Subsonica – Terre Rare (20/03/2026)
A cavallo tra gli anni ‘90 e gli anni ‘00 i Subsonica hanno plasmato il loro sound, mischiando insieme elettronica, urban-rock e un pizzico di funk. Questo stile dal carattere underground e di respiro europeo è stato portato fin sotto le luci della scena italiana, più abituata alla tradizione cantautorale o alla musica leggera pop. Dopo quegli esordi di circa trent’anni fa, la band torinese presenta Terre Rare, suo undicesimo album. Il suo contenuto nasce da un viaggio in Marocco che ha permesso a sfumature esotiche di mescolarsi con la loro indole elettronica creando qualcosa che potrebbe rientrare nei canoni della world-music. I Subsonica hanno così introdotto questo lavoro: “C’è il desiderio e la voglia di scoprire nuovi elementi, e tutti questi elementi negli anni si stanno stratificando sempre più e queste ere geologiche sono fatte di ascolti differenti e il rischio non c’è se vuoi fare quello che ami. Non c’è la paura se vuoi fare qualcosa di diverso, perché a noi ci piace confrontarci sulla musica e su qualunque tipo di musica. In realtà in questo disco abbiamo lavorato come abbiamo sempre fatto e il complimento che ci facciamo a vicenda è che siamo rimasti sempre noi fin dagli inizi. Abbiamo sempre voluto giocare con tutti i suoni che ci emozionavano perché è una cosa di cui abbiamo bisogno”. La opener Al Confineevoca istantanee di suggestivi deserti con battiti digitali e trame africaneggianti. Straniero, con la collaborazione della cantante italo-palestinese Tära, riflette sull’odio razziale e sugli effetti devastanti dei conseguenti combattimenti. Una cadenza tambureggiante incalza Teorie e tutti i suoi complotti; schitarrate funky imperversano durante la ballabile Radio Mogadiscio. Le atmosfere cupe di Rifugio ispirano la necessità di trovare un riparo “per scaldare i ricordi” e “curare i rimpianti”. In Ghibli corde acustiche e cori echeggianti si continuano ad alternare con un repentino e confuso frastuono sintetico. Le strofe elettroniche sfociano nei ritornelli hard-rock di Grida dove si ripercorrono nuovamente le sofferenze dei popoli martoriati da conflitti. Da Transumanesimo, che graffia instancabilmente pur senza particolari spunti, si passa a Jinn, breve ponte ambientale e strumentale. Una semplice ma efficace ballata prende vita con Alisei, il cui piglio è brillante nonostante i toni nostalgici. Il Tempo in Me inizia sospesa tra musica orchestrale e dance anni ‘80, prosegue in un crescendo dissonante con uno scomodo ritornello e termina con il classico stile elettro-pop dei Subsonica. La title-track è il lungo e mesto epilogo della lista, un rintocco digitale continuo con qualche pennellata malinconica. Nei suoi momenti migliori, la raccolta trasuda intensità, nervosismo e tensione. Le pulsazioni ritmiche permettono uno sfogo attraverso la danza, mentre l’educata voce di Samuel dona quel tocco melodico che smorza ulteriormente il clima. Alcuni elementi insipidi o caotici sembrano stonare rispetto al quadro complessivo, ma probabilmente rappresentano il desiderio di continuare in quella sperimentazione musicale che da sempre contraddistingue il gruppo. Le Terre Rare a cui fa riferimento il titolo sulla copertina sono quei materiali, scarsamente presenti nel mondo, utilizzati principalmente per produrre dispositivi tecnologici. Un’altra lettura però potrebbe portare a pensare a quei territori in cui la guerra non consente a chi ci vive di potersi sentire a casa propria e a concedersi anche solo un briciolo di libertà.

