio di Belgioioso, Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, in “Leggere Donna”, n. 150, gennaio-marzo 2011.

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