Formazione Professionale

 

San Vito sullo Ionio, provincia di Catanzaro, poco più di 2 mila 700 abitanti, molti disoccupati, un contesto economico e sociale problematico, come nella maggior parte dei centri del Sud. La popolazione
dagli anni Cinquanta ad oggi si è praticamente dimezzata: hanno tutti intrapreso il duro viaggio verso nord in cerca di lavoro.
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Nel frattempo, il benessere trovato lontano si è scarsamente riflesso a San Vito, non riuscendosi a creare qui una cultura dell’impresa che potesse far risorgere e sviluppare il paese.
Eppure, in uno scenario così difficile, qualcosa di molto importante si è mosso, soprattutto grazie alla volontà dell’amministrazione comunale, guidata da un sindaco attento e sensibile, in particolare ai bisogni dei giovani. La certezza del valore educativo e sociale di un investimento sui ragazzi in età scolare ha portato alla realizzazione di un progetto assai interessante, i cui risultati già si stanno facendo vedere. Un progetto coraggioso che potrebbe costituire una positiva guida per tante altre realtà simili, dove potenzialità – qualche volta eccezionali – aspettano solo di essere trasformate in atto.
A San Vito da circa sei anni è stato messo in funzione un laboratorio di falegnameria pensato per i ragazzi in età scolare. La realizzazione, nata nell’ambito di un progetto più ampio per la creazione di un centro di aggregazione polifunzionale (dove un forte ruolo hanno l’integrazione delle attività culturali della biblioteca civica e quelle sportive, nonché l’ipotesi dell’apertura di uno sportello informagiovani) è stata possibile grazie ai finanziamenti ottenuti in base alla legge 216 del 1991. Una legge, di cui molti comuni, enti e associazioni si sono già serviti in tutta Italia per ottenere dal ministero degli Interni finanziamenti diretti all’attuazione di interventi a favore dei minori a rischio.
Attraverso la collaborazione con l’Enaip Calabria (Ente Acli Istruzione Professionale) il comune di San Vito è riuscito a formulare un progetto di alto valore sociale, che ha coinvolto i giovani del luogo verso un impegno di crescita personale e collettiva.

Un progetto partito dalla scuola

Alternativa e integrazione alla scuola, nata dalla scuola. Così si configura il progetto del laboratorio di falegnameria di San Vito, organizzato ed inteso come attività extra-scolastica di formazione.
Il progetto è stato discusso insieme agli insegnanti e alla preside delle scuole medie, attivandosi, così, un discorso di formazione giovanile non solo teorico-scolastica, ma anche professionale.
L’orario del laboratorio è stato studiato assieme ai professori: quattro incontri settimanali pomeridiani, che non appesantiscono le giornate dei giovani impegnati anche in altre attività scolastiche e che consentono ai ragazzi di frequentare contemporaneamente la scuola e il laboratorio. In questo modo non si creano fratture tra l’esigenza dell’educazione teorica e della sua integrazione pratica, di tipo formativo-professionale.
La scuola a tempo prolungato e il laboratorio si integrano, da un lato fornendo una risposta adeguata al rischio dell’abbandono scolastico, che porta con sé problematiche di devianza, marginalità e rischio sociale, dall’altro offrendo l’opportunità dell’acquisizione di competenze professionali che permettono un’esperienza diretta in campo lavorativo.
Un’integrazione scuola-lavoro che si riflette all’interno dell’organizzazione e della strutturazione stessa del laboratorio. Nelle scuole medie, infatti, l’apprendimento teorico delle tecnologie legate alla lavorazione del legno è affidato ai professori di educazione tecnica, mentre l’aspetto pratico-manuale è curato da un artigiano falegname.

Ma come è nata l’idea di un laboratorio di falegnameria?

Era la cosa più naturale a San Vito, ai piedi delle ricche foreste della Sila. Qui, nonostante sia parzialmente perduta nel tempo, è di lunga data la tradizione della lavorazione del legno. Pregiate e rinomate sono le pipe in radica. Il laboratorio di falegnameria, dunque, si colloca all’interno di un’attività economica non solo tradizionale e legata alla cultura del posto, ma anche sostenibile all’interno di una produzione possibile, che trova le sue ragioni sul territorio.

Le caratteristiche di un progetto possibile

Il progetto del comune di San Vito può essere considerato esemplare sotto molti punti di vista. Come si accennava, si inserisce, innanzitutto, in un contesto culturale e produttivo tradizionale, non slegato, quindi dalla realtà territoriale. In secondo luogo, favorisce il collegamento tra diverse componenti della comunità, quella dei ragazzi, delle loro famiglie, della scuola, dell’artigianato, costituendo una “rete sociale” che pone al centro la persona, la sua crescita, la sua partecipazione, la sua autonomia.
La formazione professionale è considerata, oltre che risposta all’abbandono scolastico, quale strumento di integrazione raggiungibile attraverso la promozione della cultura del lavoro. La costruzione di un quadro di riferimento realistico è altrettanto importante ai fini della finanziabilità di un progetto rivolto ai giovani e pensato per i giovani come quello di San Vito.
La dimensione dell’intervento deve essere mirata, così come realistici devono essere i costi ipotizzati, equilibrati tra spesa ed erogazione di servizi adeguati.
La riqualificazione di strutture già esistenti può essere un elemento a favore della fattibilità del progetto, così come la collaborazione delle forze del volontariato.
I finanziamenti sono annuali, ma un buon progetto, che dà buoni risultati, ottiene facilmente finanziamenti successivi che ne garantiscono la continuità della realizzazione.

Marzo 2003