Bianco: Quattro

Bianco

Quattro

Metatron 2018, €13,99

“È un disco che parla di amicizia. Amicizia

tra due uomini, tra uomo e donna, tra due amanti, tra una donna e un barbagianni, tra madre e figlia. Amicizia tra musicisti, tra strumenti musicali, tra cambiamento e tradizione. Parla di medici, di comici, di bestie innamorate, di autogol e di grandi camminate. Di fabbrica, di anni 90 e anche di canne e di imbarchi”, così il cantautore torinese Bianco descrive il suo quarto album in- titolato, appunto, Quattro.

Al contempo raffinata ed intensa, la raccolta presenta uno stile cantautorale classico che viene rinfrescato con sfumature di differenti generi (punk, pop e funk tra gli altri). Tramite queste undici tracce, l’autore ci parla dei suoi personaggi, delle frustrazioni, dei ricordi, delle crisi e delle continue battaglie con la propria identità. Quattro è un lavoro maturo ed introspettivo, sia per i temi affrontati nei suoi testi che per gli arrangiamenti, formato da canzoni equilibrate e bilanciate, che scivolano elegantemente una dietro l’altra.

L’artista svela le differenze che lo han- no allontanato da Guardare Per Aria (2015), precedente fatica discografica: “Il mio gusto musicale è molto ampio, un range molto aperto. In ogni disco mi piace approfondire una certa parte dei miei ascolti, del mio gusto. Mentre in Quattro quello che mi andava di fare era proprio non darsi un genere o delle regole, ma esplorare tutto lo spettro sonoro che piace a me e alle persone che mi hanno dato una mano a costruire il disco. Per cui c’è stata una crescita ma è cambiata soprattutto l’intenzione iniziale. Questa è la grande differenza”.

Il brano di apertura, 30 40 50, racconta (per mezzo di una lista di “Mi piace”) il passare del tempo; tra presente e futuro, ci mostra la coerente e costante ricerca della propria identità: “Mi piace ricordare chi sono io”. Per lo stesso Bianco, questo è concettualmente il brano più legato al disco precedente, il primo vero singolo del disco: “Mi sembrava un bel modo per legare le fasi. La canzone arriva da una riflessione, nata in una domenica. Avevo quest’immagine del tra- monto, del sole che ci mette un secondo a sparire. Quando arrivi all’età adulta è un attimo che ti succedono le cose: ho molti più ricordi di me da bambino fino ai 18 anni. Dai 20 anni ad adesso è tutta una roba velocissima. Questo è il concetto: cercare di rallentare. Chi vuole che vada più in fretta lo faccia, ma chi vuole deve potersi fermare per ricordarsi chi è”.

Si discosta, invece, dalle linee guida dell’album Felice: questo altro singolo è una canzone leggera e spensierata, in cui compare un arrangiamento discreta- mente complesso e la ricerca di un suo- no vintage, anni 70.

Dopo questi primi due brani, se ne ascoltano altri che ripercorrono le orme dei migliori Niccolò Fabi (con il quale Bianco ha girato l’Italia, affiancandolo nei suoi concerti) e Max Gazzè: si tratta di Tutti Gli Uomini (impregnata di tin- te funk), Fiat (caratterizzata da un interessante arpeggio), Filastrocca Sui Tetti Di Ortigia (allegra e spigliata) e Organo Amante (lungo pezzo di chiusura). Con Punk Rock Con Le Ali, invece, il ritmo si alza tra movimenti e ritmiche più chiusi, improvvisi e veloci.

Il tema amoroso è protagonista soprattutto in La persona innamorata (in cui si canta che “L’amore non ti innalza, ti radica a terra”) ed in Ultimo Chilo- metro (dove l’autore consiglia di “Fare molta attenzione a chi ti dice ti voglio bene”): Bianco ci dimostra quanto sia importante e difficile il cambiamento e la trasformazione nella vita sentimentale delle persone (tematiche condivise anche dal brano Fiat).

In Un Attimo è una dolce ballata in cui si spiega come venire fuori dalle situa- zioni più critiche: “Le crisi servono a pensare, la soluzione è camminare e in un attimo passerà tutto”. Trattasi di un pezzo dedicato ad un amico dell’autore che ha avuto problemi di dipendenza da sostanze: “Il ritornello mi sembrava, in maniera molto banale e semplice, dato che si tratta di discorsi complicati da affrontare, un buon modo per tradurre questo suo percorso durato più anni”, ha dichiarato Bianco. “Quello che ho capito è che non bisogna aver fretta perché, più lasci andare le cose, più si risolvono da sole. Camminare è il senso di non stare molto a ragionare su come risolvere le cose. E poi la frase mi è venuta in mente perché in quel periodo mi avevano ritirato la patente quindi la soluzione era banalmente proprio camminare…”.

Nel loro complesso, tutte le canzoni sono caratterizzate da un ascolto facile e scorrevole. Bianco dimostra di essere un cantautore ormai completo, ben lontano dall’album di debutto Nostalgina (2011). Quattro è un lavoro ispirato ed ispirante: la necessità dell’autore è quel- la di fare un viaggio dentro se stesso, tramite il racconto e l’analisi della vita delle persone a cui lui è più legato. Sa- ranno quindi i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue sensazioni a fornirgli un modo per guardarsi dentro e ritrovarsi.

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