Verso un’alleanza tra il sistema educativo ed il mondo del lavoro

Il percorso delineato di avvicinamento tra sistema educativo e mondo del lavoro, sintomo di una nuova sensibilità, dovrebbe consentire il raggiungimento di un compiuto segmento professionalizzante del sistema educativo, storicamente debole in Italia, a differenza della maggioranza degli altri Paesi avanzati.


Negli ultimi anni, complice anche la crisi economica ed il conseguente aumento della disoccupazione giovanile, in Italia si è rafforzato il convincimento della necessità di un rapporto più stringente tra sistema educativo e mondo del lavoro.

Il confronto con la situazione degli altri Paesi dell’area OCSE, mostra come laddove il sistema educativo sia fortemente connesso al mondo del lavoro, la disoccupazione giovanile si attesti a livelli tra 1,5 e 2 volte il tasso di disoccupazione generale. Al contrario, l’Italia mostra un tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 ed i 24 anni che è circa 3,5 volte il tasso di disoccupazione generale[1], a causa anche di un sistema scolastico molto centrato sull’apprendimento teorico, poco correlato alle dinamiche del mondo del lavoro, che comporta difficoltà nella transizione dalla scuola al lavoro.

Negli ultimi anni sono stati realizzati importanti passi avanti per un’alleanza tra sistema educativo e mondo del lavoro, sollecitati anche dalle istituzioni europee e nazionali[2], superando una storica diffidenza e separazione tra l’apprendimento puro e quello orientato al lavoro, tra teoria e prassi, tra cultura e lavoro.

Si guarda sempre più all’impresa come un bacino culturale, luogo di apprendimento, che può aiutare a scoprire il gusto di conoscere e vivere il lavoro, di formarsi un pensiero operante, dove il sapere e il saper fare possano produrre effetti sinergici per migliorare il proprio percorso professionale e di vita[3]. Possiamo dire che oggi è maturata una svolta culturale che sta producendo cambiamenti didattici ed organizzativi. Sia per le scuole, sia per le imprese.

Tra gli interventi più significativi per avvicinare la scuola al lavoro, ripresi anche in più provvedimenti normativi, vi sono la realizzazione dei Poli Tecnico Professionali e degli Istituti Tecnici Superiori, l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro, l’istituto dell’apprendistato formativo, nonché le misure di aiuto alla transizione dalla scuola al lavoro.

I Poli tecnico professionali sono reti stabili tra istituti tecnici e professionali, realtà produttive, istituzioni formative, finalizzate a condividere con le imprese l’aggiornamento dei curricula, a favorire l’alternanza scuola lavoro ed il passaggio dalla scuola al lavoro.

Nel 2010 sono nati i primi Istituti Tecnici Superiori (ITS), fondazioni costituite con la partecipazione di scuole, enti di formazione, imprese, enti locali ed università, con l’obiettivo di costruire un nuovo segmento educativo di livello terziario non universitario.

L’alternanza scuola-lavoro articola periodi di formazione in aula e periodi di apprendimento mediante esperienze in aziende, ma anche in associazioni, enti pubblici e del terzo settore, ecc. Introdotta come possibilità dalla legge 53/2003, è stata resa obbligatoria dall’anno scolastico 2015/2016, con la legge 107/2015[4].

Con il Capo V del decreto legislativo 81 del 2015, si è riformato l’apprendistato formativo o duale[5], cioè un contratto di lavoro finalizzato al raggiungimento di un titolo di studio di livello secondario o terziario attraverso la collaborazione costante tra istituzione formativa ed impresa, con una presenza a scuola di non più del 50% del monte ore di studio.

Il forte abbattimento del costo del lavoro degli apprendisti introdotto dalla modifica normativa, che riconosce uno scambio significativo tra retribuzione e apprendimento, potrebbe rappresentare la svolta per una reale diffusione di tale istituto, fino ad oggi non utilizzato dalle imprese6.

Infine, nell’ambito dello sviluppo delle politiche attive del lavoro, sono state realizzate azioni per facilitare la transizione dei giovani dalla scuola al lavoro. Oltre che a positivi interventi di livello regionale, nel 2014 è stato avviato il programma nazionale “Garanzia Giovani”, che offre ai giovani ed in particolare ai NEET7 un’offerta di lavoro, di proseguimento degli studi, di apprendistato o tirocinio[6].

Il percorso delineato di avvicinamento tra sistema educativo e mondo del lavoro, sintomo di una nuova sensibilità, dovrebbe consentire il raggiungimento di un compiuto segmento professionalizzante del sistema educativo, storicamente debole in Italia, a differenza della maggioranza degli altri Paesi avanzati.

Nel secondo ciclo scolastico, oltre all’istruzione tecnica e liceale, sussistono contemporaneamente due ordinamenti professionali: l’Istruzione professionale (IP), caratterizzata da percorsi quinquennali e l’Istruzione e formazione professionale (IeFP), con percorsi di quattro anni (tre per il raggiungimento della qualifica e uno per il diploma professionale). La IeFP è articolata in percorsi erogati dalle istituzioni formative o centri di formazione professionale, accreditati dalle Regioni, che coinvolgono circa 135 mila studenti.

Entrambi questi sistemi soffrono di alcune debolezze, molto diverse tra di loro.

L’ordinamento di IP ha la forza di un sistema nazionale, unitario in tutto il Paese, finanziato e presidiato dallo Stato a differenza della IeFP in cui lo Stato fissa solo un quadro generale nel quale ciascuna regione determina le proprie regole.

Tuttavia, ha subito nel tempo una deriva liceizzante, che ha comportato un aumento della dispersione scolastica poiché vi è una forte distanza tra il tipo di percorso offerto e le esigenze dell’utenza che vi si iscrive[7]. Infatti, l’apprendimento è centrato su modelli teorici e deduttivi, ben lontani dall’approccio tipico della Vocational Educational Training (VET) di stampo europeo, caratterizzata dalla valorizzazione e dalla pedagogia del lavoro, dal metodo induttivo, dalla priorità dei compiti concreti e contestualizzati, da ambienti di apprendimento assunti dal mondo reale.

La IeFP al contrario, si è rivelata un successo nella scelta delle famiglie e degli studenti, con ottimi esiti occupazionali, pur in periodo di crisi del mercato del lavoro10 a conferma della necessità di un segmento professionalizzante, radicalmente diverso dalla scuola tradizionale, caratterizzato da una forte relazione con il sistema delle imprese, elevata componente di alternanza scuola lavoro, didattica per competenze, riconoscimento del valore formativo del lavoro.

La IeFP rappresenta, per la sua consolidata esperienza di alternanza scuola-lavoro e di collaborazione formativa con le imprese, anche il sistema più pronto al rilancio del recentemente rivisitato apprendistato duale.

Nonostante tali risultati positivi, la IeFP si presenta ancora come un sistema incompiuto, frammentato, sbilanciato territorialmente e con una precaria sostenibilità economica. La competenza legislativa esclusiva regionale in materia, in assenza di un adeguato monitoraggio e verifica da parte dello Stato, ha prodotto una frammentazione del sistema: solo poche regioni hanno una disciplina compiuta della IeFP ed offrono tali percorsi tramite le istituzioni formative accreditate[8].

Le sfide per il segmento professionalizzante

Lo sviluppo del futuro della IeFP è stato il tema del XXVIII Seminario Europa[9] organizzato dal Ciofs-Fp. Da quasi trent’anni, il Seminario Europa è la sede autorevole in cui si discute di Formazione Professionale, anche in prospettiva europea.

Quest’anno[10] si è discusso dello sviluppo del sistema IeFP, alla luce sia di un prossimo riordino dell’IP[11], che dovrebbe tendere a superare le difficoltà dell’istruzione professionale attraverso un suo avvicinamento metodologico e contenutistico alla IeFP, sia del fatto che il testo di riforma costituzionale sottoposto a referendum prevede il passaggio della legislazione generale e comune della IeFP allo Stato.

Si è evidenziata la necessità di superare l’attuale frammentazione del sistema, attraverso un consolidamento dell’offerta di IeFP nelle Regioni in cui esso già è già strutturato, ed il suo sviluppo nelle Regioni in cui l’offerta delle Istituzioni formative accreditate non esiste o è troppo debole.

Chi scrive, sulla base della propria esperienza di assistenza tecnica alla Pubblica Amministrazione regionale e nazionale ed a diversi enti di formazione, ritiene che al di là che la competenza resti regionale o passi al livello statale, si debba porre la massima attenzione istituzionale e sociale allo sviluppo e consolidamento del sistema di IeFP che rappresenta metodologicamente l’esperienza della migliore VET di stampo europeo.

E’ necessario e possibile garantire un’offerta formativa stabile e certa, che risponda a tutta la domanda di iscrizione degli allievi – come previsto dalla norma del 2005[12] rimasta inattuata – superando una logica di avvisi e progetti.

In tale contesto, lo sviluppo dell’apprendistato formativo e più in generale il raccordo con le politiche attive del lavoro, rappresentano già un’importante opportunità a livello nazionale sia per le istituzioni formative della IeFP, sia per i giovani e le imprese.

Amministratore di Noviter Srl, esperto di sistemi educativi e di politiche attive del lavoro.

Note:

[1] L’Italia è l’ultimo paese dell’area Ocse per occupazione giovanile: solo il 52,8% dei giovani tra i 25 e i 29 anni ha un’occupazione, contro una media pari nell’area al 73,7%. È quanto emerge dal rapporto dell’organizzazione di Parigi `Oecd skills outlook 2015´, dedicato alle problematiche dell’occupazione giovanile. Cfr. OECD (2015), OECD Skills Outlook 2015: Youth, Skills and Employability, OECD Publishing.

[2] Cfr. Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, (2009) Italia 2020. Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro.

[3] Si tratta di ciò che in Europa viene chiamato Work Based Learning, cioè le modalità di apprendimento basate sul lavoro. Si veda ad esempio Bertagna, G. (2014), Lavoro e formazione dei giovani, La Scuola, Brescia.

[4] Il comma 33 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che si realizzi l’alternanza scuola lavoro per almeno 200 ore nell’ultimo triennio dei licei ed almeno 400 ore in quello degli istituti tecnici e professionali.

[5] L’apprendistato duale è molto diffuso ad esempio in Germania, dove sono circa 1,5 milioni gli studenti che raggiungono il titolo di studio secondario attraverso tale istituto contrattuale. 6 Introdotto con il decreto legislativo 276 del 2003 e già riformato nel 2011, l’apprendistato duale vedeva nel 2013 ancora solo 3.900 apprendisti in Italia, di cui 3.000 a Bolzano. 7 Acronimo di Not (engaged) in Education, Employment or Training, indica persone non impegnate nello studio, nel lavoro o nella formazione.

[6] Ad agosto 2016, il numero dei giovani complessivamente registrati a Garanzia Giovani era pari a 1.118.253, anche se solo a 375.528 è stata proposta almeno una misura del programma.

[7] Come riportato nelle audizioni alla VII commissione della Camera in occasione dell’indagine conoscitiva sulla dispersione scolastica del 2014 sulla dispersione scolastica: Dalla fine degli anni ’90 fino a sei anni fa il tasso di dispersione [degli istituti professionali] ha spesso raggiunto e superato il 50%. [ ]. Oggi il tasso di dispersione è intorno al 40%, [ ] Sono sempre più di 50 mila gli studenti dispersi dai professionali rispetto agli iscritti di cinque anni prima. Cfr. Camera dei Deputati – 7a Commissione Cultura, scienza e istruzione (2014), Indagine conoscitiva sulle strategie per contrastare la dispersione scolastica, Camera dei Deputati. 10 Il 55% dei qualificati nelle istituzioni formative si inserisce immediatamente nel mondo del lavoro. Cfr. Isfol (2011), Gli esiti formativi e occupazionali dei percorsi triennali, ISFOL.

[8] Su un totale di 133 mila iscritti sul territorio nazionale, 104 mila si concentrano al nord. Cfr. Isfol (2016). Istruzione e formazione professionale a.f. 2014-15. xiv rapporto di monitoraggio delle azioni formative realizzate nell’ambito del diritto-dovere.

[9] Firenze, 7/9 settembre 2016.

[10] Il titolo di quest’anno “Verso un sistema nazionale strutturato della Formazione Professionale accanto al classico iter scolastico liceo/università?” sintetizza gli elementi di prospettive per il segmento professionalizzante.

[11] L’articolo 1, comma 181, lettera d), della legge n. 107/2015 delega il Governo all’adozione di un decreto legislativo di revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale.

[12] L’articolo 16 del D.lgs. 226/2005, prevede che “Le Regioni assicurano, quali livelli essenziali riferiti all’offerta formativa […] il soddisfacimento della domanda di frequenza”.