Avere potere su se stesse: politica e femminilità in Mary Wollstonecraft

Carlotta Cossutta

Avere potere su se stesse: politica e femminilità in Mary Wollstonecraft

ETS, Pisa 2021, pp. 240, € 23

Si tratta di un testo piuttosto complesso, ricco di informazioni e riflessioni stimolanti, però ben organizzato per cui la lettura non appare ardua, anche se è necessario trovarvi il proprio percorso; io l’ho trovato nella domanda che percorre molte parti del libro e che ci sollecita negli ultimi dibattiti/scontri del contemporaneo: “Cos’è una donna”? E a questo proposito concordo con l’autrice e Adriana Cavarero, che ha cu- rato la prefazione, nell’affermare che lo studio di Wollstonecraft, messo in continuità con i dibattiti odierni, ci conferma che il femminismo non si presenta come un movimento a ondate bensì ha un’intrinseca continuità, anche se non sempre immediatamente percepibile.

La domanda: “Cos’è una donna?”, chiarisce Cossutta, è un concetto politico e W. lo dimostra nei suoi scritti, in cui “inter- roga alla radice il processo di costruzione di un soggetto donna che viene assunto come ovvio e naturale”. Si tratta di una domanda costante nel discorso femminista e a partire da lì l’autrice discute gli interrogativi che ci poniamo ora. “Si può non diventare donna? Oppure, si può diventare donna altrimenti?”

La domanda “mette in luce come l’essere donna sia una condizione straniante, in cui si è oggetto dei discorsi senza poterne diventare soggetto.” Dette e costruite dallo sguardo maschile, il compito diviene quello di smantellare il già detto, il già riconosciuto e comunque, afferma sempre Cossutta, la parola “donna” mantiene un alto valore simbolico e quindi politi- co, se pure occorre districarsi da quanto è stato costruito intorno e sopra questa immagine, la quale, come ogni prodotto sociale e culturale, può essere modi- ficata e sovvertita e divenire momento privilegiato di osservazione dei torti più generali dell’organizzazione sociale, momento di avvio e consolidamento di nuove forme.

Sempre alla luce della stessa domanda ho letto con particolare attenzione i capitoli dedicati all’educazione e alle virtù, poiché il primo discute del per- corso di formazione del soggetto donna voluto dagli uomini che richiede il necessario mutamento per riconquistare “un’imprevista soggettività”, mentre il secondo segue il primo nel complesso itinerario delle virtù, maschili o femminili, poiché diviene soggetto morale solo chi acquisisce statuto di autonomia e indi- pendenza.

E allora, esistono virtù femminili e virtù maschili? Discorso ampio e delicato, anche perché abbiamo assistito negli ultimi anni a un’appropriazione indebita delle cosiddette virtù femminili, lodate ambiguamente e adattate a riorganizza- zioni sociali e professionali, fatte proprie da alcuni uomini, talvolta anche con buone intenzioni, per creare un’immagine della maschilità attenta, sensibile, accudente.

Nella visione di W. appare interessante la riflessione sulla virtù della “modestia”, virtù mal-trattata nel passato proprio a proposito delle donne, indotte a comportamenti ipocriti, ora ridefinita e rivalutata da W. virtù che lega ragione e sentimento e che ha la funzione di armonizzare tutte le altre. La modestia è come il raggio di luna, che illumina ma con discrezione, “una luce più tenue che serve a smorzare gli eccessi, dannosi anche nel caso delle virtù.” Virtù femminile che deve però essere esercitata da ambedue i sessi, poiché “non è un dato naturale inscritto nel sesso femminile ma un prodotto sociale che può aprire a impreviste riconfigurazioni se liberato dalla dimensione oppressiva che assume nell’inferiorizzazione delle donne.”

Infine, appaiono significative le parole finali del testo, in cui si segnala l’importanza di tenere presente il percorso di pensiero di W. tracciando con lei una genealogia, che non diviene però cogente perché, per fortuna, l’autrice presenta tratti di discontinuità e volubilità che la salvano dall’incoronamento a maestra. Il riferimento a lei offre l’idea di una stratificazione di pensiero che ci accompagna nei secoli di teorie femministe e ci consente “allo stesso tempo di mettere in discussione i termini dei dibattiti contemporanei attraverso una dislocazione, uno straniamento produttivo.” Un metodo assolutamente da adottare.

Barbara Mapelli

Author