Personagge\Personaggi “Valentino Braitemberg”

Valentino Braitemberg

a cura di Giuseppe Fichera

Pioniere della cibernetica e pensatore originale, famoso per le sue provoca- zioni intellettuali, nei suoi obiettivi creare piccoli robot in grado di muoversi nell’ambiente adottando comportamenti che da un osservatore esterno possono essere interpretati come paura, aggressività curiosità ecc..

L’ecletticità di Braitemberg (direttore per molti anni del Max Planck Institute) permette di integrare vari tipi di conoscenze e di studi: neuroscenze, psicologia, robotica.

L’intento di Braitemberg è quello di creare “sistemi complessi” e non complicati; i suoi piccoli robot dimostrano come comportamenti psicologici che noi definiremmo estremamente sofisticati e specifici, possano emergere da strutture semplici. Braitemberg tralascia la versione antropomorfa del robot per prendere in considerazione ciò che definisce “veicoli pensanti”. Si tratta in di fatto piccoli automi dotati di ruote in grado di interagire con l’ambiente e di orientarsi secondo il principio del feed-back e delle reti neurali, per creare analogie con il sistema di apprendimento del cervello.

I veicoli costruiti da Braitemberg, non utilizzano quindi software particolarmente sofisticati, ma sono dotati di motorini semplici e fotocellule ottiche per fornire feed-back dell’ambiente circostante (ostacoli, luminosità, rumori ecc.). I sensori e le fotocellule adeguatamente connessi alle ruote dei piccoli veicoli sono in grado di generare comportamenti orientati, e soprattutto di permettere ad un osservatore esterno di attribuire stati mentali al veicolo.

Braitemberg ci conduce così in un mondo non di- stante dalla nostra esperienza e dalle nostre capacità, chiunque coniughi, un po’ di passione e abilità potrebbe ricostruire nel proprio “laboratorio” le macchine descritte da Braitemberg. Il gioco del “creatore di ro- bot” è quello di aggiungere via via interazioni nuove fra i pezzi dell’oggetto, invertire o incrociare collega- menti e motori (come nel chiasmo ottico) aggiungere sensori, led, suoni. Ciò che accade non è un semplice aumento delle capacità del robot, ma vere e proprie “mutazioni” nei comportamenti e nelle interazioni con l’ambiente, emergono cioè comportamenti inattesi e imprevedibili all’origine. Creatività? Libero arbitrio? Intenzionalità? Paura, curiosità… non possiamo definirlo con certezza certo è ciò che accade ad un osservatore attento quando cerca di descrivere il comportamento.

Gli esperimenti con i veicoli pensanti di nuova generazione dimostrano come gli studenti, i ricercatori “adulti o bambini” che siano, sono attratti e affascinati dai comportamenti “intelligenti” e che si “osservano” nel robot; per gli adulti sono frutto di ricerca e di conoscenza, per i secondi veri e propri comportamenti emozionali ai quali viene intuitivamente attribuita intenzionalità e capacità di comunicazione.

Oggi questi piccoli robot vengono utilizzati a scopo didattico (un esempio per tutti il Thymio) sia per apprendere il linguaggio di programmazione specifico della robotica, sia per sperimentare le variabili dell’ interazione uomo robot, interazione ormai entrata a far parte della vita quotidiana. Comprenderne le potenzialità e le modalità di interazione con gli esseri umani è un dovere etico e pedagogico per comprendere il futuro delle macchine e degli uomini.

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