Il Lavoro al Tonfeld. L’esperienza del metodo di Heinz Deuser in Germania

Insegnanti e educatori sono certamente consapevoli della grande capacità di attrazione della creta per i bambini e delle sue potenzialità per lo sviluppo creativo e psicomotorico del bambino: mettete loro a disposizione del materiale e nella maggior parte dei casi subito noterete manifestarsi un‘infantile gioia creativa.


Il Lavoro al Tonfeld® [1] (letteralmente campo di argilla) è un metodo di sviluppo elaborato fin dagli anni ‘70 dal Prof. Heinz Deuser (Fachhochschule für Kunsttherapie Nürtingen – Istituto di Arteterapia Nürtingen). Tale metodo è considerato molto efficace e mira a recuperare esigenze di sviluppo del bambino, dell‘adolescente o dell‘adulto che abbia incontrato difficoltà o blocchi nel suo processo di crescita, permettendogli di sfruttare appieno le sue possibilità primarie e i suoi potenziali per la formazione della personalità. Il Lavoro al Tonfeld è indicato per tutte le età a partire dai due anni. Questo articolo vuole fornire alcune informazioni sulle finalità e sulle caratteristiche di tale metodo.

Il setting

Il Tonfeld è costituito da una cassetta di legno di forma rettangolare, riempita di creta fine, ben malleabile e dalla superficie liscia. Accanto ad essa viene posta una bacinella con dell’acqua. Oltre a questa particolare disposizione, in cui ogni dettaglio ha un suo significato, è necessaria la presenza del cosiddetto Accompagnatore – una persona formata a questo scopo in uno dei numerosi centri di formazione in Europa – che sostiene il bambino durante la sua interazione con il materiale.

L’esperienza sensomotorica nel Lavoro al Tonfeld©

Insegnanti e educatori sono certamente consapevoli della grande capacità di attrazione della creta per i bambini e delle sue potenzialità per lo sviluppo creativo e psicomotorico del bambino: mettete loro a disposizione del materiale e nella maggior parte dei casi subito noterete manifestarsi un‘infantile gioia creativa. Da un lato, sarà visibile nelle creazioni una ricchezza inesauribile di idee, dall’altro si diffonderà un‘atmosfera tranquilla. La manipolazione della creta favorisce la concentrazione.

Nel Lavoro al Tonfeld l’attenzione non si rivolge in primo luogo ai risultati del lavoro ma al linguaggio delle mani mentre lavorano con la creta.

Attraverso il percorso triennale di formazione professionale in uno dei numerosi centri in Europa, l’Accompagnatore viene messo in condizione di leggere la qualità dei movimenti. Egli osserva il modo in cui il bambino agisce sul Tonfeld, il respiro, il linguaggio del corpo, il suo coinvolgimento nell‘azione e soprattutto i movimenti delle mani, prendendo le mosse da determinate regole che Heinz Deuser ha evidenziato per quanto riguarda il complesso funzionamento del senso aptico.

Il senso aptico e la ricerca neurologica
Nel modo in cui il bambino procede con le sue mani, l’Accompagnatore può riconoscere elementi importanti per il suo sviluppo. Il suo scopo non è quello di individuare una patologia, di analizzarne i sintomi o di riscontrare presunti deficit, ma di concentrarsi sulle potenzialità del bambino di superare le sue difficoltà e di ritrovare un equilibrio in un movimento appagante. Con l’aiuto dell‘Accompagnatore, il bambino impara nel corso del suo confronto con la creta a gestire adeguatamente tutto ciò che incontra durante questo processo. Inoltre, impara ad avere fiducia in sé stesso, ad affidarsi alle proprie competenze e capacità e di conseguenza anche a confrontarsi con sé stesso e con il mondo. Il bambino non fa che seguire i suoi impulsi, “estrapola qualcosa di sè”, dà una forma e plasma con le sue mani; con esse prende e comprende.

Occorre qui precisare che il senso aptico è piuttosto complesso ed esteso e non è necessariamente ricollegabile ad un solo organo, ma comprende tutto il nostro sistema percettivo sia verso l’interno che verso l‘esterno. Per questo si parla di percezione aptica, intesa quale raccordo tra dati sensoriali acquisiti direttamente dal nostro corpo e l’organizzazione e l‘elaborazione di tali stimoli in una informazione sensoriale, quale processo psichico. Nella percezione differenziamo esterocezione e interocezione: mentre l’esterocezione si occupa della percezione del mondo che ci circonda, l’interocezione si occupa di tutte le percezioni legate al nostro corpo. Questa differenziazione nella percezione aptica diventa molto evidente in quanto percepiamo sia il mondo esterno, attraverso i recettori tattili, che il movimento delle nostra dita mentre esploriamo un oggetto ma anche il nostro corpo intero che si muove nell’ambiente. La percezione aptica è l’unica modalità percettiva che unisce esterocezione e interocezione. Oltre al senso del tatto tradizionale (superficiale o profondo), quindi, il senso aptico è collegato al senso del movimento, al senso dell’equilibrio e al senso dell’orientamento nonchè strettamente legato alla propriorecezione (la sensazione del nostro corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli, che ci permette di regolare il movimento).

L’attuale ricerca in campo neurologico richiama l’attenzione sull’importanza del senso aptico per lo sviluppo delle attitudini cognitive. La parola aptico deriva dal greco haptos (cosa che può essere percepita) mentre il verbo haptetai significa toccare, ma anche capire.

Anche la nostra lingua rende chiaro il collegamento tra la testa e la mano, come ad es. la parola “comprendonio” come sinonimo di “cervello”. La forma verbale “afferrare” allude, tra l’altro, ad una prensione veloce e decisa. Noi apprendiamo, comprendiamo, afferriamo concetti, fattispecie. Al contrario alcune cose ci appaiono “incomprensibili” o rimangono per noi “inafferrabili”.

Questi pochi esempi etimologici rendono evidente quanto sia fondamentale per la conoscenza e la comprensione del mondo circostante il toccare e il prendere cose materiali. Ciò viene generalmente ammesso e concesso ai neonati e ai bambini. Ma anche gli adulti utilizzano la sensibilità tattile per verificare e tastare l’autenticità di cose che si trovano nel loro ambiente circostante: ad es. tocchiamo la decorazione floreale nel ristorante per constatare se i fiori siano veri o finti. Le mani parlano, tramite esse l’essere umano si pone in relazione con il mondo. Allo stesso modo le mani parlano quando si muovono nel Tonfeld.

Nel Lavoro al Tonfeld, l‘attenzione non è rivolta ai risultati del lavoro, bensì al processo.

Una grammatica del toccare

Partendo da tali presupposti, Heinz Deuser ha sviluppato una grammatica del toccare basata sulle leggi dell‘ aptica, ossia la capacità di percepire attraverso il tatto. Egli parla del senso aptico come di un senso relazionale. Attraverso di esso noi acquisiamo conoscenza ed  esperienza sia di noi stessi che del mondo circostante. Se queste esperienze risultano benefiche per il nostro sviluppo fisico, mentale ed emozionale, il processo di crescita va avanti e le nostre potenzialità aumentano. Se invece abbiamo, al contrario, esperienze negative, i rapporti umani vengono sentiti e vissuti come inaffidabili o disturbati. Conseguentemente possono verificarsi impedimenti o blocchi, che altro non sono se non strutture protettive create da noi stessi per difesa.

Tutto ciò è visibile nel Tonfeld e nel modo in cui le nostre mani interagiscono con la creta e ad es. si manifesta chiaramente in un bambino cosiddetto iperattivo. Nei suoi movimenti si mostra l’impulso mediante il quale il bambino stesso vorrebbe realizzarsi. Su questo tema Heinz Deuser sta attualmente svolgendo una ricerca. Egli è convinto che con relativamente poche ore di terapia si possano ottenere dei cambiamenti di comportamento evidenti con il Lavoro al Tonfeld.

Ogni bambino vuole evolvere, vuole crescere. Questa istinto è presente anche nei suoi impedimenti, che si manifestano con  rifiuti o disturbi, a causa dei quali genitori e educatori spesso si sentono provocati e che talvolta fanno perdere la speranza.

Il comportamento del bambino cosiddetto iperattivo durante le sedute di Lavoro al Tonfeld, infatti, è indicativo di quanto questo metodo porti alla luce nuovi aspetti della sua personalità individuale. La prospettiva attraverso la quale guardiamo al bambino, che sembrerebbe avere una energia inesauribile, cambia completamente: l‘Accompagnatore vede le sue barriere, le sue mani prive di vitalità, sottotono. Spesso questi bambini hanno bisogno di molta sicurezza e pazienza semplicemente per infilare un dito nella creta.

Il ruolo dell’Accompagnatore

Il compito più importante dell’Accompagnatore è quello di riconoscere come affrontare gli impulsi del bambino per stimolare un movimento appagante e consentire che la sua interazione con il Tonfeld possa essere utile al suo sviluppo.

L’Accompagnatore vede e riconosce se il bambino esegue dei movimenti con timore o in modo mirato, se li interrompe oppure ancora se il suo impulso a toccare sia bloccato. L’Accompagnatore ha il compito di decifrare correttamente tali azioni. Conoscendo la grammatica delle mani può leggere molto dalla sua gestualità: su cosa poggia l’intenzione del bambino? Come interagisce con l’argilla? È prudente o energico? Ha piacere al tatto o invece vuole mantenere un certo distacco?

L’Accompagnatore può rimettere in moto il flusso di un‘azione interrotta. In questo suo ruolo è richiesta una preparazione qualificata e una grande sensibilità. Nel lavoro con i bambini l’Accompagnatore può partecipare al gioco nel bordo superiore del Tonfeld, senza però mai intervenire nello specifico campo di azione del bambino. Egli lo incoraggia con parole di apprezzamento e di conferma e con una rassicurante partecipazione a quanto sta accadendo al Tonfeld.

L’esperienza del bambino e il suo bisogno di costanza e stabilità

Solo quando il bambino si sente sicuro toccherà l‘argilla. Il contatto – e quindi il suo entrare in relazione con il materiale – inizia spesso toccando il Tonfeld con la punta delle dita, accarezzandolo oppure tracciando una linea con il dito. Man mano che acquista maggiore fiducia, il bambino diventerà più coraggioso. Egli preme, batte, schiaccia, conficca le dita nella creta, la impasta, la spezzetta, la divide e l’assembla. In questo modo il bambino verifica la resistenza del materiale, ed in effetti vuole sapere se la creta riesca a sopportare il confronto, se si lascia dare una forma, se è resistente. Il bambino verifica anche se il materiale mantiene la sua stabilità di fronte alla sua collera. Il Tonfeld offre al bambino costanza e tranquillità di fronte a qualsiasi suo stato d‘animo, anche quando il bambino ha appena manifestato un sentimento di rabbia oppure è agitato perché non riesce ad esprimersi.
Il Tonfeld è a completa e libera disposizione del bambino, ma è anche un campo limitato che offre sostegno: è un nido in cui rifugiarsi.  Nell‘interazione con il materiale egli ricrea la sua situazione, il proprio spazio, la propria dimensione temporale: in poche parole, il suo mondo.

Processi di intenzionalità figurativa

Sul Tonfeld hanno luogo scontri e lotte tra e con dinosauri, draghi pericolosi e belve feroci. Qui avvengono incontri con streghe, maghi e invincibili eroi. Si costruiscono case e vengono piantati giardini. Il materiale – grazie alla sua variabile consistenza – serve anche per accarezzare, coccolare e stringere, come uno spazio intimo di riparo, una grotta, un nido, un letto o un nascondiglio. Qui vengono scoperti o nascosti tesori, custoditi segreti. Il simbolismo delle forme, che prendono corpo nel movimento delle mani, è molto simile nella stessa fascia di età e corrisponde alle istanze tipiche della relativa fase di sviluppo. Fondamentale è l’esperienza che anche in queste situazioni è disponibile un suolo, una base sulla quale trova stabilità e costanza. E qui s’intende il fondo legnoso del Tonfeld ma anche la presenza dell’Accompagnatore.

L’Accompagnatore gli è vicino e mantiene un atteggiamento benevolo di fronte a tutto quello che accade. Il bambino percepisce conforto e incoraggiamento in tutto quello che sviluppa ed esprime al Tonfeld. L’Accompagnatore riconosce gli impulsi del bambino, lo rafforza nelle sue intenzioni oppure le rivolge altrove per trovare insieme a lui nuove vie.

Sostanzialmente lo scopo del Lavoro al Tonfeld consiste nell’appagamento: il bambino può superare le sue difficoltà e, tramite il confronto, trovare soddisfazione. Egli riesce ad esprimersi e tra lui e il Tonfeld da una parte e l’Accompagnatore, dall’altra, si crea un dialogo. Quando questa interazione si svolge in maniera favorevole, il bambino si sente appagato. E un bambino appagato è un bambino felice.

In quali casi è utile il Lavoro al Tonfeld?

Questo metodo è adatto a bambini, giovani e adulti, mostrando ottimi risultati nella risoluzione di problemi o anche di semplici difficoltà legati allo sviluppo. Bambini, adolescenti, ma anche gli adulti sono spesso sopraffatti dalla complessità e velocità della vita quotidiana e reagiscono con difficoltà di sviluppo. In questi casi hanno bisogno di un sostegno individuale e mirato per poter riprendere in maniera equilibrata la propria crescita e la formazione della propria personalità.

Il Lavoro al Tonfeld offre un aiuto efficace nel superamento di svariati disturbi comportamentali, ma anche di traumi più gravi (ad es. disturbi dell’età evolutiva, difficoltà di apprendimento e di concentrazione, disturbi del linguaggio, blocchi emozionali, autismo, difficoltà sociali, dislessia, iperattività, ansia e depressione, disturbi della sensibilità) e, non essendo una terapia tout court ma un metodo basato sull’integrazione sensomotorica del movimento tattile, in Germania, Francia, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Belgio, Spagna e anche in Australia viene praticato anche in diverse scuole, asili e centri ricreativi, oltre che in laboratori di arteterapia e centri terapeutici alternativi.

Pedagogista dello sviluppo e Accompagnatrice nel metodo del Lavoro al Tonfeld secondo Heinz Deuser

Note:

[1] Si tratta di una denominazione protetta e registrata.